Occhiali di Protezione
Occhiali Protettivi X5-Pro Blu Antiappannanti e Antigraffio -…
€208,20€198,29 + IVA
Schermo Protettivo Facciale Fisso in Policarbonato - 12…
€201,12€191,54 + IVA
Imbottitura Frontale Ricambio per Occhiali Protezione 30843/30846 -…
€222,75€212,14 + IVA
Schermo Protettivo Facciale Ribaltabile in Policarbonato - 15…
€197,92€188,50 + IVA
Occhiali di Isolamento Medicali Monouso Antiappannanti Antigraffio -…
€208,32€198,40 + IVA
Occhiali Protettivi X5-Pro Neri Antiappannanti e Antigraffio DPI…
€260,40€248,00 + IVA
Schermo Facciale Protettivo Monouso Anti-Nebbia - 40 pezzi
€212,40€202,29 + IVA
Occhiali di Protezione Polysafe Medical per Controllo Infezioni…
€204,60€194,86 + IVA
Caschetto Protettivo Protector con 3 Visiere Grandi e…
€218,22€207,83 + IVA
Caschetto Protettivo con Schermo Antiappannante Spessore 0,5 mm…
€220,20€209,71 + IVA
Occhiali di Protezione OP-TEMA Neri Antigraffio in Policarbonato…
€218,10€207,71 + IVA
Kit Visiere Antiappannanti con Montature 5 Supporti e…
€214,26€204,06 + IVA
Occhiali Polysafe Medical Protezione Oculare DPI con Scatola…
€193,65€184,43 + IVA
Occhiali di Protezione 505UP Antiappannanti e Antigraffio -…
€200,40€190,86 + IVA
Maschera Protettiva con Schermo Antiappannante Spessore 0,5 mm…
€217,86€207,49 + IVA
Occhiali Protettivi 5x7 Antiappannanti e Antigraffio Classe I…
€202,35€192,71 + IVA
Maschera di Alta Protezione Antiappannante e Antigraffio con…
€220,20€209,71 + IVAAcquista online Occhiali di Protezione
Gli occhiali di protezione sono lo scudo trasparente degli occhi: dispositivi di protezione individuale che difendono la vista da schizzi, urti e proiezioni di particelle, il presidio che il lavoro sanitario, il laboratorio di analisi e l’officina condividono spesso senza saperlo. In questa categoria trovi occhiali di protezione, maschere avvolgenti, schermi facciali e visiere per strutture sanitarie, laboratori, industrie e professionisti, dentro il ramo dei dispositivi di protezione individuale dove chiudono il quadro della protezione del volto accanto alle mascherine monouso e ai guanti monouso delle mani. L’occhio è l’organo più esposto e meno riparabile del corpo al lavoro, e l’occhiale giusto al momento giusto è la differenza fra un incidente e un aneddoto da raccontare. Tutto quello che serve per scegliere sta in due posti: la norma che governa questi dispositivi e la riga di marcatura incisa su lente e montatura, che di quella norma è la traduzione pratica sul singolo modello.
La norma dei protettori oculari e il passaggio in corso
Gli occhiali di protezione sono dispositivi di protezione individuale per gli occhi, e per vent’anni la norma di riferimento è stata la EN 166, che ne fissava requisiti funzionali, classificazione, marcatura e informazioni per l’utilizzatore. Dal novembre 2025 quella norma è stata ritirata e sostituita dalla EN ISO 16321, che porta la stessa materia dentro un quadro internazionale: i certificati emessi prima restano validi fino alla loro scadenza, e la marcatura EN 166 continua quindi a comparire sui prodotti in circolazione. La norma richiede considerazioni generali sulla qualità ottica e sulla resistenza meccanica dei protettori oculari, i due fronti su cui un occhiale protettivo si gioca il mestiere: deve lasciar vedere bene per tutte le ore d’uso, perché la visione degradata è essa stessa un rischio sul lavoro, e deve resistere a ciò che arriva, perché la lente che cede al primo urto protegge soltanto in apparenza. Per la scelta sono rilevanti la classe ottica e il livello di resistenza meccanica, perché la norma distingue fra i requisiti ottici e le prestazioni contro gli urti: due scale diverse e indipendenti, da leggere entrambe prima della scelta.
Leggere la marcatura
L’occhiale protettivo si racconta nella sua marcatura, e saperla leggere è metà della scelta: le informazioni tecniche includono, in ordine, il grado di protezione dei filtri, l’identificazione del produttore, la classe ottica, il marchio di certificazione se presente, il simbolo di resistenza meccanica e il simbolo di non aderenza del metallo fuso. È una riga di codici che condensa l’identità del dispositivo: che cosa filtra, chi lo ha fabbricato, quanto è pulita la sua ottica e che cosa è in grado di sopportare. Per chi acquista, la marcatura è la difesa contro l’occhiale generico: il prodotto serio la porta incisa su lente e montatura e la spiega nelle informazioni per l’utilizzatore, mentre quello improvvisato non ha semplicemente nulla da dichiarare.
