Planetarie
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Le planetarie professionali servono a rendere ripetibili impasti, montate e miscelazioni in cucine dove il tempo al banco pesa quanto la qualità del risultato. In pasticceria, gastronomia, ristorazione collettiva, catering e hotel con produzione interna, una planetaria scelta male rallenta il servizio, scalda troppo l’impasto o costringe a dividere le ricette in più passaggi. Qui la valutazione va fatta su capacità della vasca, alimentazione elettrica, utensili disponibili, stabilità della struttura e tipo di preparazioni previste, non sul confronto generico tra modelli domestici.
Planetaria o impastatrice: il criterio è il lavoro da svolgere
Una planetaria impastatrice lavora con movimento orbitale dell’utensile nella vasca: frusta, gancio o spatola raggiungono la massa in modo uniforme e permettono di alternare lavorazioni diverse durante la giornata. È indicata per creme, pan di Spagna, panna, mousse, farce, impasti morbidi, basi dolci e alcune preparazioni salate. Per produzioni molto spinte di pane o pizza, dove l’impasto è duro e il ciclo è continuo, conviene valutare anche macchine specifiche, ma la planetaria resta più flessibile quando il laboratorio cambia ricetta più volte nello stesso turno.
La scelta di una planetaria professionale parte dalla quantità realmente lavorata, non dalla sola capacità nominale. Una vasca da 20 L può essere corretta per un ristorante con dessert interni e preparazioni di cucina, mentre 30, 40 o 60 L sono più adatte a mense, catering, pasticcerie e laboratori che preparano basi in serie. Meglio lasciare margine operativo: lavorare sempre al limite della vasca aumenta lo stress meccanico, rende meno regolare la miscelazione e complica la pulizia tra una ricetta e l’altra.
Capacità, alimentazione e controllo del ciclo
Per un buyer professionale, la prima distinzione pratica è tra macchina monofase e trifase. La monofase è utile dove l’impianto elettrico del locale non prevede linea trifase, per esempio in piccoli laboratori, bar con cucina o cucine satellite. La trifase è preferibile quando la planetaria lavora spesso, con masse più importanti e tempi di servizio serrati. In entrambi i casi il valore in Watt va letto insieme alla robustezza della trasmissione, alla stabilità della base e al tipo di utensile usato.
Il timer è un dettaglio che fa differenza nella routine: permette di impostare cicli ripetibili, riduce gli errori tra operatori diversi e libera attenzione per altre lavorazioni di banco. Nei laboratori dove si alternano montate delicate e impasti più consistenti, anche il controllo della velocità incide sul risultato. Un variatore elettronico, quando presente, aiuta a passare da avvio lento a lavorazione piena senza schizzi e senza stressare la struttura della preparazione.
La capacità utile della vasca va incrociata con ricettario e picchi di produzione. Chi prepara creme e montate può lavorare con volumi diversi rispetto a chi usa gancio per impasti più tenaci. Per servizio banqueting, colazioni alberghiere o produzione dolciaria ripetuta, conviene orientarsi su vasche più ampie e motorizzazioni robuste. Per piccoli ristoranti, dark kitchen e bar con laboratorio interno, una macchina compatta ma professionale è spesso più sensata di una capacità eccessiva che occupa spazio e resta sottoutilizzata.
Prodotti indicati per diversi volumi di cucina
Tra le referenze più adatte a produzioni importanti, l’impastatrice planetaria da 60 L con timer trifase B60I di EASYLINE è pensata per laboratori che devono preparare lotti consistenti senza frammentare il lavoro in troppe vasche. La versione da 40 L con timer trifase B40K si colloca in una fascia intermedia molto utile per pasticcerie, cucine centralizzate e catering che hanno bisogno di ritmo ma non sempre richiedono la massima capacità disponibile. Per contesti più contenuti, la planetaria da 20 L con timer monofase B20K è una scelta più gestibile dove la linea trifase non è disponibile o dove lo spazio in laboratorio è limitato.
Le versioni compatte, come la planetaria bianca da 5,2 L con 3 utensili K55 o la 6,9 L bianca K7, rispondono a un uso diverso: prove di ricetta, piccole produzioni, corner pasticceria, preparazioni fresche in bar e hotel. Non vanno confuse con macchine da banco domestiche: in un acquisto B2B conta la continuità del servizio, la reperibilità degli utensili e la coerenza tra peso della macchina e lavoro richiesto. Per completare la dotazione, ha senso affiancare ganci, fruste e ricambi dalla sezione accessori per planetarie e impastatrici, così da non fermare la produzione per un componente usurato.
Sicurezza, conformità e manutenzione quotidiana
Una planetaria destinata alla ristorazione deve essere valutata anche per protezioni, comandi e facilità di pulizia. La presenza di griglia o riparo vasca, comandi chiari e sistemi di arresto riduce il rischio durante carico ingredienti, controllo dell’impasto e cambio utensile. Il microinterruttore di sicurezza è uno degli elementi da considerare nelle macchine professionali, perché collega l’uso della protezione al funzionamento della macchina.
