Modelli Anatomici
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I modelli anatomici riproducono in tre dimensioni il corpo umano o una sua parte, e servono a chi l’anatomia deve mostrarla, non solo studiarla: docenti e studenti dei corsi sanitari, ma anche medici, fisioterapisti e osteopati che davanti a un paziente vogliono indicare su una colonna o su un ginocchio quello che una radiografia lascia solo immaginare. In questa categoria trovi scheletri e figure intere, torsi smontabili, colonne vertebrali, organi e articolazioni: riproduzioni pensate per l’aula, il laboratorio e l’ambulatorio, in scala reale o ridotta, con o senza supporto.
Modelli anatomici per la didattica: cosa devono mostrare
Un modello da aula lavora su due fronti: regge la manipolazione ripetuta di molte mani e mostra con chiarezza le strutture su cui il corso insiste. Chi insegna anatomia di base ragiona sui tre piani di riferimento, sagittale, frontale e trasversale: il sagittale divide il corpo in una parte destra e una sinistra, il frontale in anteriore e posteriore, il trasversale in superiore e inferiore. Un modello smontabile permette di riprodurre questi tagli dal vivo, separando le parti lungo i piani che il libro può solo disegnare, e di ragionare con l’oggetto in mano anche sugli assi di movimento, dall’antero-posteriore al verticale.
Il confronto con gli atlanti digitali chiarisce il ruolo di questi strumenti: un modello anatomico 3D da schermo si ruota con il mouse, quello fisico passa di mano in mano, si smonta e si osserva da ogni lato senza interfaccia. Nei laboratori universitari i modelli sono trattati come strumenti didattici a tutti gli effetti: si usano per gli scopi previsti, si ripongono dopo ogni sessione e si segnala subito una parte danneggiata, perché un pezzo mancante rende illeggibile proprio la struttura che doveva spiegare.
Modello anatomico corpo umano: scheletri, torsi e figure intere
Il modello anatomico corpo umano esiste in tre famiglie principali. Lo scheletro su piantana è il riferimento delle aule: a grandezza naturale si legge anche dall’ultima fila, e le versioni con inserzioni muscolari colorate o legamenti aggiunti portano il discorso oltre l’osso. Il torso smontabile concentra in mezzo busto la maggior parte degli organi: si apre, i visceri si estraggono uno a uno e ogni pezzo va ricollocato nella sua sede, un esercizio che da solo vale una lezione. Le figure muscolari mostrano la stratigrafia dei muscoli su tutto il corpo e accompagnano i corsi di massaggio, scienze motorie e riabilitazione.
La scala decide l’uso prima di ogni altra caratteristica. La grandezza naturale serve quando il modello deve farsi vedere da un gruppo o sostenere una dimostrazione pratica; la scala ridotta sta su una scrivania e accompagna la spiegazione a un singolo paziente, dove contano la maneggevolezza e l’ingombro più del dettaglio fine.
Modello anatomico colonna vertebrale: intera o per tratti
La colonna è il distretto più richiesto, e la domanda su quali modelli esistano ha una risposta precisa: si dividono fra riproduzioni della colonna intera e modelli segmentati di un solo tratto, cervicale, toracico o lombare. La versione intera può includere bacino e femori, un’aggiunta che mostra gli allineamenti e i rapporti fra colonna e cintura pelvica meglio di qualsiasi tavola. I segmenti singoli isolano invece il tratto su cui si lavora: chi si occupa di cervicale non ha bisogno di portarsi dietro il resto della colonna.
Il secondo criterio è la mobilità. Un modello con elementi mobili o flessibili simula movimenti e posture della colonna in modo più realistico, e per fisioterapisti e osteopati questa differenza pesa: flessioni, rotazioni e compensi si mostrano piegando l’oggetto, non descrivendoli a voce. I modelli rigidi, in cambio, tengono la posizione e reggono meglio l’esposizione continua in aula. Fra i due la scelta dipende da che cosa si deve spiegare più spesso: la struttura, oppure il suo movimento.
Organi, articolazioni e apparati: i modelli per ogni specialità
Accanto alle figure intere stanno le riproduzioni di un singolo distretto: cuore, cranio, orecchio, occhio, dentature, articolazioni come ginocchio e spalla. Sono i modelli che uno studio specialistico tiene in ambulatorio, perché parlano la lingua della visita: l’ortopedico indica sul ginocchio il legamento di cui sta parlando, il dentista mostra sulla dentatura il punto dell’intervento, e il paziente esce dalla visita avendo visto, non solo ascoltato.
Le strutture piccole si presentano spesso in scala ingrandita, e l’ingrandimento non è un vezzo: un orecchio interno o un dente in sezione a grandezza reale restano illeggibili, ingranditi diventano una spiegazione. Per l’aula esistono anche riproduzioni di interi apparati, dal circolatorio al respiratorio, pensate per seguire il programma di un corso più che la pratica quotidiana di uno studio.
Materiali e durata di un modello anatomico
Nei modelli didattici i materiali più usati sono il PVC e le plastiche tecniche, scelti per resistenza e durata: un oggetto pensato per essere maneggiato ogni giorno non può scheggiarsi al primo urto. Alcuni produttori lavorano su materiali dedicati per avvicinare la resa tattile e visiva a quella dell’osso reale, una differenza che si apprezza soprattutto negli scheletri da esercitazione. Contano anche i dettagli di servizio: la stabilità della piantana o della base, la tenuta degli agganci nei modelli smontabili dopo molti cicli di smontaggio, la possibilità di sostituire una parte senza dover ricomprare l’insieme.
Come scegliere fra i modelli anatomici in assortimento
Tre domande mettono ordine nell’assortimento. La prima è dove andrà il modello: un’aula chiede la grandezza naturale e la resistenza alla manipolazione, un ambulatorio chiede il distretto della propria specialità in un formato che stia sulla scrivania, lo studio individuale si accontenta della scala ridotta. La seconda è che cosa deve mostrare: una struttura ferma si legge bene su un modello rigido, un movimento o una postura chiedono elementi flessibili o mobili. La terza è quanta manipolazione dovrà reggere: un modello esposto in vetrina e uno che passa fra le mani di trenta studenti a settimana non invecchiano alla stessa velocità.
Con queste risposte alla mano il confronto si restringe da solo: restano in gioco pochi candidati, e a quel punto la differenza la fanno la leggibilità delle strutture rappresentate e la solidità di supporti e agganci, i due aspetti che si notano poco in fotografia e molto nell’uso di ogni giorno.
Domande frequenti
Dipende da chi lo usa. In aula il numero alto di parti è il punto del prodotto: ogni organo estratto e ricollocato è un passaggio di studio, e un torso molto scomposto sostiene piu' esercitazioni. In ambulatorio vale il contrario: per mostrare a un paziente la sede di un organo bastano poche parti grandi, che si aprono e si richiudono in un gesto senza allungare la visita.
Le strutture principali di norma ci sono tutte, ma la leggibilità non è la stessa: sui dettagli fini, come i forami vertebrali o le inserzioni piu' piccole, la scala piena resta piu' chiara. La versione ridotta si sceglie per la maneggevolezza e per l'ingombro, quando il modello deve stare su una scrivania ed essere preso in mano durante una spiegazione, non per risparmiare spazio in aula.