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Le barelle sono il presidio che muove chi non può muoversi: piani di trasporto per il paziente, dentro e fuori dall’ospedale, dal corridoio del pronto soccorso fino al vano sanitario di un’ambulanza in corsa. In questa categoria trovi barelle per strutture sanitarie, servizi di emergenza e trasporto sanitario, insieme alla famiglia specializzata delle barelle spinali per l’immobilizzazione del paziente traumatizzato e agli accessori che le tengono in servizio, dalle cinture di contenimento ai materassi di ricambio. La barella è un presidio medico usato per il trasporto intra ed extra-ospedaliero, e nel mondo dell’ambulanza porta requisiti scritti nella normativa: deve essere assicurata al veicolo in modo stabile e ancorabile longitudinalmente, trasversalmente e verticalmente, perché un piano che si muove liberamente dentro un mezzo che si muove è un pericolo elevato al quadrato. Dai requisiti normativi del trasporto in emergenza ai numeri dei capitolati di gara, fino alla manovra quotidiana del trasferimento dal letto, il filo resta sempre lo stesso: una persona che non può reggersi da sola e un presidio che deve tenerla ferma per tutto il tragitto.
I requisiti dell’ambulanza
Il vano sanitario ha le sue regole di geometria. La normativa tecnica per le ambulanze richiede una barella a norma UNI con dimensioni non inferiori a 1,85 per 0,56 metri, e nei veicoli di soccorso speciali l’altezza di lavoro della superficie, escluso il materasso, deve trovarsi fra 0,40 e 0,65 metri dal piano di calpestio: numeri che disegnano lo spazio di chi assiste il paziente durante il viaggio. Le specifiche di gara per le ambulanze di soccorso aggiungono i requisiti della barella principale autocaricante: conformità alla norma EN 1865, almeno 200 chilogrammi di carico utile e almeno quattro altezze variabili, con almeno tre cinte di contenzione a sgancio rapido e un piano capace di posizionamento Trendelenburg e anti-Trendelenburg. È un identikit preciso: la barella da emergenza è una macchina di trasporto con requisiti da capitolato pubblico, non un lettino con le ruote.
Le famiglie di barelle e i loro mestieri
Sotto lo stesso nome vivono attrezzi molto diversi. La barella a cucchiaio si divide in due metà che si infilano sotto il corpo dai lati e poi si riagganciano: è l’attrezzo del sospetto trauma sul posto. La tavola spinale, rigida e radiotrasparente, tiene ferma la colonna e passa sotto i raggi senza dover spostare di nuovo la persona, e ne esistono versioni pediatriche, perché un bambino su una tavola da adulto non è immobilizzato. Il materasso a depressione prende la forma del corpo e si irrigidisce quando la pompa gli toglie l’aria, per i trasporti lunghi e i terreni brutti. La barella pieghevole in lega leggera e il telo portaferiti stanno nel bagagliaio o nello zaino, per quando il presidio deve arrivare a piedi. La barella autocaricante lavora sul mezzo, mentre la barella-sedia e la carrozzina risolvono scale e ascensori dove un piano orizzontale non entra. La barella da corsia ad altezza variabile, idraulica o oleodinamica, resta dentro la struttura e fa il trasporto interno tutti i giorni. Le basket rigide chiudono l’elenco, per il soccorso in quota, in miniera e in acqua, dove il paziente va contenuto dentro una conca e non appoggiato su un piano.
Costruzione: corrosione, igiene, contenzione
La vita della barella da emergenza è dura per definizione, e le specifiche tecniche la preparano: la struttura deve essere adeguatamente protetta dalla corrosione, perché la pioggia sulle scene esterne, i disinfettanti quotidiani e l’uso continuo non perdonano nulla, e il materassino deve essere ancorato al piano e rivestito in materiale impermeabile facilmente igienizzabile, perché fra un servizio e il successivo la sanificazione deve essere rapida e certa. Le cinte di contenzione raccontano la doppia anima del presidio: tenere il paziente saldo e fermo durante il trasporto, e liberarlo con un solo gesto nel momento in cui serve, ed è il motivo per cui esistono con fibbia in plastica o in metallo, singole, in due parti o in set da assegnare per punto di ancoraggio. Ogni dettaglio costruttivo risponde sempre alla stessa domanda: che cosa succede nel momento peggiore possibile, perché la barella deve funzionare esattamente allora.
