Mascherine Monouso
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Le mascherine monouso raccolte in questa categoria servono a costruire una scorta ordinata per cucine professionali, bar, hotel, catering, mense, RSA, ambulatori e imprese di pulizia. La scelta non va fatta solo in base al formato della confezione o al colore: in un acquisto B2B contano il tipo di attività, il tempo di utilizzo, il livello di esposizione, la presenza di pubblico e la documentazione richiesta in reparto. In questa area si confrontano le due famiglie principali, chirurgiche e FFP2, così da indirizzare il riordino verso la sottocategoria corretta senza confondere dispositivi medici e DPI respiratori.
Aree e specializzazioni
Mascherine Chirurgiche
Le mascherine chirurgiche sono indicate per attività in cui serve una barriera pratica e leggera, con uso frequente e ricambio rapido durante il turno. Sono richieste in ambienti sanitari, assistenziali, mense, laboratori alimentari e reparti dove igiene e disciplina di vestizione devono restare semplici da applicare. Per forniture continuative conviene valutare confezioni da 50 o da 100 pezzi, colori coerenti con il reparto e presenza di riferimenti amministrativi utili, come codici MINSAN quando richiesti dalla struttura. La linea dedicata alle mascherine chirurgiche monouso permette di concentrarsi sui modelli in TNT, anche a 3 veli, con elastici auricolari e uso quotidiano.
Mascherine FFP2
Le mascherine FFP2 rientrano tra i dispositivi filtranti per le vie respiratorie e sono preferibili quando il contesto richiede un livello di protezione superiore rispetto alla semplice barriera chirurgica. In magazzini, pulizie, assistenza sanitaria, manutenzioni leggere e contatti ravvicinati prolungati è utile distinguere tra modelli bianchi, neri, colorati, con elastici auricolari o con valvola. Le FFP2 con valvola possono risultare più confortevoli in alcune lavorazioni, ma vanno evitate dove è importante limitare anche l’emissione verso altre persone. Per approfondire questa famiglia senza mescolare norme e destinazioni d’uso, è meglio consultare la sezione delle mascherine FFP2 certificate.
Come scegliere per reparto e mansione
Per il front office di hotel, reception, sale colazioni e servizi a contatto con il pubblico conta molto il comfort: elastici morbidi, buona vestibilità e colori sobri, come bianco o nero, aiutano a mantenere un aspetto uniforme senza appesantire il turno. Le mascherine chirurgiche nere o colorate possono essere scelte per distinguere reparti o ruoli, purché la scheda tecnica sia coerente con l’uso previsto.
Per cucine, mense e catering è preferibile ragionare in ottica HACCP: la mascherina deve essere facile da indossare, da sostituire e da stoccare in zone pulite, vicino agli altri DPI di reparto. In queste aree la combinazione con guanti monouso professionali e copricapo aiuta a rendere più lineare la vestizione degli operatori. Meglio evitare formati troppo dispersi tra sedi diverse: una codifica semplice riduce errori di riordino e prodotti non adatti alla mansione.
Per RSA, ambulatori e assistenza alla persona è importante distinguere il dispositivo medico di classe DM I dalle mascherine filtranti. Le chirurgiche sono spesso scelte per attività di routine e cambio frequente, mentre le FFP2 sono più adatte quando serve una maggiore aderenza al volto e filtrazione. In acquisto conviene verificare sempre marcatura CE, istruzioni d’uso, lotto, scadenza e lingua della documentazione.
Materiali, vestibilità e formati di confezione
Il materiale più ricorrente nelle mascherine monouso è il TNT in polipropilene, spesso indicato come PP, perché combina leggerezza, struttura e praticità di smaltimento dopo l’uso. La qualità percepita dal personale dipende da dettagli concreti: saldature pulite, elastici che non cedono, ferretto nasale modellabile, piega che copre bene mento e naso, assenza di odori fastidiosi all’apertura della confezione.
Il formato incide sul costo unitario e sulla gestione del magazzino. Le confezioni da 10 pezzi sono comode per reparti piccoli, auto aziendali, kit di emergenza e turni itineranti. Le confezioni da 50 pezzi, come la mascherina chirurgica in TNT a 3 veli da 50 pezzi di Brenta, sono più adatte a banco accettazione, spogliatoi, infermerie interne e locali con consumo regolare. Per le FFP2 bianche o nere da 10 pezzi, invece, conviene valutare la rotazione per mansione e non solo il prezzo della singola confezione.
