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I palloni di rianimazione forniscono ventilazione manuale a pazienti con respiro insufficiente o assente, comprimendo una sacca autoespandibile che spinge aria verso le vie respiratorie. La norma ISO 10651-4:2023 li definisce come dispositivi destinati a fornire ventilazione polmonare a pazienti di tutte le età con respiro inadeguato, e da questa definizione discendono le differenze fra un modello e l’altro: la taglia, il materiale, il tipo di valvola e il raccordo con cui si collega a maschera, tubo o cannula. Attorno al pallone vive poi la dotazione che lo rende utilizzabile, dalle maschere facciali alle sacche di ossigeno fino alle valvole di ricambio.
Come funziona un pallone di rianimazione
Il funzionamento è meccanico e non richiede fonti di alimentazione esterne. Il pallone autoespandibile è composto da una sacca in materiale plastico che si riespande da sola dopo ogni compressione, richiamando aria al suo interno, e da valvole unidirezionali che dirigono il flusso verso il paziente durante l’insufflazione e bloccano il ritorno dell’aria espirata, ricca di anidride carbonica. Chi lo usa posiziona la maschera sul volto del paziente e comprime la sacca: l’aria viene spinta nelle vie respiratorie mentre in espirazione la valvola impedisce che torni indietro.
La valvola di sicurezza lato paziente, che molti chiamano valvola pop-off, va invece verificata a scheda e non data per scontata. La norma la impone ai rianimatori destinati a neonati e bambini, dove una pressione eccessiva fa danno in fretta, mentre sui modelli per adulti resta facoltativa e diversi apparecchi ne sono privi, perché in alcune condizioni cliniche serve poter insufflare oltre quella soglia. Quando c’è, si apre superata una certa pressione e riduce il rischio di barotrauma, cioè di danno da eccesso di pressione ai polmoni; quando non c’è, il controllo resta tutto nella mano di chi comprime, ed è una differenza da conoscere prima dell’acquisto e non durante una manovra.
Che cos’è un pallone per respirazione e a cosa serve
Il pallone per respirazione, chiamato anche pallone autoespandibile, è lo strumento con cui un soccorritore sostiene o sostituisce il respiro di un paziente che non riesce a farlo da solo. Serve nelle emergenze extraospedaliere, in terapia intensiva, nelle sale operatorie e nel trasporto del paziente, ogni volta che occorre portare aria ai polmoni prima o al posto di un ventilatore meccanico. Chi assiste pazienti già intubati o con supporto respiratorio continuo può confrontare la funzione manuale del pallone con quella dei ventilatori polmonari, che erogano la ventilazione in modo automatico e regolabile nel tempo.
Le taglie dei palloni di rianimazione, dal neonatale all’adulto
La taglia del pallone non è un dettaglio secondario: un volume troppo alto insuffla più aria di quanta il paziente possa ricevere in sicurezza, uno troppo basso non arriva a ventilare in modo efficace. I palloni per adulti hanno capacità maggiore rispetto ai modelli pediatrici e neonatali, pensati per volumi polmonari più piccoli e per una pressione di insufflazione più contenuta. In questa categoria trovi tutte e tre le taglie, da scegliere in base all’età e alla corporatura dei pazienti che la struttura tratta abitualmente. Chi gestisce anche le vie aeree superiori, e non solo la ventilazione, trova nelle cannule di Guedel il presidio complementare per mantenere pervie le vie respiratorie durante la manovra.
Monouso o riutilizzabile, la differenza che pesa in reparto
La scelta tra pallone autoespandibile monouso e modello riutilizzabile dipende da come e dove viene impiegato. Il monouso, di norma in materiale plastico, si usa una volta e si elimina, ed è la soluzione più diffusa nei kit di primo soccorso, nelle ambulanze e dove serve evitare il rischio di contaminazione tra un paziente e l’altro senza gestire un ciclo di sanificazione. Il riutilizzabile è costruito in silicone e regge la sterilizzazione ripetuta in autoclave: si sceglie dove il dispositivo resta in dotazione fissa a un reparto o a un mezzo. Nessuno dei due è superiore in assoluto: la differenza sta nel volume di utilizzi previsti e nella disponibilità di una procedura di ricondizionamento affidabile, valvole e maschere comprese.