Il trasferimento del paziente
La barella lavora anche da ferma, nel momento più delicato di tutti: il passaggio del paziente dal letto al piano di trasporto. Le indicazioni per il trasferimento letto-barella segnalano che una barella regolabile in altezza e un telo ad alto scorrimento rendono più agevole lo spostamento manuale: portare i due piani alla stessa quota trasforma un sollevamento faticoso in uno scivolamento controllato, con molto meno rischio per il paziente e per la schiena di chi lo sposta. Dove il paziente non collabora, le procedure didattiche prescrivono più operatori e un asse di trasferimento: il passaggio sicuro è una manovra coordinata fra più mani, non una prova di forza. La regolazione in altezza, che nei capitolati è un numero, nella pratica è la possibilità di incontrare qualunque letto alla sua stessa quota.
Le barelle nel ramo emergenza
Nel ramo emergenza e rianimazione la barella è la piattaforma su cui tutto il resto lavora: i defibrillatori e i palloni di rianimazione intervengono quasi sempre su un paziente già disteso sul piano di trasporto, e gli immobilizzatori spinali chiudono il quadro del trauma insieme alle barelle spinali. Il trasporto non è un momento fra gli altri: è il filo che tiene insieme la scena, il viaggio e l’arrivo in struttura.
Come scegliere le barelle
Chi compra parte sempre da dove il presidio dovrà lavorare. La destinazione: l’ambulanza chiede la barella autocaricante conforme ai capitolati di gara, il trasporto interno alle strutture chiede piani regolabili pensati per corridoi e ascensori, la gestione del trauma chiede le barelle spinali dedicate e il soccorso in ambiente ostile chiede la basket. I numeri: carico utile, altezze disponibili e dimensioni del piano si leggono sui requisiti reali del proprio servizio. L’igiene: superfici impermeabili, materassino ancorato e struttura protetta dalla corrosione decidono quanto in fretta la barella torna pulita e disponibile. La manovra: cinture, maniglie e scorrevolezza delle regolazioni si valutano provandole con le mani, perché nel momento vero dell’emergenza non ci sarà tempo di leggere nessun manuale. Resta la parte che quasi nessuno mette a preventivo e che si consuma per prima: cinture e set di cinghie, fermacapo per adulti e pediatrici, imbragature, sponde ribaltabili, cestelli e materassi di ricambio. Fra la scena dell’intervento e il letto del reparto la persona cambia piano più volte, e ogni passaggio ha il suo attrezzo: il cucchiaio che si apre sotto il corpo, la tavola rigida che tiene ferma la colonna, il materasso a depressione che prende la forma del paziente e poi si irrigidisce, le cinture che chiudono la questione con uno scatto.
Domande frequenti
La normativa chiede una barella a norma UNI di almeno 1,85 per 0,56 metri, ancorabile al veicolo longitudinalmente, trasversalmente e verticalmente; le specifiche di gara per le ambulanze di soccorso aggiungono la conformità EN 1865 per l'autocaricante, almeno 200 chilogrammi di carico utile, quattro altezze variabili, tre cinte a sgancio rapido e il piano con Trendelenburg e anti-Trendelenburg. Nei veicoli speciali l'altezza di lavoro sta fra 0,40 e 0,65 metri dal pavimento.
Il modo in cui il paziente ci finisce sopra. Il cucchiaio si apre in due metà che scivolano sotto il corpo dai due lati e si richiudono, quindi raccoglie senza sollevare ed è l'attrezzo del primo recupero sul posto. La tavola spinale è un piano unico e rigido, radiotrasparente, su cui la persona viene trasferita con una manovra coordinata e poi bloccata con cinghie e fermacapo: tiene ferma la colonna per tutto il tragitto e permette la radiografia senza un altro spostamento. Nella pratica lavorano in sequenza, prima il cucchiaio e poi la tavola.
Portando i due piani alla stessa altezza e usando un telo ad alto scorrimento, che trasforma il sollevamento in uno scivolamento controllato: le indicazioni tecniche segnalano proprio la barella regolabile in altezza come aiuto allo spostamento manuale. Con pazienti non collaboranti o poco collaboranti le procedure prevedono più operatori e un asse di trasferimento: è una manovra coordinata, non una prova di forza.