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Le bacinelle monouso risolvono uno dei problemi più antichi dell’assistenza: portare l’acqua al paziente che non può andare all’acqua. In questa categoria trovi bacinelle monouso in pasta di cellulosa e contenitori in plastica per l’igiene a letto, il lavaggio, la raccolta e il trasporto di liquidi in reparto, in RSA e nell’assistenza domiciliare: catini, vaschette reniformi, scodellini e bottiglie graduate, ognuno tagliato su un gesto diverso dell’assistenza. Le due famiglie hanno destini opposti alla fine del turno, ed è la prima cosa da leggere in scheda: il catino in fibra pressata si butta appena il gesto è finito, mentre i contenitori in plastica sono dichiarati riutilizzabili e alcuni reggono il ciclo in autoclave. Sapere quale dei due si ha in mano cambia la procedura di reparto, perché uno spezza la catena della contaminazione buttando l’anello e l’altro la spezza lavandolo.
Bacinelle monouso in pulp e contenitori riutilizzabili
Le bacinelle per uso sanitario si dividono in due famiglie per materiale, e il materiale decide tutto il resto. Quelle in pasta di cellulosa, il pulp, sono contenitori stampati in fibra pressata dichiarati a uso singolo: leggeri, impilabili, con un aspetto opaco da cartone rigido, pensati per l’igiene del paziente allettato e per finire nel sacco appena il bagno è concluso. Quelle in polipropilene sono vaschette stampate in plastica: trasparenti o colorate, lisce, più resistenti alla deformazione quando il contenuto è caldo o va trasportato lontano, e nella forma reniforme seguono il profilo del collo e della mandibola per raccogliere da vicino. La differenza pratica sta nel dopo: la vaschetta in plastica torna al lavaggio e rientra in servizio, il catino in pulp no. Molte strutture tengono entrambe le famiglie e le assegnano per gesto, il pulp dove il volume di consumo è alto e lo smaltimento organizzato, la plastica dove serve vedere il contenuto, misurarlo o appoggiare il contenitore su superfici bagnate senza che perda forma.
Quanto regge il pulp, fra tenuta ai liquidi e capienza
Il dubbio classico sulla fibra pressata è quanto regge prima di ammorbidirsi. Esistono bacinelle in pasta di cellulosa testate secondo la norma PAS29:1999, che verifica la tenuta all’acqua del contenitore e la sua maceratura per lo smaltimento in fognatura; le schede di alcuni produttori dichiarano poi resistenze all’acqua fino a 24 ore, al fenolo fino a 20 ore e all’alcol fino a 80 minuti, misurate a temperatura controllata: numeri che raccontano un materiale progettato per durare l’intera procedura e oltre, non un cartone che cede al primo contatto. La capienza è l’altro dato tecnico da leggere, perché una bacinella grande che si ammorbidisce a metà lavaggio è peggio di una piccola che tiene: il catino da bagno a letto lavora sui litri, lo scodellino sta sotto il quarto di litro e serve a tutt’altro. Alcuni modelli in pulp sono inoltre dichiarati compatibili con lo smaltimento in maceratore: dove l’impianto esiste, il ciclo si chiude in reparto senza sacchi da movimentare.
Bacinelle reniformi, scodellini e bottiglie graduate
La plastica riutilizzabile copre tre forme e tre gesti. La bacinella reniforme è la vaschetta curva che si appoggia contro il collo per raccogliere quello che cade, e si trova in una scala di misure che va dal palmo di una mano al litro e mezzo: la piccola sta sul carrello della medicazione, la grande raccoglie i lavaggi. Lo scodellino, o capsula, è il contenitore basso per antisettici, tamponi e piccole preparazioni, quello che si riempie di soluzione e resta sul campo per la durata della procedura. La bottiglia graduata serve invece a misurare e portare via: raccolta, lettura del volume sulla scala stampata, trasporto fino al punto di smaltimento. Alcune reniformi sono a loro volta graduate, e quella scala cambia il compito del contenitore, perché un liquido che si misura diventa un dato clinico e non solo un residuo da eliminare.
