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L’ottotipo è la tavola con lettere, cifre o simboli di grandezza decrescente con cui si misura l’acutezza visiva: lo strumento più riconoscibile di ogni esame della vista. In questa categoria trovi ottotipi luminosi retroilluminati e tavole stampate, nelle versioni con lettere, numeri e simboli per chi non legge, per la visione da lontano e da vicino, insieme agli occlusori che servono a esaminare un occhio alla volta, per l’ambulatorio oculistico, la medicina del lavoro, lo studio del medico certificatore e la scuola guida. Il termine, per curiosità, indica sia l’intero cartellone sia i singoli simboli stampati sulle righe: quando l’oculista parla di ottotipi al plurale, sta parlando delle lettere. In questa pagina il plurale indica invece le tavole intere, pronte da appendere o da accendere.
Cosa sono gli ottotipi e a cosa servono
Gli ottotipi sono impiegati per l’esame della funzione visiva e servono a misurare l’acutezza visiva del paziente: la disposizione su più righe, con grandezze progressivamente più piccole, è la loro caratteristica strutturale. Il paziente legge dalla distanza stabilita e la riga più piccola letta correttamente diventa il suo visus. La variante più nota è la tavola di Snellen, storicamente associata all’oftalmologo olandese Herman Snellen nel 1862, ed è l’immagine che tutti hanno in mente: la grande lettera in alto e le righe che si stringono scendendo. Accanto a lei convivono altre serie con logiche diverse, dalle lettere di Monoyer alle tavole decimali miste, fino a quelle di Sloan disegnate per una misura standardizzata. Il professionista che le usa è l’oculista, ma la tavola lavora anche in molti altri studi, ovunque serva certificare quanto un occhio vede.
Ottotipo luminoso o tavola stampata
Le due famiglie dell’assortimento si dividono sull’illuminazione. L’ottotipo luminoso è un pannello retroilluminato: la tavola optometrica luminosa offre un contrasto costante che non dipende dalla luce della stanza, e resta leggibile identica alla prima e all’ultima visita della giornata. È la scelta naturale dell’ambulatorio che misura il visus tutti i giorni, dove la ripetibilità delle condizioni d’esame conta quanto la tavola stessa, e i pannelli ultrapiatti a LED hanno reso questa scelta meno ingombrante di un tempo: pochi millimetri di spessore, consumo basso, luce che non ingiallisce come faceva il tubo fluorescente e nessuna lampada da cambiare a metà stagione. La tavola stampata, su cartoncino o materiale plastico, costa meno, si appende ovunque e si sposta senza pensieri: è la soluzione degli studi che eseguono l’esame saltuariamente e degli ambienti dove serve una dotazione semplice, dalla postazione di screening all’infermeria aziendale. Chi visita in stanze diverse tiene spesso entrambe.
Lettere, numeri e simboli: un ottotipo per ogni paziente
Le tavole ottotipiche possono contenere lettere, numeri oppure, per le persone che non leggono, segni e simboli alternativi. Non è una variante di cortesia: un esame del visus vale solo se il paziente riconosce con sicurezza ciò che vede, e un adulto non alfabetizzato o un bambino in età prescolare davanti alle lettere non misurano la vista, misurano l’imbarazzo. Le tavole con la E orientata nei quattro versi, quelle per illetterati, quelle a simboli stilizzati e quelle con gli animali permettono di rispondere indicando la direzione o nominando la figura, e l’ambulatorio che riceve pazienti di ogni età tiene accanto alla tavola di lettere almeno una versione a simboli. Lo stesso vale per chi visita bambini con regolarità: la tavola pediatrica non è un accessorio, è lo strumento con cui quell’esame diventa possibile.
La distanza d’esame, da sei metri ai quaranta centimetri
Per la valutazione del visus la standardizzazione della distanza di esame è un elemento tecnico rilevante: ogni tavola è progettata per essere letta da una distanza precisa, dichiarata dal produttore, e la misura vale solo se quella distanza viene rispettata. La conseguenza pratica arriva prima dell’ordine: si misura la stanza. Una tavola pensata per una distanza che l’ambulatorio non ha produce numeri sbagliati con grande precisione, e gli specchi o le disposizioni di fortuna aggiungono variabili dove l’esame chiede di toglierne. Le distanze poi non sono tutte lontane: accanto alle tavole per tre, cinque o sei metri esistono quelle per la visione da vicino, calibrate per essere lette a quaranta centimetri, che misurano un’altra funzione e servono nella valutazione della presbiopia e della lettura. Nell’assortimento la distanza d’esame è dichiarata scheda per scheda, ed è il primo numero da confrontare con la pianta dello studio.