La marcatura CE rientra tra i riferimenti essenziali per attrezzature elettriche e macchine da laboratorio. Per le parti a contatto con alimenti è pertinente anche il Reg. CE 1935/2004 sui materiali destinati al contatto alimentare. In fase di acquisto è meglio controllare documentazione, schede tecniche e istruzioni di manutenzione, soprattutto quando la macchina entra in un piano HACCP già strutturato. Una pulizia rapida di vasca e utensili, un accesso comodo alle parti soggette a usura e una struttura stabile riducono i fermi durante il servizio.
Inserirla nella linea di preparazione
La planetaria rende di più quando è inserita in una linea coerente: ingredienti porzionati, piano di lavoro libero, accessori a portata e conservazione corretta dei semilavorati. In un laboratorio che prepara farce, basi dolci o impasti da completare in secondo momento, il passaggio al confezionamento con macchine sottovuoto professionali può aiutare a gestire scorte e preparazioni programmate. Per hotel, pasticcerie e gastronomie con vendita a vista, il prodotto finito o semifinito può poi passare in vetrine refrigerate, mantenendo ordine tra produzione e servizio.
La scelta più solida è partire dal turno più pesante della settimana: numero di ricette, tipo di impasto, operatori disponibili e spazio reale sul banco. Per produzioni frequenti conviene una vasca più ampia, alimentazione trifase e timer; per piccoli laboratori meglio una macchina compatta ma stabile, con utensili adeguati e ricambi facilmente gestibili. Evita di scegliere solo in base alla potenza dichiarata: una planetaria deve reggere il ritmo della cucina, non restare ferma perché troppo piccola, scomoda da pulire o inadatta al tipo di preparazione.
Domande frequenti
Il modello B20K da 20 litri con timer è proposto in entrambe le versioni allo stesso prezzo, perché la potenza e le prestazioni della planetaria restano le stesse: cambia solo il tipo di allacciamento richiesto. La scelta va fatta sull'impianto elettrico già presente nel locale, non sulle prestazioni della macchina, che sono identiche nelle due varianti. Chi ha già una linea trifase disponibile può preferirla per uniformità con altre attrezzature di cucina, mentre chi lavora su un impianto monofase evita lavori di adeguamento elettrico prima dell'installazione. Verificare l'allacciamento disponibile prima di ordinare evita di dover richiedere una sostituzione o un intervento elettrico dopo la consegna.
Un timer digitale permette di impostare il tempo di lavorazione con maggiore precisione, spesso in secondi oltre che in minuti, e mostra il valore restante su un display invece di affidarsi a una manopola meccanica da leggere a colpo d'occhio. Su ricette che richiedono tempi molto precisi, come alcune montate delicate, questa precisione riduce il rischio di fermarsi troppo presto o troppo tardi rispetto alla consistenza cercata. Un timer meccanico resta comunque affidabile per lavorazioni meno sensibili al minuto esatto, dove basta un riferimento approssimativo. La scelta tra i due dipende quindi dal tipo di ricettario più che dalla sola capacità della vasca.
Le versioni da banco, come i modelli compatti da 10 o 20 litri, si appoggiano su un piano di lavoro esistente e sono indicate quando lo spazio in laboratorio è limitato o la produzione non richiede vasche molto ampie. I modelli da pavimento, spesso trifase e con vasche da 30 litri in su, servono a produzioni più importanti e restano fissi in un punto dedicato della cucina. La scelta dipende dallo spazio realmente disponibile intorno al banco: una macchina da pavimento in un laboratorio stretto finisce per intralciare il passaggio, mentre una da banco sottodimensionata per un volume alto obbliga a più cicli di lavoro.
Le capacità disponibili seguono una scala precisa, da 5 e 7 litri fino a 10, 20, 30, 40 e 60 litri: conviene scegliere il primo scalino sopra il volume che si lavora davvero più spesso, non il più vicino per difetto. Per esempio, chi lavora regolarmente attorno ai 15-18 litri di impasto trova più margine in un modello da 20 litri che in uno da 10, dove dovrebbe dividere la lavorazione in più cicli. Salire di uno scalino evita di lavorare sistematicamente a ridosso del bordo vasca, ma passare direttamente al modello successivo, per esempio da 20 a 40 litri, quasi sempre non serve e occupa spazio senza un reale beneficio nella lavorazione quotidiana.
Il modello K55 da 5,2 litri viene proposto con 3 utensili inclusi, tipicamente frusta, gancio e foglia, sufficienti a coprire creme, impasti morbidi e miscelazioni di base senza acquisti aggiuntivi immediati. Sui modelli di capacità maggiore la dotazione di serie va verificata caso per caso: per lavorazioni specifiche o utensili di ricambio conviene consultare la sezione accessori dedicata, soprattutto se il laboratorio lavora più ricette diverse nello stesso turno e ha bisogno di più set pronti all'uso. Prima di ordinare una macchina compatta per un uso vario conviene verificare che i tre utensili inclusi coprano davvero il ricettario previsto, non solo l'impasto più comune.