Occhiali, schermi facciali e visiere di protezione
La famiglia si allarga a mano a mano che cresce la superficie da coprire. L’occhiale a stanghette è la forma più leggera, quella che si dimentica addosso, e basta dove il rischio sono schizzi occasionali o piccole proiezioni. La maschera avvolgente chiude anche i lati e la parte alta del viso, appoggia sul volto invece che sul naso e regge i contesti in cui il liquido può arrivare da un angolo qualsiasi; le versioni monouso di isolamento nascono per il controllo delle infezioni, dove il dispositivo si cambia con il paziente. Lo schermo facciale copre tutto il viso, fronte compresa, con una lastra di policarbonato fissa oppure ribaltabile, da alzare senza sfilare il supporto dalla testa; il caschetto con visiera porta la stessa difesa dove serve riparare anche il capo. Attorno a queste forme vive una piccola economia di ricambi: le visiere si graffiano e si sostituiscono senza cambiare la montatura, e le imbottiture frontali si rinnovano quando la schiuma cede.
Materiali e trattamenti: policarbonato e antiappannamento
Il materiale che domina questa categoria di dispositivi è il policarbonato: molte lenti protettive lo usano, ed è indicato nelle schede tecniche per la sua resistenza meccanica e per l’impiego in ambito DPI, il polimero trasparente che incassa gli urti senza frantumarsi in schegge pericolose. Accanto al materiale lavorano i trattamenti, e uno merita attenzione particolare negli ambienti sanitari e di pulizia: esistono versioni con trattamento antiappannante, una caratteristica utile quando gli occhiali vengono usati in ambienti umidi, durante la sanificazione o nelle attività con variazioni termiche. È il classico dettaglio che decide l’uso reale del dispositivo: l’occhiale che si appanna viene sollevato o tolto proprio nei momenti in cui servirebbe, e il trattamento che tiene la lente pulita è la differenza fra un DPI indossato e un DPI appoggiato sulla fronte. L’altro trattamento che si legge spesso in scheda è l’antigraffio, e non è un dettaglio estetico: una lente rigata dalle pulizie ripetute smette di rispettare la classe ottica per cui era stata scelta.
Gli occhiali nella protezione del volto
Nel ramo della protezione individuale gli occhiali presidiano il fronte che mascherine e cuffie non coprono: gli schizzi di liquidi biologici nelle attività sanitarie e di sanificazione, i vapori e le proiezioni nei laboratori, le particelle e i frammenti nelle lavorazioni. La protezione del volto è un sistema a tre voci coordinate, gli occhi, le vie respiratorie e il capo, e funziona quando tutte e tre sono coperte in modo coerente con il rischio: l’occhiale ben scelto lavora insieme alla mascherina senza interferire con la sua tenuta e senza appannarsi con il respiro che sale dai bordi. È la ragione per cui la compatibilità si prova sul campo, con tutto addosso insieme: è il test che nessuna scheda tecnica sostituisce.
Come scegliere gli occhiali di protezione
La scelta si fa con la lente in mano e la marcatura sotto gli occhi. Il rischio reale: gli schizzi, gli urti o entrambi insieme decidono la configurazione necessaria, dalla montatura aperta dei contesti leggeri alla maschera avvolgente o allo schermo facciale di quelli esposti. La marcatura: classe ottica e resistenza meccanica si leggono sulla lente e sulla montatura, e sono la sostanza documentata del dispositivo. Il comfort e la compatibilità: l’occhiale si porta per ore e convive con mascherine e altri presidi del volto, e la vestibilità si prova indossando. I trattamenti: l’antiappannante dove l’umidità e gli sbalzi termici sono la regola, l’antigraffio dove si pulisce di continuo. Nessuna di queste caratteristiche conta però quanto una verifica banale, che è guardare il dispositivo addosso a chi lo porterà, e guardarlo alla fine del turno invece che nei primi dieci minuti. Una montatura che dopo sei ore non preme sopra l’orecchio, una lente che le pulizie ripetute non hanno ancora rigato, uno schermo che non si sposta quando si abbassa la testa: sono i segnali che quel dispositivo resterà al suo posto, e non finirà in fondo a un cassetto entro la settimana.
Domande frequenti
È la carta d'identità del dispositivo, incisa in una sequenza fissa: filtro e suo grado, sigla del fabbricante, classe ottica, eventuale marchio di certificazione, resistenza agli urti e simbolo del metallo fuso che non aderisce. Tutto discende dalla norma dei protettori oculari: quando due modelli sembrano uguali, il confronto vero si fa proprio su quella riga di codici.
Perché la condensa toglie la vista nel momento sbagliato: chi lavora fra umidità, prodotti di sanificazione e sbalzi di temperatura finisce per sollevare l'occhiale appannato, restando scoperto proprio durante il gesto a rischio. Le versioni con trattamento dedicato mantengono la lente leggibile e trasformano il dispositivo da fastidio tollerato a protezione portata davvero.
Quando il rischio non riguarda solo gli occhi ma tutto il viso: proiezioni ampie di liquidi, spruzzi durante la sanificazione, procedure in cui può arrivare materiale biologico su bocca e guance. Lo schermo copre dalla fronte al mento e si porta anche sopra gli occhiali da vista; nelle versioni ribaltabili si alza fra un'attività e l'altra. Dove il rischio è di urti e schegge dirette, invece, resta la lente aderente al viso a proteggere meglio.