Lampade Scialitiche
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Le lampade scialitiche sono apparecchi di illuminazione chirurgica progettati per dare al campo operatorio una luce uniforme e senza ombre: il termine deriva dal greco e significa proprio “senza ombre”. A differenza di un faretto generico, la lampada scialitica lavora sulla combinazione tra intensità, distribuzione della luce e riduzione del calore trasmesso ai tessuti, ed è per questo che in sala operatoria e negli ambienti diagnostici sostituisce l’illuminazione ambientale nei punti dove serve vedere con precisione. In questa categoria trovi modelli a soffitto, a parete e su supporto mobile, con configurazioni a uno o più bracci pensate per contesti diversi.
Lampada scialitica a soffitto o a parete: come cambia la scelta
La prima decisione riguarda l’attacco, e dipende dallo spazio disponibile e da come si muove il personale intorno al lettino. Una lampada scialitica a soffitto si fissa con un braccio articolato che ruota e si estende sopra il campo operatorio, lasciando libero il pavimento e permettendo di orientare la testa luminosa da più angolazioni senza spostare nulla a terra. È la soluzione più diffusa in sala operatoria vera e propria, dove lo spazio intorno al tavolo deve restare sgombro per il passaggio di strumentazione e personale.
La lampada scialitica a parete richiede un montaggio fisso su una superficie verticale ed è indicata dove il soffitto non permette l’installazione o dove il locale ha un solo punto di lavoro stabile, tipico di ambulatori e sale diagnostiche di dimensioni contenute. Esistono anche versioni su piantana mobile, utili quando la postazione di lavoro cambia posizione all’interno dello stesso ambiente: in questo caso la lampada si sposta insieme al lettino invece di restare vincolata a un punto fisso.
Illuminazione centrale e riduzione del calore: cosa guardare prima di comprare
Il dato tecnico che distingue una lampada scialitica dall’altra è la capacità di dare un’illuminazione centrale adeguata nel punto esatto del campo operatorio, limitando insieme l’energia radiante che arriva sul paziente. La norma di riferimento per sicurezza e prestazioni di questi apparecchi è la IEC 60601-2-41, che indica per l’illuminazione centrale un valore minimo di 40.000 lux e un limite di irradiamento di 700 W/m² al centro del campo, misurato alla massima distanza di lavoro. Questi due numeri vanno letti insieme: una lampada molto luminosa ma con irradiamento oltre soglia scalda i tessuti esposti più di quanto dovrebbe, mentre una che rispetta il limite di calore ma non arriva all’illuminazione minima lascia il campo operatorio in ombra parziale.
Il secondo elemento da guardare è la componente di luce che la lampada emette oltre al visibile. Per l’uso in sala operatoria è richiesta una luce definita fredda, cioè con ridotta quota di infrarossi, proprio per contenere il riscaldamento della zona esposta durante interventi che possono durare ore. Le lampade scialitiche moderne affrontano questo problema quasi sempre con sorgenti a illuminazione LED, che a parità di resa luminosa producono meno calore radiante rispetto alle tecnologie precedenti e riducono anche i consumi elettrici del reparto.
Bracci articolati e stabilità: la parte meccanica che non si vede in foto
Una lampada scialitica non si valuta solo sulla testa luminosa. La struttura tipica prevede bracci articolati e bilanciati che permettono di posizionare la sorgente con precisione sopra il campo operatorio e di mantenerla ferma nella posizione scelta, senza che il peso della testa la faccia scivolare verso il basso durante l’intervento. La qualità del bilanciamento si verifica spostando la lampada in più direzioni: deve muoversi con resistenza costante e restare esattamente dove viene lasciata, senza vibrazioni residue né cedimenti lenti nei minuti successivi.
Per chi allestisce o rinnova una sala operatoria completa, la lampada scialitica va valutata insieme al resto della dotazione fissa: il tavolo operatorio su cui verrà orientata la luce e, per gli ambienti di supporto, i carrelli medici che ospitano strumentario e materiali di consumo durante la procedura.
Differenza con la lampada da visita
Una domanda ricorrente riguarda la differenza tra lampada scialitica e apparecchi per l’illuminazione di un ambulatorio generico. La lampada scialitica nasce per il campo operatorio, con requisiti di illuminazione centrale e controllo del calore normati dalla IEC 60601-2-41; per la visita clinica ordinaria, dove non serve lo stesso livello di intensità né lo stesso controllo dell’irradiamento, la categoria di riferimento è quella delle lampade da visita, pensate per ambulatori, studi medici e reparti dove basta un’illuminazione localizzata più semplice.
Lampada scialitica usata: cosa cambia rispetto al nuovo
Sul mercato circolano anche lampade scialitiche usate, provenienti da dismissioni o rinnovi di sale operatorie. Prima di considerare questa strada vanno verificati almeno tre punti: lo stato dei bracci articolati, perché un bilanciamento compromesso non si ripara facilmente e rende la lampada instabile in uso; la tenuta della sorgente luminosa, dato che le vecchie tecnologie perdono intensità nel tempo in modo non sempre visibile a occhio; e la marcatura CE dell’apparecchio, che deve restare leggibile e riferita al dispositivo nel suo insieme e non solo alla sorgente luminosa sostituita. Un apparecchio scialitico è un dispositivo medico a tutti gli effetti, e la sua storia d’uso pesa quanto le sue caratteristiche tecniche originarie.
Lampada scialitica prezzo: cosa incide davvero sul costo
Il prezzo di una lampada scialitica varia soprattutto in base a tre fattori: il numero di teste luminose (singola, doppia o multipla), il tipo di attacco e struttura del braccio, e il livello di controllo che offre sull’intensità e sul diametro del campo illuminato. Una configurazione a soffitto con doppio braccio costa più di una a parete con braccio singolo, ma la differenza si giustifica solo se lo spazio e il tipo di intervento la richiedono davvero: installare una lampada sovradimensionata rispetto all’uso reale del locale non aggiunge nulla se non un costo di acquisto e di manutenzione più alto. Vale anche il contrario: in una sala dove si eseguono procedure prolungate e complesse, risparmiare sulla configurazione può tradursi in un campo operatorio meno uniforme proprio nei momenti in cui la precisione conta di più.
Prima di scegliere il modello conviene quindi partire dall’ambiente: tipo di procedure eseguite, spazio disponibile per l’attacco, e se la postazione di lavoro è fissa o cambia posizione nel tempo. Da questi tre elementi discende quasi automaticamente se orientarsi su una versione a soffitto, a parete o su supporto mobile, e quale livello di illuminazione centrale serve davvero per il tipo di intervento che la sala ospita.
Domande frequenti
La versione a soffitto si fissa con un braccio articolato che lascia libero il pavimento ed è la scelta più comune in sala operatoria vera e propria. La versione a parete si monta su una superficie verticale fissa ed è indicata dove il soffitto non permette l'installazione o dove il punto di lavoro resta sempre lo stesso, come in ambulatori di dimensioni contenute.
Perché una componente ridotta di infrarossi limita il riscaldamento dei tessuti esposti durante interventi che possono durare a lungo. È uno dei motivi per cui le lampade scialitiche moderne usano sorgenti LED, che a parità di illuminazione producono meno calore radiante rispetto alle tecnologie precedenti.