Zoccoli Sanitari
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Gli zoccoli sanitari sono la calzatura simbolo delle corsie: aperti sul tallone o chiusi con cinghietto, leggeri e lavabili, la scelta di generazioni di infermieri, medici e operatori sanitari che passano il turno in piedi su pavimenti lavati di continuo. In questa categoria trovi zoccoli sanitari professionali per ospedali, ambulatori, RSA, ristorazione e laboratori, dentro il ramo dei dispositivi di protezione individuale dove formano con le scarpe sanitarie la coppia delle calzature da lavoro sanitarie. Lo zoccolo professionale non è lo zoccolo da casa: porta marcature normate, materiali tecnici studiati e prove di scivolamento superate che ne fanno una calzatura da lavoro a tutti gli effetti. Vale la pena partire dalla norma e dalle sue sigle, passare per i materiali che hanno reso lo zoccolo così leggero e arrivare ai criteri di scelta per il pavimento su cui si lavora davvero.
La norma e le sigle: OB, A, E, SR
Gli zoccoli sanitari professionali per uso lavorativo sono spesso classificati secondo la EN ISO 20347, la norma delle calzature da lavoro senza puntale di sicurezza, e parlano un linguaggio di sigle che vale la pena imparare: la marcatura OB indica i requisiti di base delle calzature da lavoro, mentre le sigle A ed E indicano rispettivamente le proprietà antistatiche e l’assorbimento di energia nel tallone, il requisito che alleggerisce ogni passo. Le sigle dello scivolamento sono cambiate, e vale la pena saperlo: la revisione del 2022 della norma ha tolto SRA, SRB e SRC, ha reso la prova su suolo ceramico con soluzione saponosa un requisito di base di tutte le calzature, che per questo non viene più marcato, e ha lasciato la sola sigla SR per la resistenza allo scivolamento più alta, quella verificata anche su acciaio con glicerina. Sono i due scenari peggiori del pavimento professionale. Le vecchie sigle restano però sulle calzature certificate con l’edizione precedente finché il certificato è valido, quindi in commercio si incontrano ancora: la marcatura si legge sempre prima dell’acquisto, tenendo bene in mente il pavimento su cui si lavorerà.
Perché lo zoccolo: bagnato, lavaggi, leggerezza
La fortuna dello zoccolo nel mondo sanitario ha ragioni molto precise: in ambito sanitario gli zoccoli vengono scelti soprattutto per le superfici bagnate, per i lavaggi frequenti e per la necessità di ridurre il rischio di scivolamento, il rischio numero uno di tutti i pavimenti professionali lavati spesso. Lo zoccolo asseconda questa vita: si sfila e si lava in un gesto, asciuga in fretta, e la sua costruzione priva di cuciture e di tessuti non trattiene nulla di ciò che i lavaggi devono portare via. È la calzatura che ha fatto pace con l’acqua: dove la scarpa in tessuto teme ogni lavaggio, lo zoccolo lo attraversa indifferente, ed è proprio la forma stampata in un pezzo solo, senza fodere e senza imbottiture che si inzuppano, a permettergli di tornare pulito in pochi secondi sotto il rubinetto e di essere già asciutto per il turno dopo.
I materiali: EVA e polimeri leggeri
Il segreto della leggerezza degli zoccoli professionali sta tutto nei materiali con cui vengono stampati: alcuni zoccoli sanitari sono realizzati in EVA reticolata o in materiali polimerici e gomma termoplastica, descritti come leggeri, elastici e morbidi nei modelli professionali. Sono i polimeri che hanno trasformato lo zoccolo da calzatura rigida a scarpa che quasi non si sente: l’EVA pesa una frazione dei materiali tradizionali, ammortizza a ogni singolo passo e si stampa in forme anatomiche che accompagnano la pianta del piede. La morbidezza non è solo comfort: il piede che lavora otto ore di fila dentro un materiale elastico affatica meno le articolazioni di caviglia e ginocchio, e ogni grammo risparmiato si moltiplica per le migliaia di passi del turno. È uno dei casi rari in cui il materiale più economico è anche quello tecnicamente più adatto: leggero, lavabile e ammortizzante tutto insieme.
Zoccoli e scarpe: la scelta del turno
Dentro la coppia delle calzature sanitarie lo zoccolo è la metà che privilegia l’aerazione del piede e la praticità d’uso: si infila senza usare le mani, respira dal tallone aperto o dalle forature sulla tomaia, e si sfila al volo quando serve. La scarpa chiusa risponde a chi si muove di più e vuole il piede fermo dentro la calzatura. Molti professionisti li alternano secondo il reparto e la stagione, e alcune strutture orientano la scelta con le proprie regole interne: il cinghietto girato dietro il tallone, per esempio, trasforma in un attimo lo zoccolo aperto in una calzatura più trattenuta per i momenti di movimento rapido. C’è poi una variabile che sembra estetica e in molte organizzazioni è invece un fatto pratico: il colore. Il bianco resta lo standard della corsia, ma le tinte piene servono spesso a distinguere a colpo d’occhio reparti e figure professionali, e dove la struttura ha una sua regola la scelta non è lasciata al singolo. La scelta giusta resta sempre quella che il piede conferma a fine giornata: la calzatura sanitaria si giudica alla decima ora di lavoro, mai alla prima.
Come scegliere gli zoccoli sanitari
Si comincia dalle sigle: la marcatura di base e la resistenza allo scivolamento si leggono sulla scheda tecnica, con la SR come riferimento per i pavimenti più insidiosi, e la proprietà antistatica dove l’ambiente di lavoro la richiede. Il materiale: EVA reticolata e gomme termoplastiche per il comfort delle ore, materiali che passano sotto l’acqua ogni giorno senza deformarsi e asciugano prima del turno successivo. La forma: tallone aperto o cinghietto, punta ventilata o chiusa, secondo il lavoro e le regole della struttura. La calzata: lo zoccolo deve trattenere il piede senza costringerlo in nessun punto, la prova fatta indossando le calze da lavoro resta il test più affidabile che esista, e la scala delle taglie cambia da modello a modello, quindi si controlla sull’articolo e non sulla categoria. A fine turno il conto è semplice. Il cinturino girato dietro il tallone ha tenuto, la suola non è partita sul pavimento appena lavato, la tomaia ha lasciato respirare il piede e l’EVA pesa ancora quello che pesava alle sette del mattino. Nessuna di queste prove si può fare sullo scaffale.
Domande frequenti
Sono il linguaggio della EN ISO 20347, che copre le calzature da lavoro prive di puntale di sicurezza: OB indica i requisiti di base, A le proprietà antistatiche, E l'assorbimento di energia nel tallone. Per lo scivolamento la revisione del 2022 ha tolto SRA, SRB e SRC: la prova su ceramica con soluzione saponosa vale ora per tutte le calzature e non si marca, mentre la sigla SR segnala il livello più alto, verificato anche su acciaio con glicerina. Sulle calzature certificate con l'edizione precedente le vecchie sigle restano finché il certificato è valido.
Cambia il compromesso fra aerazione e riparo. I fori fanno respirare il piede e alleggeriscono la calzatura, e vanno bene in corsia, in ambulatorio e in tutti i turni lunghi passati all'asciutto. La tomaia chiusa serve dove sono possibili schizzi di liquidi biologici, disinfettanti o detergenti, ed è per questo che molte strutture la prescrivono in sala operatoria, in laboratorio e in cucina. Il cinturino è una variabile indipendente: si trova su entrambe le versioni e serve a trattenere il tallone quando ci si muove in fretta.