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I lettini ginecologici sono la postazione di lavoro attorno a cui ruota tutto l’ambulatorio: lettini da visita specialistici con schienale e reggicosce regolabili, pensati per dare esposizione al campo pelvico durante l’esame, con la paziente in posizione e l’operatore nelle condizioni di lavorare bene. In questa categoria i lettini ginecologici a tre sezioni stanno accanto alle poltrone ginecologiche, ad altezza fissa e variabile, con i reggigambe e i braccioli che si abbinano a parte, per ambulatori, consultori, studi privati e reparti. È un acquisto che si fa di rado e si usa ogni giorno per anni, e le variabili tecniche vere sono poche: configurazione delle sezioni, regolazione dell’altezza, misure e portata, carte di conformità. Conoscerle nell’ordine in cui contano davvero al momento dell’acquisto trasforma una spesa importante in un investimento che l’ambulatorio non rimpiange.
Com’è fatto il lettino ginecologico
La configurazione professionale prevede tre sezioni, lo schienale, la seduta e l’appoggiagambe con i reggicosce, più la vaschetta o bacinella per la raccolta dei liquidi, il dettaglio funzionale che distingue questo lettino da ogni altro lettino da visita. Le tre sezioni non sono un lusso: schienale e gambale regolabili in modo indipendente coprono la visita, la colposcopia, le piccole procedure e le medicazioni, che chiedono posizioni diverse fra loro. Alcuni modelli aggiungono la posizione di Trendelenburg, l’inclinazione del piano con la testa più bassa dei piedi: è una delle poche righe di scheda tecnica che distinguono davvero due lettini in vetrina, e si valuta sulle manovre che si prevede di eseguire. I materiali ricorrenti sono la struttura in acciaio verniciato o cromato, l’imbottitura in poliuretano espanso e il rivestimento lavabile, che i capitolati chiedono spesso anche ignifugo o autoestinguente: la combinazione che regge anni di visite, disinfezioni quotidiane e pazienti di ogni corporatura.
Lettini e poltrone ginecologiche
Il lettino e la poltrona sono due risposte allo stesso problema. Il lettino tiene il piano lungo e disteso, con lo schienale che si alza e il gambale che si apre: è l’arredo che serve anche quando la paziente deve restare sdraiata per una manovra o una medicazione. La poltrona parte dalla posizione seduta e accompagna il passaggio alla posizione da esame con il movimento della struttura, spesso motorizzato: chi la sceglie lavora per lo più su visite brevi e apprezza che la paziente si sieda e si rialzi senza dover salire su un piano alto. Le versioni a tre motori muovono in modo indipendente altezza, schienale e seduta, e ogni regolazione in più è comfort chiesto alla macchina invece che alla paziente. Reggigambe e braccioli restano spesso separati dal corpo principale: si abbinano al modello scelto, e si decidono insieme a lui.
L’altezza dei lettini ginecologici: fissa o elettrica
La regolazione dell’altezza è il criterio tecnico che divide la categoria: esistono lettini ad altezza fissa e lettini elettrici ad altezza variabile, e la differenza si misura sulla schiena dell’operatore e sull’accessibilità della paziente. L’altezza variabile permette di far salire la paziente con il piano basso, prezioso per chi ha mobilità ridotta o età avanzata, e di portare poi il campo di lavoro all’altezza giusta per l’operatore, che non si china e non si affatica: in un ambulatorio che macina visite, l’ergonomia elettrica ripaga il suo costo in anni di schiena risparmiata, ed è la ragione per cui negli ambulatori pubblici ad alto volume è ormai lo standard di fatto. L’altezza fissa resta la scelta essenziale degli studi con volumi contenuti e budget stretti: fa lo stesso lavoro clinico, chiedendo in cambio un po’ più di adattamento a chi lavora e a chi sale. Fra i due estremi esistono le regolazioni idrauliche e a pedale, vie di mezzo che alzano e abbassano senza motori elettrici.