Il raccordo universale e il montaggio del pallone
Il collegamento del pallone ai presidi per le vie aeree avviene tramite un raccordo universale, compatibile con maschere facciali, presidi sovraglottici, tubi endotracheali, cannule tracheostomiche, filtri HME e tubi corrugati. Montarlo significa innestare il presidio scelto su questo raccordo e verificare che l’aggancio sia saldo prima delle compressioni. Chi lavora con presidi sovraglottici come alternativa all’intubazione trova l’accessorio corrispondente tra le maschere laringee, mentre per il collegamento diretto alle vie aeree profonde la categoria dei tubi endotracheali raccoglie i tubi compatibili con lo stesso raccordo standard. Prima dell’uso su ogni paziente va comunque controllato che la maschera aderisca bene al volto, perché una tenuta imperfetta vanifica anche il pallone meglio dimensionato.
Pallone va e vieni e pallone autoespandibile
Il va e vieni è un sistema diverso, e la distinzione serve a non cercare in questa famiglia una cosa che appartiene a un’altra. Non si riespande da solo dopo la compressione: richiede un flusso di gas continuo in ingresso, tipicamente ossigeno, che lo riempie mentre l’aria in eccesso defluisce da una valvola aperta. Si usa soprattutto in ambito anestesiologico e neonatale, dove il flusso continuo permette di percepire con più precisione la compliance polmonare del paziente. L’autoespandibile resta lo strumento dell’emergenza, perché funziona anche senza una fonte di gas collegata, mentre il va e vieni dipende da un’alimentazione esterna che sul campo non sempre è disponibile. Le due famiglie sono distinte anche a livello normativo, dove i rianimatori azionati dall’operatore e quelli alimentati a gas hanno riferimenti separati.
Maschere, sacche di ossigeno e valvole attorno al pallone
Il pallone è la parte visibile di una dotazione fatta di pezzi che si sostituiscono uno alla volta, e la norma di riferimento lo riconosce includendo fra gli accessori anche le maschere facciali e le valvole di fine espirazione. La maschera è il primo pezzo: si sceglie sulla misura del volto, con una scala che va dal neonato prematuro all’adulto extra large, con cuscino d’aria gonfiabile per l’aderenza, in versione monouso oppure in silicone autoclavabile. La sacca reservoir si collega all’ingresso del pallone e, alimentata dall’ossigeno, alza la frazione erogata al paziente ben oltre quella dell’aria ambiente: senza reservoir lo stesso pallone ventila, ma con molto meno ossigeno. La valvola PEEP si innesta sull’uscita e mantiene una pressione positiva a fine espirazione, con il suo adattatore quando il diametro non coincide. Restano le valvole di non ritorno, quelle posteriori e quelle del reservoir: sono i ricambi che tengono in servizio negli anni i palloni riutilizzabili, e un pallone fermo per una valvola crepata è un pallone che non c’è.
Domande frequenti
No, ed è un dato da verificare sulla scheda. La valvola pop-off è prescritta sui rianimatori per neonati e bambini, dove una pressione eccessiva danneggia i polmoni in poco tempo; sui modelli per adulti è facoltativa e molti apparecchi ne sono privi, perché in certe condizioni cliniche serve poter superare quella soglia. Se il dispositivo la monta, alcune versioni permettono di escluderla con una manovra deliberata, riservata a chi sa perché lo sta facendo.
Serve ad alzare la percentuale di ossigeno che arriva al paziente. Il pallone collegato alla sola bombola eroga una miscela diluita dall'aria che richiama riespandendosi; la sacca accumula ossigeno fra una compressione e l'altra, e alla compressione successiva è quello che entra nei polmoni. È un accessorio che si sostituisce a parte, come la valvola che la collega, ed è il primo pezzo da controllare quando la ventilazione sembra corretta ma l'ossigenazione non sale.