Pressoterapia
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La pressoterapia è il trattamento di compressione intermittente: gambali, bracciali e fasce addominali a camere d’aria che si gonfiano e sgonfiano in sequenza, spingendo i liquidi degli arti verso l’alto come farebbe un massaggio drenante instancabile. In questa categoria trovi apparecchi per pressoterapia per uso domiciliare e professionale, con i loro applicatori, per chi tratta gambe pesanti e ristagni, per gli studi che gestiscono il drenaggio in percorsi riabilitativi ed estetici, per chi segue a casa un protocollo indicato da un professionista. È una tecnologia dal funzionamento intuitivo ma dal perimetro preciso: sapere cosa fa davvero, e per chi non è adatta, vale più di qualunque scheda tecnica, ed è l’ordine con cui questa pagina procede: prima il perimetro, poi i tempi, poi le esclusioni, e in chiusura i criteri d’acquisto.
Cosa fa la pressoterapia, e cosa non fa
La pressoterapia serve a favorire il drenaggio venoso e linfatico: è pertinente quando l’obiettivo è ridurre la stasi di liquidi negli arti, gambe che si gonfiano a fine giornata, ristagni da sedentarietà o circolazione lenta, recuperi sportivi dopo allenamenti e gare che caricano le gambe. Va detto con la stessa chiarezza cosa non fa: non fa dimagrire nel senso di perdere grasso, perché muove liquidi, non tessuto adiposo. La distinzione compare anche nella cornice normativa: la pressoterapia è inserita fra gli apparecchi elettromeccanici per uso estetico nell’elenco in Gazzetta Ufficiale, quindi la valutazione d’acquisto deve distinguere fra uso estetico e uso sanitario e riabilitativo, due mondi con aspettative e responsabilità diverse. Chi compra sapendo cosa aspettarsi resta soddisfatto; chi cerca la scorciatoia per la silhouette ha sbagliato tecnologia. Dentro il suo perimetro, però, la sensazione di sollievo è concreta e arriva presto: gambe più leggere a fine seduta sono l’esperienza tipica, ed è quella, non la bilancia, l’unità di misura giusta.
Il caso serio: la pressoterapia nel linfedema
Il terreno clinico più delicato è il linfedema, e qui le indicazioni sono nette: la pressoterapia è parte di un approccio combinato, non un trattamento isolato. Va associata al linfodrenaggio manuale e seguita dal bendaggio multistrato o da un tutore elastocompressivo, perché il liquido spostato dalla macchina va poi contenuto, altrimenti torna dov’era. È l’esempio perfetto della differenza fra comprare un apparecchio e seguire un percorso: nel linfedema l’apparecchio domiciliare ha senso dentro un piano costruito con il professionista che segue il caso, con la macchina come uno degli strumenti e non come la terapia intera. Chi si trova in questa condizione parte dal medico, non dal catalogo, e usa questa pagina solo per capire che domande fare durante la visita.
Sedute e cicli: i tempi del drenaggio
I tempi della pressoterapia sono generosi, ed è bene saperlo prima: per un effetto drenante efficace una seduta viene descritta come di almeno 40-60 minuti, con cicli di trattamento non inferiori a 10 giorni. Non è la tecnologia dei cinque minuti: è un appuntamento quotidiano o quasi, da tenere per settimane, ed è la ragione per cui la versione domiciliare ha conquistato il suo spazio, perché un’ora al giorno in studio per due settimane è un lusso di tempo che pochi hanno. La seduta in sé è passiva e persino piacevole, la sequenza delle camere che risale l’arto ha un suo ritmo rilassante: la costanza, come sempre nelle terapie fisiche, è l’ingrediente che nessun apparecchio può mettere da solo. Per organizzarsi aiuta trattare la seduta come un appuntamento fisso, la sera davanti a un film è il classico, così l’ora richiesta smette di essere un problema e diventa una pausa.
Le controindicazioni: il capitolo da leggere per primo
La compressione intermittente muove sangue e liquidi, e per questo ha una lista di esclusioni seria. Le controindicazioni riportate includono trombosi venosa profonda, tromboflebite, embolia polmonare, arteriosclerosi degli arti inferiori con ischemia, insufficienza cardiaca, edema polmonare e dermatiti nella zona da trattare; fra le condizioni incompatibili sono citate anche aritmia, ipertensione arteriosa, fragilità capillare e gli edemi dovuti a insufficienza cardiaca, epatica o renale o a farmaci. La regola pratica è semplice: l’edema di cui non si conosce la causa non si tratta, si fa vedere, perché il gonfiore è un sintomo prima che un fastidio. Nel dubbio, il via libera lo dà il medico. Nel ramo riabilitazione e mobilità la pressoterapia sta accanto alle altre terapie strumentali domiciliari, magnetoterapia ed elettrostimolatori TENS, e alle tecnologie da studio come ultrasuonoterapia e tecarterapia.
Come scegliere gli apparecchi per pressoterapia in assortimento
Quattro criteri chiudono l’ordine. Gli applicatori: gambali per gli arti inferiori, bracciale per il braccio, fascia addominale dove serve, con le camere in numero adeguato, perché più camere significano una risalita più graduale e uniforme. I programmi: pressioni e sequenze regolabili, per adattare la seduta all’obiettivo e alla sensibilità della persona. La destinazione: uso estetico o percorso riabilitativo, dichiarati e coerenti con ciò che si deve fare. La routine: sedute di un’ora per settimane chiedono un apparecchio comodo da indossare, semplice da avviare e facile da riporre. Con queste risposte, la pressoterapia fa il suo mestiere ritmico: accompagnare i liquidi nella direzione giusta, una camera d’aria alla volta, sera dopo sera, per tutto il ciclo che serve.
Domande frequenti
No, non nel senso di perdere grasso: la compressione intermittente favorisce il drenaggio venoso e linfatico, quindi riduce la stasi di liquidi negli arti, il gonfiore e la pesantezza. La gamba può apparire più sgonfia, ma il tessuto adiposo non viene toccato. Chi cerca un percorso di dimagrimento ha bisogno di altro; chi cerca sollievo da ristagni e gambe pesanti è nel posto giusto.
La lista è seria: trombosi venosa profonda, tromboflebite, embolia polmonare, arteriosclerosi con ischemia degli arti, insufficienza cardiaca, edema polmonare, dermatiti nella zona da trattare, e condizioni come aritmia, ipertensione, fragilità capillare ed edemi da insufficienza d'organo o da farmaci. La regola pratica: un gonfiore di causa ignota prima si fa vedere dal medico, poi eventualmente si tratta.