Concentratori di Ossigeno
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I concentratori di ossigeno producono ossigenoterapia dall’aria della stanza: dispositivi elettromedicali che separano l’ossigeno dall’aria ambiente e lo erogano concentrato al paziente, senza bombole da sostituire, né serbatoi criogenici da ricaricare. In questa categoria trovi concentratori di ossigeno fissi e portatili con i loro accessori, per l’ossigenoterapia domiciliare prescritta dal medico, per le RSA e per i servizi di assistenza respiratoria territoriale. Sono la sorgente che ha cambiato la vita dei pazienti in terapia a lungo termine: finché c’è una presa elettrica c’è ossigeno, e la logistica delle ricariche, con i suoi camion e i suoi calendari, sparisce dalla vita del paziente. Capire cosa fa il concentratore, e quando è la sorgente giusta rispetto a bombole e ossigeno liquido, è la chiave della categoria: prima il principio di funzionamento, poi il confronto fra le tre sorgenti domiciliari, poi la convivenza quotidiana con la macchina, i suoi filtri e la bottiglia dell’umidificatore.
Cos’è il concentratore di ossigeno e come funziona
Il concentratore di ossigeno è un dispositivo elettromedicale che produce ossigeno concentrato a partire dall’aria ambiente, per la somministrazione ai pazienti che necessitano di ossigenoterapia. Il principio è la separazione: nei dispositivi domestici il concentratore separa ossigeno e azoto dall’aria della stanza, e la concentrazione erogata varia in funzione del modello e del flusso impostato. Dentro la macchina lavorano un compressore e i setacci molecolari che trattengono l’azoto: l’aria entra al 21% di ossigeno e ne esce arricchita, in un ciclo continuo che non consuma nulla se non energia elettrica e, con il tempo, i filtri da sostituire. È la differenza concettuale con ogni altra sorgente: il concentratore non contiene ossigeno, lo produce, e per questo non si esaurisce mai: niente scorte da controllare, niente consegne da aspettare, niente ansia da manometro.
Concentratore, bombola, ossigeno liquido: le tre sorgenti
La terapia domiciliare conosce tre sorgenti con tre mestieri. Le linee guida regionali italiane indicano i concentratori come preferibili rispetto all’ossigeno liquido nei soggetti che richiedono flussi bassi, con una soglia orientativa riportata dalle linee guida di settore: i concentratori sono generalmente raccomandati per l’ossigenoterapia a lungo termine fino a 4 litri al minuto, oltre i quali la scelta va valutata sulle caratteristiche cliniche del paziente. L’ossigeno gassoso in bombole è comunemente usato per i trattamenti domiciliari a breve termine, mentre il concentratore serve l’erogazione continuativa senza ricariche. L’ossigeno liquido è la terza opzione, diversa da entrambe: stoccato in contenitori criogenici, con una gestione specifica della componente portatile, è la strada tipica dei fabbisogni più alti. La scelta appartiene alla prescrizione: il medico definisce flusso e ore di terapia, e la sorgente segue la clinica, non le preferenze del catalogo.
Vivere con il concentratore: rumore, filtri, attenzioni
Il concentratore è un convivente domestico, e la convivenza ha i suoi capitoli. Il rumore: la macchina lavora molte ore al giorno, spesso anche di notte nella stanza da letto, e la silenziosità è una qualità che si apprezza a ogni ciclo del compressore. I filtri: l’aria della stanza attraversa la macchina, e la pulizia periodica e la sostituzione dei filtri secondo le scadenze indicate dal produttore è la manutenzione che tiene la concentrazione dichiarata. Gli accessori: occhialini, tubi di prolunga e umidificatori a gorgogliatore chiudono la catena che porta l’ossigeno fino al naso del paziente, e vanno tenuti a scorta come ogni consumabile che tocca la terapia. E le attenzioni cliniche che accompagnano ogni ossigenoterapia: la terapia può causare secchezza delle mucose nasali, croste ed epistassi, e un eccesso di ossigeno può favorire la ritenzione di anidride carbonica nei pazienti ipercapnici, il motivo per cui il flusso lo decide il medico e non si ritocca da soli, nemmeno quando sembra poco: nell’ossigenoterapia il di più non è generosità, è un rischio.
Il concentratore nel ramo respiratorio
Nel ramo ossigenoterapia e aerosol il concentratore è la sorgente, e attorno lavora la filiera che porta l’ossigeno al paziente: le maschere e circuiti per ossigenoterapia come interfacce, gli umidificatori che addolciscono il flusso continuo per le mucose, e accanto la CPAP e ventilazione domiciliare per i bisogni che l’ossigeno da solo non copre. La casa del paziente respiratorio cronico si attrezza per sistemi che collaborano fra loro, e il concentratore ne è il cuore silenzioso, acceso più ore di qualunque altro elettrodomestico della casa.
Come scegliere i concentratori di ossigeno in assortimento
Il flusso comanda su tutto: la macchina deve coprire il flusso prescritto con margine, dentro il perimetro dei flussi bassi che è il territorio del concentratore. Il formato: fisso per la terapia domestica delle molte ore, portatile per chi esce e viaggia, spesso in coppia con il fisso, per non legare la terapia alle pareti di casa. La convivenza: rumorosità contenuta, consumi ragionevoli e manutenzione dei filtri semplice, perché la macchina lavora ogni giorno per anni. L’assistenza: un elettromedicale che eroga terapia merita supporto tecnico raggiungibile e tempi di riparazione corti, con una sorgente di riserva pensata per i guasti e per i blackout, che per un paziente in terapia continua non sono un imprevisto qualunque. Il compressore, alla fine, è ciò con cui si convive. Gira di notte accanto al letto, tira dentro l’aria della stanza attraverso un filtro di spugna, la restituisce arricchita passando dalla bottiglia dell’umidificatore, e ripete il ciclo per anni senza che nessuno lo spenga. Una macchina scelta bene è quella che dopo sei mesi il paziente non sente più.
Domande frequenti
Dipende da terapia e durata: le linee guida indicano i concentratori per l'ossigenoterapia a lungo termine a flussi bassi, in genere fino a 4 litri al minuto, perché producono ossigeno dall'aria senza ricariche; le bombole di gassoso servono i trattamenti a breve termine, e l'ossigeno liquido i fabbisogni alti. La sorgente segue la prescrizione del medico, che definisce flusso e ore di terapia.
No: a differenza di bombole e contenitori criogenici, il concentratore non contiene ossigeno ma lo produce, separando ossigeno e azoto dall'aria ambiente in un ciclo continuo. Finché è alimentato e i filtri sono in ordine, eroga. La manutenzione dei filtri secondo le indicazioni del produttore è ciò che mantiene la concentrazione dichiarata, ed è la routine da non saltare.