Sgabelli Medici
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Gli sgabelli medici sono la seduta di lavoro degli ambienti sanitari: alzate girevoli e regolabili che tengono l’operatore alla quota giusta accanto al paziente, al microscopio o al piano di lavoro, e si spostano con lui a ogni cambio di compito. In questa categoria trovi sgabelli medici nella versione essenziale e in quella con appoggio lombare, gli sgabelli con schienale, per ambulatori, studi medici e odontoiatrici, laboratori e strutture sanitarie. Lo sgabello sanitario sembra banale finché non si guardano i requisiti che i capitolati gli chiedono: materiali che reggono i disinfettanti aggressivi, superfici senza pori, stabilità certificata secondo norma. È arredo, ma arredo che vive in un ambiente dove l’igiene è una regola di lavoro, e dove le prime cose che un capitolato guarda sono i materiali ammessi, la stabilità da certificare e l’altezza a cui la seduta arriva.
I materiali: lavabili, impermeabili, senza pori
I disciplinari tecnici per gli sgabelli da laboratorio e da uso sanitario parlano chiaro: i materiali devono essere lavabili, impermeabili e resistenti a disinfettanti, acidi e alcali, con superfici prive di sezioni porose, così che la disinfezione arrivi dappertutto. È il requisito che separa la seduta sanitaria da quella d’ufficio: il tessuto che respira, tanto apprezzato dietro una scrivania, qui è una spugna che trattiene ciò che andrebbe eliminato. Per le aree comuni di cliniche e ospedali le indicazioni vanno nella stessa direzione: sedili facili da pulire e disinfettare, in polipropilene o in finta pelle sanitaria impermeabile. La regola pratica per chi acquista è una: ogni superficie va immaginata sotto un panno imbevuto di disinfettante, e ciò che non reggerebbe quel gesto ogni giorno non appartiene a un ambiente sanitario.
Struttura e stabilità degli sgabelli
Sotto la seduta lavora la struttura, e anche qui i capitolati dettano i termini. Per gli sgabelli sanitari è richiesta la conformità alla norma di stabilità delle sedute, la UNI EN 1022, che fissa i metodi di prova con cui si verifica che una seduta non si ribalti. È una norma riemessa più volte, e i capitolati in circolazione ne citano spesso un’edizione superata: al fornitore va chiesta la conformità all’edizione in vigore al momento della fornitura, non un anno ricopiato da un documento vecchio. La seduta che ruota, si alza e si abbassa non deve diventare una seduta che si ribalta sotto il peso di chi lavora: la stabilità si certifica con le prove, non si presume. Sui materiali, i capitolati per arredi sanitari chiedono sedute in acciaio inox AISI 304, la lega indicata come idonea per gli impieghi sanitari, e ammettono basi in alluminio o inox.
Con schienale o senza: le due anime
La famiglia si divide sulla presenza dell’appoggio. Lo sgabello essenziale, senza schienale, è la seduta dei compiti brevi e dei cambi continui: leggero, compatto, si infila sotto i piani di lavoro. Lo sgabello con schienale entra in scena quando la postazione trattiene l’operatore a lungo: l’appoggio lombare a cui tornare fra un gesto e l’altro cambia la qualità delle ore lavorate, ed è la ragione per cui questa variante ha una pagina tutta sua. Nella pratica le due anime convivono nella stessa struttura, stanza per stanza: la seduta si abbina alla durata del lavoro che dovrà ospitare, non alle pagine del catalogo. Lo studio del medico, del resto, deve essere dotato degli arredi necessari all’assistenza: lo sgabello giusto al posto giusto è funzionalità, non dettaglio d’arredo.
Sella, poggiapiedi e antifiamma: le varianti degli sgabelli medici
Dentro la famiglia le differenze che pesano non stanno nel colore. La seduta a sella è la più riconoscibile: inclinata in avanti e sagomata come una sella da cavallo, apre l’angolo fra tronco e cosce e porta il bacino verso l’eretto, con la schiena che tiene la sua curva senza cercarla. Chiede però una quota più alta delle sedute piane, perché le gambe scendono più verticali, e va confrontata con il piano di lavoro prima di ordinarla: una sella sotto un piano basso fa lavorare con le ginocchia contro il mobile.
