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Le casacche mediche sono la metà superiore della divisa sanitaria di oggi: il capo comodo e lavabile che ha conquistato le corsie, gli ambulatori e gli studi, indossato da infermieri, OSS, medici e da tutti i professionisti sanitari che si cambiano per intero prima di iniziare il turno di lavoro. In questa categoria trovi casacche mediche in più colori e in tutte le taglie della pratica, da uomo, da donna e nei tagli unisex, con lo scollo a V, il finto incrocio o i bottoni automatici, in cotone e in misto cotone-poliestere, dentro la famiglia delle divise mediche che comprende anche i pantaloni medici con cui la casacca fa coppia fissa e i camici medici dell’altra scuola di vestizione. La casacca è un capo pensato fino in fondo per il lavoro vero: si infila con un gesto solo, lascia liberi i movimenti, sopporta i lavaggi frequenti alle alte temperature e porta addosso i colori con cui le strutture si organizzano al loro interno. Il colore, la tenuta ai lavaggi e la vestibilità sono i tre fronti su cui una casacca si gioca la reputazione in reparto: il primo dipende da chi la indosserà, gli altri due da come il capo è fatto.
I colori delle casacche: un linguaggio interno, non una legge
La domanda più frequente di chi acquista casacche riguarda i colori, e la risposta va data subito con chiarezza: in Italia non esiste un unico codice colore nazionale per le divise sanitarie, e i colori delle casacche e delle divise sono spesso definiti a livello di singola struttura o di reparto, con lo scopo di riconoscere a colpo d’occhio ruoli e qualifiche. Gli esempi presi dalle aziende sanitarie raccontano la varietà: in alcune strutture l’OSS indossa una divisa bianca, talvolta con bordi o etichette colorate per identificare il ruolo, altrove il colore cambia del tutto, e in molti ospedali il verde identifica il personale di sala operatoria, con gli altri reparti che adottano colori diversi secondo il regolamento interno. La regola pratica per chi deve acquistare le divise è quindi una sola: verificare la prassi della propria azienda sanitaria, perché ogni codice colore vale soltanto dentro le mura dell’azienda che lo ha scritto.
I requisiti che contano: lavaggi, tessuti, comfort
Sotto la superficie del colore ci sono i requisiti veri del capo da lavoro. Contano soprattutto la lavabilità e la resistenza ai lavaggi ad alte temperature, perché le divise vanno igienizzate con regolarità: il capo che non regge i cicli intensi della lavanderia dura poche settimane. Le fonti tecniche indicano una preferenza per le fibre naturali o per i tessuti facilmente disinfettabili, per unire igiene, comfort e resistenza all’uso intensivo: la casacca lavora otto o più ore al giorno, e i tessuti che non respirano o che pungono non reggono un turno intero. Il cotone al cento per cento e il misto cotone-poliestere rispondono a due preferenze diverse: il primo per la traspirazione sulla pelle, il secondo per un capo che esce dalla lavanderia con meno pieghe. E c’è un piano regolatorio che riguarda però un’altra famiglia di capi, quella del blocco operatorio: lì esistono norme armonizzate dedicate, la EN 13795-1 per i teli e i camici chirurgici e la EN 13795-2 per le tute da sala destinate al personale clinico, e lì entra il Regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici, che chiede materiali a contatto con il corpo biocompatibili, non irritanti e non tossici quando usati secondo le istruzioni d’uso. Le casacche da reparto di questa pagina stanno fuori da quel perimetro: si giudicano sui tessuti, sui lavaggi e sulla vestibilità, non su una marcatura che non devono portare.