Pulizia, disinfezione e ciclo in autoclave
Un contenitore dichiarato riutilizzabile non è un contenitore che si riusa e basta: fra un paziente e l’altro va lavato e disinfettato, e ogni passaggio saltato o fatto male lo trasforma in un veicolo. È il motivo per cui la dichiarazione del fabbricante conta più dell’aspetto: alcune plastiche reggono la temperatura dell’autoclave ed entrano nel ciclo di sterilizzazione, altre tollerano soltanto lavaggio e disinfettante chimico, e spingerle oltre quello che dichiarano significa deformarle o rovinarne la superficie. Il pulp sta sull’altro versante e toglie il problema alla radice: nessun ricondizionamento da governare, nessun registro da tenere, nessuno stoccaggio del bagnato in attesa di disinfezione. Per la stanza del paziente valgono le stesse ragioni del resto del monouso medicale, dove la sicurezza è incorporata nell’oggetto invece che affidata alla procedura, ma in reparto le due strade convivono e la scelta si fa gesto per gesto.
Gli usi in assistenza, dal bagno a letto al trasporto
In ambito assistenziale questi contenitori coprono quattro gesti ricorrenti: l’igiene personale del paziente, il lavaggio dei capelli, i bagni a letto e il trasporto di liquidi da un punto all’altro. Sono i gesti dell’assistenza di base, quelli che si ripetono ogni giorno su ogni allettato, e che moltiplicati per un reparto intero fanno del contenitore un consumabile a tutti gli effetti. La stessa logica del consumo quotidiano attraversa le categorie vicine: le garze e il cotone idrofilo per la detersione, la medicazione per il dopo. Il gesto dell’igiene torna decine di volte al giorno e nessuno lo tratta con la solennità di un intervento: proprio lì un contenitore pulito per definizione, oppure lavato secondo una procedura che qualcuno controlla davvero, toglie un rischio dalla lista.
Come scegliere le bacinelle monouso e i contenitori in plastica
La scelta si gioca su quattro dettagli. Il destino dopo l’uso: pulp a perdere dove il consumo è alto e lo smaltimento è organizzato, plastica riutilizzabile dove ha senso che il contenitore torni, purché esista davvero il lavaggio che lo rimette in servizio. La forma: catino per il bagno a letto, reniforme per raccogliere addosso al paziente, scodellino per antisettici e tamponi, bottiglia graduata per misurare e portare via. La capienza, letta sul gesto e non sullo scaffale, perché litri di troppo sono ingombro e litri di meno sono un secondo viaggio al lavandino. La resistenza dichiarata: per il pulp la tenuta ai liquidi e la maceratura, per la plastica la compatibilità con i disinfettanti e, dove serve, con l’autoclave. Alla fine dello stesso turno il catino di cellulosa è già nel sacco e la reniforme sta tornando dal lavaggio, pronta per il paziente dopo: due materiali, due percorsi, e nessuno dei due funziona se lo si tratta come l’altro.
Domande frequenti
Sì, entro i limiti dichiarati dal produttore: i modelli in pulp sono testati secondo la PAS29:1999, che verifica tenuta all'acqua e maceratura, e le schede di alcuni produttori dichiarano tenute che vanno dalle 24 ore in acqua agli 80 minuti in alcol, valori pensati per coprire l'intera procedura assistenziale con margine. La scheda del singolo modello resta il riferimento, perché la tenuta varia con lo spessore e il trattamento della fibra.
Quelle dichiarate riutilizzabili sì, alle condizioni scritte in scheda: lavaggio e disinfezione fra un paziente e l'altro, e ciclo in autoclave soltanto per i modelli che lo dichiarano espressamente. Decide la dichiarazione del fabbricante, non il materiale valutato a occhio, perché una plastica non data per autoclavabile si deforma alla temperatura del ciclo. Il catino in pasta di cellulosa resta invece a uso singolo e non si ricondiziona.