Misure, portata e conformità
Le misure commerciali variano parecchio, e si confrontano con la stanza prima che con il listino: le larghezze del piano stanno in genere fra i 55 e gli 80 centimetri, le lunghezze fra i 180 e i 195, le altezze attorno agli 80 quando sono fisse e su una corsa più ampia quando sono regolabili. Sono numeri da mettere accanto ai percorsi attorno al lettino, perché l’operatore deve poter girare e la strumentazione trovare posto. La portata massima è il parametro da non trascurare: cambia molto fra i modelli, la dichiara la scheda tecnica e va scelta con margine sulla popolazione reale di pazienti, non sul caso medio. Sul piano documentale, per questi lettini sono ricorrenti la conformità come dispositivo medico di classe I e, per i modelli motorizzati, i riferimenti alle norme di sicurezza elettrica ed elettromagnetica: le carte da chiedere e archiviare all’acquisto, perché tornano utili a ogni verifica e a ogni gara, e recuperarle anni dopo è sempre più difficile che chiederle subito.
Il lettino nell’ambulatorio ginecologico
Nel ramo ostetricia e ginecologia il lettino è l’arredo attorno a cui si dispone il resto: gli speculum vaginali e il materiale per il prelievo citologico a portata di mano, il colposcopio posizionato per guardare attraverso il campo che il lettino espone. La qualità del lettino si riverbera su tutto: una paziente posizionata bene e stabile rende ogni gesto più semplice, e un piano che si regola senza sforzo mantiene il ritmo delle giornate piene. È l’acquisto strutturale per eccellenza dell’ambulatorio: si sceglie una volta, e per anni decide il comfort di chi visita e di chi è visitata. Anche gli accessori vanno pensati subito, il rotolo di carta con il suo portarotolo, i braccioli e i reggigambe dove servono, perché aggiungerli dopo non è possibile su ogni modello.
Come scegliere i lettini ginecologici in assortimento
Chi allestisce un ambulatorio arriva a questo acquisto con la stanza già misurata e una lista di procedure in testa. Le regolazioni: schienale e gambale indipendenti coprono la pratica più varia, dalla visita alla colposcopia alle piccole procedure, e la posizione di Trendelenburg si valuta sulle manovre previste. L’altezza: elettrica variabile dove volumi ed ergonomia la giustificano, fissa dove il budget comanda. Le misure e la portata: confrontate con la stanza e con le pazienti reali, con margine su entrambe. Gli accessori: reggigambe e braccioli scelti insieme al modello, non rimandati. I materiali e le carte: rivestimento lavabile, imbottitura che non si deforma, documentazione di conformità archiviata. La vaschetta di raccolta sotto il piano, i reggigambe che si aprono alla misura giusta, il rivestimento che dopo anni non ha ancora una crepa: sono i dettagli che nessuno guarda in fotografia e che si sentono tutti i giorni, sul lettino ginecologico come sulla schiena di chi ci lavora attorno.
Domande frequenti
Dipende da volumi ed ergonomia: l'altezza variabile elettrica fa salire la paziente con il piano basso, utile per mobilità ridotta, e porta poi il campo all'altezza dell'operatore, che lavora senza chinarsi; negli ambulatori pieni ripaga in schiena risparmiata. La fissa costa meno e fa lo stesso lavoro clinico, chiedendo più adattamento. Con pazienti anziane o fragili, la variabile diventa quasi una necessità.
Il lettino resta un piano lungo e articolato, adatto anche alle manovre in cui la paziente sta distesa; la poltrona parte dalla seduta e si trasforma in posizione da esame muovendo la struttura, spesso con motori, così salire e scendere è più semplice. Sul lavoro cambia poco in termini di esposizione del campo, cambia parecchio nella scorrevolezza delle visite brevi. Entrambe accettano reggigambe e braccioli dedicati.
È l'inclinazione del piano che porta la testa più in basso dei piedi, prevista solo su una parte dei modelli. Serve nelle manovre in cui quell'assetto aiuta l'esposizione o la stabilità emodinamica della paziente, e per questo va decisa all'acquisto: non si aggiunge a un telaio che non la prevede. Chi esegue solo visite di routine può farne a meno senza rimpianti.