Occlusori e accessori dell’esame con ottotipo
La tavola da sola non basta, perché l’acutezza visiva si misura un occhio alla volta e l’altro va coperto senza premerlo. È il lavoro dell’occlusore, che esiste in forme diverse. La paletta è l’attrezzo classico dell’oculista: si tiene in mano e si sposta da un occhio all’altro in un gesto solo. La mascherina con microforature copre l’occhio non in esame lasciando passare un filo di luce, così il paziente non resta al buio e la pupilla non cambia di colpo. La versione pediatrica, sagomata e colorata, esiste per una ragione pratica: un bambino che non vuole farsi coprire un occhio rende l’esame impossibile, e un occlusore che sembra un gioco risolve più di qualunque spiegazione. Poiché l’occlusore tocca il viso di ogni paziente, la pulibilità della superficie conta quanto la forma.
L’ottotipo fuori dall’oculistica: patenti, lavoro, screening
La tavola optometrica per la patente è la stessa famiglia di strumenti al servizio di un compito diverso: il medico certificatore misura il visus per l’idoneità alla guida, la medicina del lavoro lo verifica nei protocolli di sorveglianza, la scuola l’ha resa il primo screening visivo di molti bambini. In questi contesti la tavola lavora poco ma deve essere subito pronta e uguale a se stessa: per l’infermeria o lo studio del certificatore la scelta cade spesso sulla versione stampata resistente o sul luminoso compatto, con una preferenza per le tavole a più codici, lettere da un lato e simboli dall’altro, che coprono ogni candidato senza cambiare strumento.
Come scegliere l’ottotipo in assortimento
L’ordine si scrive con quattro informazioni, tutte già note a chi lavora nella stanza. Quanto spesso si misura il visus: l’uso quotidiano giustifica il pannello luminoso, quello saltuario lavora bene con la tavola stampata. A che distanza, e se serve anche la lettura da vicino. Chi sono i pazienti: lettere per gli adulti alfabetizzati, simboli e direzioni per bambini e per chi non legge. Dove andrà montata: parete fissa, supporto o trasporto fra stanze. Aggiungere l’occlusore giusto costa poco e chiude la dotazione. Poi la differenza la fanno la qualità del contrasto e la resistenza della superficie alla pulizia ripetuta: una tavola resta appesa per anni e continua a restituire un numero anche quando ingiallisce o si opacizza, solo che quel numero non è più il visus del paziente.
Domande frequenti
Per un controllo casalingo orientativo può dare un'idea, per un esame vero no: la misura del visus dipende dalla dimensione esatta dei simboli, dal contrasto di stampa e dalla distanza standardizzata, tre cose che una stampante da ufficio non assicura. Una tavola professionale è calibrata per la sua distanza d'esame e mantiene il contrasto nel tempo: è la differenza fra un passatempo e un dato che si può scrivere su un certificato.
La logica è la stessa, righe di simboli a grandezza decrescente letti da una distanza fissa, e la Snellen è semplicemente la variante più nota, legata al nome dell'oftalmologo che la introdusse nel 1862. Le tavole differiscono per i simboli usati e per la distanza di progetto, quindi i risultati sono confrontabili quando si usa la stessa tavola alla stessa distanza: per seguire un paziente nel tempo la misura si ripete sempre con lo stesso strumento, qualunque sia la variante scelta.
Sì. Le tavole da lontano e quelle da vicino misurano funzioni diverse e sono calibrate per distanze diverse, sei o tre metri le prime, quaranta centimetri le seconde. Avvicinare al paziente una tavola da lontano non dà il visus da vicino, perché la dimensione dei simboli non corrisponde più alla distanza di progetto. Chi valuta anche lettura e presbiopia tiene entrambe le versioni e le usa ciascuna alla sua distanza.