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Pompe di Infusione

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Le pompe di infusione governano il tempo della terapia endovenosa: dispositivi che somministrano liquidi o farmaci in modo controllato nell’organismo del paziente, con infusione continua o periodica, sostituendo alla gravità incerta del deflussore a caduta la precisione costante di un meccanismo. In questa categoria trovi pompe di infusione volumetriche e a siringa, i set che le alimentano, i sensori di goccia e i bracciali a pressione con manometro, per reparti, terapie intensive, sale operatorie e pronto soccorso. Sono la tecnologia che ha reso possibile la terapia infusiva a velocità controllata: dove il ritmo di somministrazione fa parte della prescrizione al pari della dose, la pompa è ciò che lo fa rispettare, ora dopo ora, per tutta la durata del trattamento. Cosa distingue le due famiglie elettroniche, a cosa serve il bracciale a pressione quando il tempo stringe e perché il consumabile pesa quanto l’apparecchio: sono i tre punti che decidono un acquisto in questa categoria.

Cosa fanno le pompe di infusione

Il loro mestiere, in una parola, è il controllo: le pompe di infusione si usano per controllare la velocità di somministrazione della terapia infusiva e per distribuire nel corpo fluidi o medicinali. La differenza con il deflussore a caduta è la certezza: il flusso non dipende dall’altezza della sacca, dalla posizione del braccio o dal caso, ma dal meccanismo che spinge il liquido, e la velocità impostata resta esattamente quella per tutta la durata dell’infusione. È la premessa di tutte le terapie in cui il tempo è dosaggio: i farmaci che vanno diluiti nelle ore, quelli che diventano pericolosi se corrono, le nutrizioni parenterali e le idratazioni che accompagnano le giornate di degenza. Dove il margine di errore si stringe, la pompa entra in scena, e il deflussore a caduta resta ai contesti dove la precisione fine non è richiesta.

Pompe volumetriche e pompe a siringa

Le due famiglie elettroniche si dividono il lavoro per ordine di grandezza. La pompa volumetrica agisce sulla linea di infusione con un meccanismo peristaltico che comprime il tratto di deflussore a ritmo regolare, e gestisce i volumi delle sacche: è lo standard dei reparti, con allarmi, programmazione dei parametri e la versatilità dei grandi flussi delle degenze. La pompa a siringa spinge invece lo stantuffo di una siringa montata sul dispositivo, con la precisione dei piccoli volumi, ed è destinata anche alla somministrazione di farmaci ad alto controllo clinico, inclusi vasopressori, anticoagulanti, anestetici e antitumorali: il territorio delle terapie intensive, dove i millilitri orari si contano con lo zero virgola e ogni scostamento avrebbe una conseguenza clinica immediata. Il display serve a rendere leggibile ciò che l’apparecchio sta facendo: velocità impostata, volume già erogato, volume che resta e allarmi sono l’interfaccia con cui si controlla senza rifare i conti a mano.

I bracciali a pressione per l’infusione rapida

Accanto all’elettronica lavora un dispositivo puramente meccanico e spesso decisivo: il bracciale a pressione, la sacca che avvolge il contenitore della soluzione e lo comprime con l’aria immessa da una pompetta, spingendo il liquido molto più in fretta di quanto la caduta permetterebbe. Il manometro montato sul bracciale mostra la pressione applicata e serve a tenerla dentro il limite indicato dal fabbricante, perché il gonfiaggio senza controllo è la maniera più semplice di sbagliare con uno strumento tanto elementare. L’impiego tipico è l’infusione rapida di soluzioni, sangue ed emoderivati in sala operatoria, in pronto soccorso, in area traumatologica e in terapia intensiva, cioè ovunque il problema non sia dosare al millilitro ma riempire in fretta un circolo che si sta svuotando. È la logica opposta a quella della pompa elettronica, ed è il motivo per cui le due cose stanno bene nella stessa dotazione: una governa la lentezza esatta, l’altra la velocità sotto controllo.

Il consumabile che tiene in vita la pompa

Un apparecchio da infusione vale quanto il materiale che gli si può montare sopra. Le volumetriche vogliono un set di infusione compatibile, con il tratto di tubo pensato per il meccanismo peristaltico che lo comprime migliaia di volte senza cambiare calibro; le pompe a siringa vogliono siringhe del tipo e della misura che il dispositivo riconosce; il sensore di goccia si aggancia alla camera di gocciolamento e sorveglia che il flusso ci sia davvero, un accessorio che pesa poco e conta molto nelle infusioni lente della terapia intensiva e in quella neonatale, dove un’occlusione silenziosa impiegherebbe troppo tempo a farsi notare. Anche il bracciale ha il suo ricambio: la camera d’aria e il manometro sono le parti che cedono per prime, e un bracciale che non tiene la pressione è un oggetto inutile. La scorta di questo materiale si dimensiona sui consumi reali del servizio, non sulla memoria dell’ultimo ordine.

Le pompe di infusione nel ramo emergenza

Nel ramo emergenza e rianimazione le pompe di infusione stanno accanto alla strumentazione dei momenti critici, dai defibrillatori ai laringoscopi, perché la stabilizzazione di un paziente passa quasi sempre da una linea infusiva controllata, aperta nei primi minuti e governata da lì in poi. Nella stessa stanza convivono i due tempi dell’infusione: il riempimento veloce delle prime fasi, che è compito del bracciale a pressione, e il mantenimento misurato delle ore successive, che è competenza della pompa. La famiglia lavora però ovunque scorra una terapia, nei reparti di degenza come nelle sale operatorie e nei servizi di terapia intensiva neonatale.

Come scegliere le pompe di infusione in assortimento

Una pompa si sceglie insieme al suo consumabile, mai da sola. La famiglia: volumetrica per i volumi di reparto, a siringa per i piccoli flussi ad alto controllo, con il bracciale a pressione a coprire il caso opposto, quello del riempimento rapido. I consumabili: set, deflussori e siringhe compatibili, reperibili nel tempo e a scorta. La destinazione: reparto, sala operatoria o area critica cambiano i requisiti di batteria, allarmi, peso e sorveglianza del flusso. L’assistenza: per le pompe elettroniche, manutenzione e verifiche periodiche raggiungibili, come per ogni elettromedicale che somministra farmaci. La domanda che decide un acquisto, alla fine, non riguarda la pompa: riguarda il set. Un apparecchio volumetrico o a siringa vale quanto la reperibilità del deflussore dedicato e della siringa compatibile nei mesi e negli anni a venire, perché il giorno in cui quel consumabile manca la terapia torna alla caduta a gravità, e il controllo della velocità, che era tutto il motivo dell’acquisto, sparisce insieme a lui.

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