Un filo estruso in un pezzo solo
Il monofilamento è un filo da sutura formato da un unico filamento continuo. La sezione è piena, il diametro resta lo stesso per tutta la lunghezza e non ci sono filamenti più fini uniti fra loro. È una definizione di struttura e non di materiale: lo stesso polimero può essere lavorato in filo unico oppure ritorto e intrecciato, e le farmacopee lo trattano proprio così, come una configurazione costruttiva del filo e non come una classe di sutura a sé.
La Farmacopea Europea gli dedica comunque una monografia propria, la 0666, intestata alle suture sintetiche assorbibili sterili in monofilamento e separata sia da quella sugli intrecciati sia da quella sulle sintetiche non assorbibili. Non è una distinzione formale: il modo in cui il filo è costruito cambia le prove che deve superare.
La superficie chiusa del monofilamento
La parete esterna è continua e l’interno è pieno, e da qui vengono due comportamenti che si osservano subito. Il primo è il basso attrito: senza rilievi in superficie il filo incontra poca resistenza mentre attraversa i piani di tessuto. Il secondo è l’assenza di capillarità: fra un filamento e l’altro non ci sono interstizi, perché il filamento è uno solo, quindi un liquido non trova nessuna strada da percorrere lungo il filo e resta dove si trova. La letteratura tecnica sulle suture lo dice in modo netto, un filo di questo tipo non è capillare, e su questo punto non c’è variabilità fra un prodotto e l’altro.
La stessa continuità spiega perché il filo unico non sopporta i traumi da strumento. Le istruzioni d’uso dei fabbricanti avvertono di non schiacciare e non piegare il filo con pinze o strumenti: una piega segna la parete e da quel punto il filo cede molto prima che altrove. Su un filo a più filamenti un elemento rovinato su venti pesa poco, qui l’elemento danneggiato è tutto il filo.
Memoria elastica e giri di nodo
Un filamento estruso conserva la forma che aveva sulla bobina, e la conserva a lungo: è la memoria del filo, e si vede quando il capo si riapre in spire invece di restare disteso. La stessa rigidità elastica agisce sul nodo. Le fonti tecniche assegnano al filo unico una sicurezza del nodo inferiore rispetto ai fili a più filamenti, perché una superficie liscia offre poco appiglio e il capo tende a tornare indietro appena la trazione cala. La pratica chirurgica compensa aggiungendo giri, e il numero di giri necessari fa parte della descrizione del materiale quanto il diametro.
Il calibro, fra scala USP e misura metrica
Sulla stessa confezione convivono due sistemi. La misura metrica della Farmacopea Europea è il diametro espresso in decimi di millimetro, quindi il numero si legge direttamente: metrico 2 vuol dire due decimi di millimetro. La scala USP è invece una numerazione a gradini, che scende verso gli zeri man mano che il filo si assottiglia, e non è una misura fisica.
Le due scale non si corrispondono una a una, ed è la ragione per cui vanno lette e non tradotte a memoria. Nelle tabelle dei fabbricanti la banda fra 0,200 e 0,249 mm porta il numero USP 3/0 e il numero metrico 2. La banda subito sopra, fra 0,250 e 0,299 mm, ha un numero metrico, 2,5, e nessun corrispondente USP. Più in alto succede l’inverso: i calibri USP 3 e 4 finiscono entrambi nella stessa banda metrica 6, fra 0,600 e 0,699 mm. Il diametro entra due volte nel comportamento del filo, nella forza che regge e nella quantità di materiale estraneo che resta nel tessuto, quindi sbagliare scala non è un dettaglio di lettura.
I materiali che si trovano in monofilamento
Fra i materiali non assorbibili il filo unico è la forma abituale della poliammide e del polipropilene, mentre l’acciaio inossidabile per sutura esiste sia in filo unico sia intrecciato. Fra gli assorbibili il caso più citato è il polidiossanone, che i testi regolatori classificano senza esitazioni fra i fili a filamento unico, sterili e flessibili, e accanto a lui stanno altri poliesteri sintetici come il poliglecaprone 25.
Non tutti i polimeri si prestano. Un filo estruso in un pezzo solo diventa tanto più rigido quanto più cresce il diametro, e i materiali molto cristallini danno un filo che sul campo si piega male: l’acido poliglicolico e la poliglactina 910 si trovano quasi sempre intrecciati proprio per questo.
Monofilamento non vuol dire non assorbibile
Parecchie definizioni in circolazione, comprese alcune schede di nomenclatura dei dispositivi, descrivono la sutura in monofilamento come un filo sintetico a filamento unico e non assorbibile. La prima metà della frase è la definizione, la seconda è la descrizione del prodotto più diffuso, e le due si sono saldate per abitudine. Il polidiossanone smentisce l’abbinamento: è assorbibile e la farmacopea lo colloca fra i monofilamenti. Struttura e destino nel tessuto sono due assi indipendenti, e un filo si descrive dicendo entrambi.
Il monofilamento che non è un filo da sutura
In medicina la stessa parola indica anche uno strumento diagnostico, e i due oggetti non hanno in comune nulla oltre all’essere un filo unico. Si tratta di un filamento di nylon calibrato montato su un supporto rigido, che si appoggia perpendicolarmente alla pelle e si preme finché non si incurva a C. Nel momento in cui si incurva la forza trasmessa è quella per cui il filamento è tarato e smette di crescere, ed è questo a rendere ripetibile la misura della soglia tattile. Il modello di riferimento porta il numero 5,07 e si incurva a 10 grammi; quel numero deriva dal logaritmo della forza applicata, quindi non ha nulla a che vedere con un diametro. La serie di filamenti tarati su forze diverse prende il nome di estesiometro.