Pinze e Leve Dentali
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Le pinze e leve dentali sono gli strumenti che chiudono l’estrazione: la leva scollega il dente dall’alveolo, la pinza lo afferra e lo porta fuori. Sono dispositivi generalmente riutilizzabili, realizzati in acciaio inox per resistere alla corrosione e reggere i cicli di sterilizzazione a cui vengono sottoposti tra un paziente e l’altro. In questa categoria trovi entrambe le famiglie di strumenti, in versioni pensate per denti diversi, per posizioni diverse in arcata e per fasi diverse della manovra estrattiva.
Cosa sono le pinze dentistiche e a cosa servono
Una pinza dentale è uno strumento a due bracci che si chiude sulla corona o sulla radice del dente per estrarlo dall’alveolo con un movimento di rotazione e trazione. Non taglia e non fa leva da sola: il suo compito comincia dove finisce quello della leva, quando il dente è già stato mobilizzato e va solo afferrato e rimosso. La parte che chiude sul dente si chiama morso, ed è la parte che cambia di più da un modello all’altro perché deve adattarsi alla forma dell’elemento da estrarre.
L’impugnatura, di norma piatta, può essere con o senza molla oppure ad anelli: la molla mantiene le branche leggermente aperte a riposo e riduce lo sforzo di apertura durante l’uso, mentre l’impugnatura ad anelli offre una presa diversa, più simile a quella di una forbice chirurgica. Nessuna delle due versioni è superiore in assoluto: la preferenza dipende da come il professionista tiene lo strumento in mano durante manovre che possono durare più di qualche secondo.
Che tipo di leva è una pinza e dove finisce la differenza
Chi non lavora ogni giorno con questi strumenti tende a chiamare “pinza” anche la leva, ma sono due dispositivi con meccanica diversa. La leva agisce per leva vera e propria: la punta si inserisce nello spazio tra dente e osso alveolare o tra le radici, e la rotazione del manico strappa i legamenti che tengono il dente in sede, spesso lussandolo prima ancora che la pinza intervenga. La pinza, invece, non fa leva sull’osso: chiude le branche sul dente già mobilizzato e lo estrae con torsione e trazione assiale.
In pratica sono strumenti in sequenza, non alternativi: su un dente saldamente ancorato la leva prepara il terreno, la pinza conclude. Chi cerca invece strumenti pensati per la fase precedente all’estrazione vera e propria, come la palpazione e l’ispezione del sito prima di intervenire, trova gli attrezzi corrispondenti tra gli specchietti e sonde dentali. Per il dettaglio tecnico della leva come dispositivo a sé, con la sua meccanica di rotazione e i punti di applicazione, vale la voce di glossario dedicata alla leva clinica.
Come funzionano le pinze per l’estrazione dei denti
Il funzionamento pratico segue sempre lo stesso schema: si posiziona il morso il più vicino possibile alla giunzione tra corona e radice, si chiude la presa con forza controllata, poi si applica un movimento di rotazione lungo l’asse del dente, alternato a leggera trazione. La rotazione è efficace sui denti monoradicolati, dove la radice è unica e più o meno conica; sui pluriradicolati, dove le radici divergono, il movimento dominante diventa la lussazione vestibolo-linguale prima dell’estrazione finale.
Questo è anche il motivo per cui la parte distale della pinza è disponibile in forme diverse: un morso pensato per un incisivo superiore non si adatta a un molare inferiore, e forzare uno strumento sbagliato sul dente sbagliato aumenta il rischio di frattura radicolare invece di rendere l’estrazione più agevole. La differenza vale anche tra adulti e bambini, dove le pinze pediatriche hanno dimensioni e curvatura del morso proporzionate a denti e archi più piccoli.
Pinze rette, angolate e come riconoscerle
La parte distale della pinza può essere retta o angolata rispetto all’impugnatura, e questa geometria non è estetica: decide quale arcata e quale zona della bocca lo strumento raggiunge senza obbligare il professionista a posizioni scomode. Le pinze rette lavorano bene sui denti anteriori, dove l’accesso è diretto; le angolate diventano necessarie sui posteriori, dove l’arco della mandibola o del mascellare impedirebbe a uno strumento dritto di arrivare al morso in asse corretto. In entrambe le varianti il morso è tagliente sul bordo interno, per aderire meglio al colletto del dente, e l’impugnatura è di norma piatta con molla.
Riconoscere l’angolazione corretta prima dell’uso evita il tentativo, comune a chi non maneggia questi strumenti quotidianamente, di forzare l’accesso con lo strumento sbagliato. La classificazione per zona di lavoro, oltre che per tipo di dente, è il criterio più rapido per orientarsi tra i modelli quando serve un set per uso generale.
Pinze per residui radicolari: quando il dente è già frammentato
Le pinze per residui radicolari sono una sottofamiglia dedicata a un caso specifico: la radice si è fratturata durante l’estrazione, oppure il dente è arrivato all’appuntamento già ridotto a un frammento sotto gengivale, senza corona su cui fare presa. Il loro morso è più sottile e più affilato di quello delle pinze standard, pensato per insinuarsi nello spazio minimo tra frammento e osso senza allargare inutilmente il sito. Sono strumenti di uso mirato, non sostituti delle pinze da estrazione ordinaria: intervengono dove la pinza standard non trova più superficie su cui chiudersi.
Nomi delle pinze e delle leve odontoiatriche: come orientarsi nel catalogo
Il nome commerciale di una pinza o di una leva segue quasi sempre lo stesso schema descrittivo: tipo di dente o zona di destinazione, seguito dalla forma del morso o dall’angolazione. È una nomenclatura funzionale più che standardizzata, e per questo la scheda tecnica del singolo strumento dice a cosa serve lo strumento più del nome con cui è a listino. La distinzione di fondo resta comunque quella tra le due famiglie: pinze, che chiudono e traggono, e leve, che ruotano e lussano.
Nella classificazione nazionale dei dispositivi medici pinze e leve rientrano nel gruppo dedicato alle pinze per odontostomatologia, con sottocategorie specifiche per le pinze da estrazione dentale. Accanto a pinze e leve, il resto dello strumentario a mano che accompagna la visita e la piccola chirurgia sta fra gli strumenti odontoiatrici a mano, i teli e il monouso legati alle procedure fra i consumabili odontoiatrici, e chi allestisce l’intero reparto risale alla sezione generale degli articoli sanitari per le altre categorie collegate.
Una pinza da estrazione si ordina guardando insieme tre cose: il dente o la zona di arcata a cui il morso è destinato, l’angolazione della parte distale rispetto all’impugnatura e il tipo di impugnatura, piatta con molla oppure ad anelli. Un set per uso generale copre le posizioni più frequenti con pochi modelli ben scelti, e si affianca alle pinze per residui radicolari, che entrano in gioco di rado ma quando servono non hanno sostituti.
Domande frequenti
La leva agisce per rotazione sul legamento tra dente e osso alveolare e serve a mobilizzare il dente, spesso lussandolo. La pinza interviene dopo, chiude sul dente già mobilizzato e lo estrae con trazione e torsione: non sostituisce la leva, arriva dopo di lei.
Il morso della pinza deve aderire alla forma della corona o della radice da estrarre. Un morso adatto a un incisivo non tiene su un molare pluriradicolato, e usare lo strumento sbagliato aumenta il rischio di frattura radicolare invece di rendere l'estrazione più agevole.