L’anello poggiapiedi risolve il problema opposto: oltre la quota in cui i piedi arrivano a terra, senza appoggio il peso delle gambe scarica sul bordo anteriore della seduta, e dopo mezz’ora la circolazione lo fa sapere. Poi c’è il capitolo che i capitolati conoscono bene, il rivestimento antifiamma: nelle strutture sanitarie la reazione al fuoco degli arredi rientra nelle prescrizioni antincendio, e una finta pelle antifiamma è la differenza fra un articolo ammissibile e uno che salta in verifica. Sulla regolazione, infine, il pistone a gas ha soppiantato quasi ovunque la vite: la quota si cambia restando seduti, con una leva, invece di ruotare la seduta su se stessa stando in piedi.
Gli sgabelli medici nel reparto
Nel ramo degenza ospedaliera lo sgabello lavora accanto ai piani che fanno la postazione: i lettini da visita per l’esame del paziente, l’arredo per ambulatorio che veste il resto della stanza, le lampade da visita che illuminano il campo di lavoro. La seduta è l’elemento mobile dell’insieme: si sposta dove il lavoro chiama, ruota dove il gesto gira, e la sua qualità si misura su quanti spostamenti, regolazioni e sanificazioni sopporta negli anni.
Come scegliere gli sgabelli medici
Su uno sgabello che gira tutto il giorno il pezzo che cede per primo non è quasi mai la seduta: sono le ruote, quando ci sono, perché incassano ogni spostamento, ogni soglia e ogni cavo attraversato. Chiedersi se siano sostituibili è una domanda da fare prima dell’ordine, non il giorno in cui la base zoppica; sulle versioni a base fissa, la scelta di chi lavora sempre nello stesso punto, il problema non si pone. Salendo, la stessa domanda cambia oggetto a ogni strato. Il rivestimento incontra il disinfettante mattina e sera, quindi va impermeabile e senza pori, capace di reggere acidi e alcali senza opacizzarsi: una finta pelle che si crepa dopo un anno diventa la fessura che la pulizia non raggiunge. La regolazione in altezza incontra la mano a ogni cambio di compito, e la sua escursione va confrontata con i piani di lavoro veri, misurati con il metro e non a occhio. La base incontra il peso di chi si sporge in avanti verso il paziente, e la stabilità va certificata con le prove previste dalla norma, non dedotta dal fatto che finora non si è ribaltata. Lo sgabello medico si valuta poi su un orizzonte lungo, perché è uno dei pochi arredi sanitari a ricevere una sollecitazione meccanica e una chimica ogni giorno per anni: il conto vero si fa alla terza estate, contando quante sedute hanno ancora il rivestimento intero, la regolazione che tiene la quota e le ruote dritte.
Domande frequenti
Superfici lavabili e impermeabili, capaci di sopportare disinfettanti, acidi e alcali, senza zone porose in cui la pulizia non arrivi: è quanto chiedono i disciplinari tecnici, insieme alla stabilità certificata secondo la UNI EN 1022, che va richiesta nell'edizione in vigore al momento della fornitura, perché la norma è stata riemessa più volte e parecchi capitolati ne citano ancora una superata. I capitolati sanitari aggiungono sedute in AISI 304 e strutture in alluminio o inox. In pratica: niente sedute d'ufficio in tessuto dentro un ambulatorio.
Quando la postazione trattiene l'operatore a lungo: l'appoggio lombare fa la differenza nelle sedute prolungate, dal lavoro odontoiatrico alle attività di precisione. Lo sgabello essenziale resta la scelta dei compiti brevi e dei cambi continui, perché è leggero, compatto e senza ingombri. Le due versioni convivono bene nella stessa struttura, abbinate stanza per stanza alla durata reale del lavoro.