Tagli, scolli e taglie delle casacche mediche
Lo stesso capo esiste in tagli diversi, e la differenza si sente addosso dopo la prima ora. Il taglio unisex copre la dotazione di squadra con una scala di taglie unica ed è la scelta di chi veste molte persone in una volta; il taglio da donna e quello da uomo seguono spalle, torace e lunghezza in modo diverso, e chi passa il turno in piedi quella differenza la nota. Poi c’è l’apertura: lo scollo a V si infila dalla testa e non ha niente da allacciare, i bottoni automatici aprono il capo in un attimo quando va cambiato a metà giornata, il finto incrocio è la versione femminile dello stesso compromesso fra vestibilità e velocità. Le taglie coprono l’intera scala, dalla più piccola alla più larga, ed è il motivo per cui una dotazione si ordina sulle persone reali e non sulla taglia media: la casacca troppo stretta limita il gesto, quella troppo larga si impiglia.
Le casacche nel guardaroba sanitario
La coppia casacca-pantalone è diventata la vestizione standard di gran parte del lavoro sanitario per ragioni concrete: chi si cambia per intero all’inizio del turno separa i vestiti civili da quelli di lavoro, e il capo in due pezzi asseconda i movimenti, si sostituisce anche a metà se un pezzo si sporca e regge la frequenza di lavaggio che l’igiene richiede. Il camice resta la scelta di chi indossa i propri abiti civili sotto, tipicamente nella libera professione e negli studi privati: due filosofie che convivono, spesso dentro la stessa struttura. Dentro i dispositivi di protezione individuale, la famiglia delle divise serve entrambe, e la dotazione si compone sui ruoli reali della struttura.
Come scegliere le casacche mediche
La prima domanda non riguarda il capo ma il reparto: di che colore veste, in quella struttura, il ruolo di chi la indosserà? Il colore giusto è quello che la propria organizzazione ha stabilito, da verificare prima di ordinare, perché la casacca del colore sbagliato è una divisa che comunica ai pazienti il ruolo sbagliato. I tessuti: la lavabilità alle alte temperature, quanto sono semplici da disinfettare e la traspirabilità sono la vera sostanza del capo, e si leggono nella scheda del prodotto. La vestibilità: taglio e taglia decidono la libertà di movimento di turni interi in piedi, e le tasche al posto giusto si notano ogni giorno. La rotazione: ogni persona ha bisogno di più capi insieme, in ciclo fra uso e lavaggio, e la scorta si dimensiona sulla settimana lavorativa, non sul singolo giorno. Una casacca vale il turno che regge e il lavaggio che viene dopo, ripetuti per anni: lo scollo a V che si infila senza scomporre i capelli, i bottoni automatici che si aprono in un attimo quando il capo va cambiato a metà giornata, il cotone che torna dalla lavanderia ancora dritto e dello stesso colore di partenza. Il resto, addosso a chi lavora otto ore in piedi, si sente già il primo giorno.
Domande frequenti
Quello stabilito dalla propria struttura: in Italia non esiste un codice colore nazionale per le divise sanitarie, e i colori si definiscono a livello di azienda o reparto per riconoscere ruoli e qualifiche. In alcune strutture l'OSS veste bianco con bordi colorati, in molti ospedali il verde identifica la sala operatoria, ma ogni regolamento vale solo al suo interno: prima di ordinare va verificata la prassi della propria azienda.
Il taglio, non la funzione. L'unisex usa una sola scala di taglie e veste bene una squadra intera, ed è la scelta più semplice quando si ordina per molte persone insieme. I modelli da donna e da uomo seguono in modo diverso spalle, torace e lunghezza, e nei tagli femminili compare anche il finto incrocio accanto allo scollo a V. Chi lavora tutto il turno in piedi sente la differenza sul movimento delle braccia e sulla lunghezza in vita.
La resistenza ai lavaggi ad alte temperature prima di tutto, perché la divisa va igienizzata con regolarità e il capo che non regge i cicli dura poche settimane; poi tessuti facilmente disinfettabili o in fibre naturali, che uniscono igiene, comfort e tenuta all'uso intensivo. Per gli indumenti del blocco operatorio esistono norme armonizzate dedicate, i teli e i camici da una parte e le tute da sala dall'altra, e il regolamento europeo sui dispositivi medici chiede materiali biocompatibili e non irritanti a contatto con il corpo: le casacche da reparto restano invece fuori da quel perimetro.