Conformità da controllare prima del riordino
La conformità CE e le norme EN sono il primo filtro per un acquisto professionale. Le mascherine chirurgiche devono fare riferimento alla norma EN 14683, collegata alle prestazioni dei dispositivi medici per uso facciale. Le FFP2 devono essere coerenti con la EN 149 e con il Regolamento UE 2016/425 sui DPI. La presenza di sigle, classe di protezione, lotto e istruzioni non è un dettaglio da ufficio acquisti: serve a tracciare il prodotto e a rispondere a controlli interni, audit e procedure di sicurezza.
Per evitare errori, non mischiare nel carrello prodotti con finalità diverse solo perché simili nell’aspetto. Una mascherina chirurgica protegge in modo diverso da una FFP2, una FFP2 nera non cambia funzione rispetto a una bianca se la certificazione è la stessa, una FFP2 con valvola non è sempre la scelta più adatta per ambienti con utenti fragili o contatto ravvicinato. Il criterio corretto è partire dal rischio della mansione, poi scegliere modello, colore e confezione.
Domande frequenti
La mascherina chirurgica lavora soprattutto verso l'esterno: limita la dispersione di goccioline emesse da chi la indossa, quindi protegge principalmente le persone vicine. La FFP2 è un facciale filtrante costruito per aderire al volto e trattenere le particelle nell'aria inspirata, quindi protegge in primo luogo chi la indossa. Le due funzioni non sono intercambiabili: se il rischio riguarda ciò che l'operatore emette verso l'ambiente, la chirurgica è coerente con l'obiettivo; se il rischio riguarda ciò che l'operatore respira, serve un dispositivo filtrante come la FFP2. La scelta corretta parte da questa domanda, non dal prezzo o dal materiale.
No: in questa categoria la versione pediatrica è disponibile solo tra le mascherine chirurgiche, con un modello a 3 veli tipo IIR pensato per un viso più piccolo. Le FFP2 presenti in catalogo sono tutte in taglia adulto, perché la tenuta ermetica di un facciale filtrante è più difficile da ottenere su misure ridotte e richiede certificazioni dedicate che qui non sono a listino. Per un ambulatorio pediatrico o un reparto con utenza mista, questo significa che la protezione filtrante superiore non è sempre disponibile nella taglia corretta, e la scelta va valutata di conseguenza insieme al personale sanitario responsabile del protocollo.
Il dispositivo filtrante diventa necessario quando l'attività espone a polveri fini, aerosol o particelle aerodisperse che una semplice barriera non trattiene, per esempio in pulizie con prodotti che sollevano polvere, manutenzioni leggere o lavorazioni con materiali friabili. Una barriera come la chirurgica resta invece adeguata per attività ordinarie di contatto ravvicinato, dove l'obiettivo è ridurre la diffusione di goccioline durante il lavoro quotidiano. La differenza si decide guardando il documento di valutazione dei rischi della mansione, non l'abitudine del reparto: se il rischio indicato riguarda l'aria inspirata, la barriera da sola non basta.
No. Per le mascherine chirurgiche la documentazione da verificare comprende marcatura CE come dispositivo medico, riferimento alla EN 14683, tipo dichiarato (I, II o IIR), lotto e istruzioni d'uso. Per le FFP2 servono marcatura CE come DPI di terza categoria, riferimento alla EN 149, classe di protezione e dichiarazione di conformità UE, un documento che le chirurgiche non prevedono nella stessa forma. Chi gestisce acquisti per più reparti dovrebbe tenere separati i due fascicoli documentali, perché in caso di controllo la richiesta cambia a seconda del tipo di prodotto distribuito, non basta un'unica scheda generica per entrambe le famiglie.
Una scorta unica indifferenziata rischia di far arrivare la mascherina sbagliata alla mansione sbagliata, per esempio una chirurgica dove servirebbe un filtrante o viceversa, con il rischio aggiuntivo di sprecare una FFP2, più costosa, per un uso ordinario che una chirurgica coprirebbe comunque. Dotazioni separate per reparto, legate al tipo di rischio della mansione, riducono questo errore e rendono più semplice anche il controllo dei consumi: un reparto che consuma troppe FFP2 rispetto al previsto segnala subito un possibile uso improprio. La combinazione più efficiente parte dalla mappatura dei rischi per reparto, non da un'unica lista di riordino identica per tutti.