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Bende Gessate e Seghe per Gesso

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Bende gessate e seghe per gesso sono l’inizio e la fine dell’immobilizzazione tradizionale: la garza impregnata di gesso che si modella bagnata e indurisce in un guscio su misura, e la sega oscillante che quel guscio lo apre quando la sua missione è compiuta. In questa categoria trovi bende gessate in altezze e lunghezze diverse, seghe per gesso e le loro lame, per ortopedie, pronto soccorso, sale gessi e ambulatori veterinari. È la tecnologia più antica ancora in servizio nel trattamento delle fratture, e resiste per una ragione semplice: nessun materiale recente modella un arto con la stessa fedeltà a un costo paragonabile. Capire come lavora il gesso, e cosa serve intorno alla benda, è tutto quello che chiede questa categoria a chi la ordina, dalla sala gessi ospedaliera all’ambulatorio che tratta le piccole fratture del territorio.

Come funziona la benda gessata

La benda gessata è una garza di cotone impregnata di gesso: asciutta è un rotolo compatto, inumidita diventa modellabile, e in pochi minuti indurisce formando un supporto rigido che riproduce la forma dell’arto su cui è stata avvolta. È questa trasformazione a farne lo strumento della stabilizzazione esterna degli arti e del trattamento conservativo delle fratture semplici non dislocate: l’osso rotto ma allineato viene contenuto dall’esterno mentre la natura salda, senza chirurgia: settimane di pazienza dentro un guscio che di materiale ne consuma pochissimo. Le indicazioni della categoria coprono l’immobilizzazione dopo frattura, il trattamento post-operatorio e le correzioni ortopediche delle patologie ossee e articolari: ovunque serva tenere fermo un segmento nella posizione decisa dal medico, il gesso resta il riferimento con cui ogni alternativa si confronta, per aderenza della forma e per costo del trattamento.

Gesso chiuso e valva: due modi di contenere

La tecnica conosce due configurazioni con due filosofie. Il gesso chiuso è totalmente avvolgente, ed è descritto come la scelta di riferimento quando possibile per il trattamento delle fratture: il cilindro integrale dà la contenzione più stabile. La valva gessata, detta anche doccia gessata, avvolge solo metà dell’arto: è la scelta utile quando l’arto è molto gonfio, perché lascia spazio all’edema che il gesso chiuso comprimerebbe, o quando ci sono ferite da controllare e medicare spesso. Una regola tecnica governa entrambe: le due articolazioni adiacenti alla lesione dovrebbero essere incluse nel bendaggio in posizione funzionale, perché un segmento immobilizzato fra due articolazioni libere continuerebbe a muoversi attraverso di loro. Sono scelte cliniche, che il materiale deve solo assecondare bene, con una benda che si lascia modellare dove le mani la portano.

Il corredo: ovatta, tecnica, tempi

La benda gessata non lavora mai da sola. Sotto il gesso va lo strato di protezione, l’ovatta ortopedica che difende la pelle dalle pressioni e dagli spigoli del guscio indurito: è il comfort e la sicurezza cutanea dell’apparecchio, e la sua qualità si sente per tutte le settimane di permanenza. La lavorazione ha i suoi tempi, l’immersione, la strizzatura, l’avvolgimento e il modellamento prima che la presa renda tutto definitivo: chi lavora in sala gessi conosce la finestra utile di ogni prodotto e sceglie le bende anche per come la rispettano. Il gesso ortopedico tradizionale resta indicato per immobilizzazione e contenimento in ortopedia e traumatologia, cioè per gli apparecchi gessati esterni: dentro questo perimetro, la differenza fra un prodotto e l’altro si misura in modellabilità, tempi di presa e resistenza finale, tre qualità che le mani esperte riconoscono al primo rotolo.

Le seghe per gesso: aprire senza toccare

L’altra metà della categoria è la rimozione. La sega per gesso è un oscillante: la lama non ruota, vibra avanti e indietro con una corsa minima, tagliando il materiale rigido e fermandosi sulla pelle che asseconda l’oscillazione invece di opporvisi. È lo strumento che trasforma la rimozione in routine, insieme al divaricatore che apre il taglio e alle forbici da gesso che rifiniscono il lavoro sugli strati morbidi. Per chi attrezza una sala gessi contano potenza, aspirazione delle polveri e lame di ricambio: la polvere di gesso è parte del mestiere e la sega con aspirazione tiene pulito il campo di lavoro e respirabile l’aria della stanza. Nel ramo ortopedia e compressione il gesso chiude la scala che parte dal taping kinesiologico e passa dai tutori ortopedici: il gradino della immobilizzazione piena, quando il movimento deve fermarsi davvero.

Come si scelgono bende gessate e seghe per gesso

Chi rifornisce una sala gessi compra in realtà due mestieri diversi. Sul lato del confezionamento contano le altezze e le lunghezze dei rotoli, commisurate ai distretti che si trattano davvero, dal polso pediatrico alla gamba dell’adulto, e contano i tempi di presa: la benda che indurisce prima che il modellamento sia finito lascia un guscio approssimativo, quella che ci mette troppo tiene occupate due mani e un lettino. Sul lato della rimozione conta la sega oscillante, e con lei le lame di ricambio, perché una lama consumata scalda il gesso invece di aprirlo, e conta l’aspirazione della polvere dove i tagli sono molti e la stanza è piccola. In mezzo sta il magazzino, che per il gesso è una scelta tecnica prima che logistica: il rotolo teme l’umidità, e la confezione integra tenuta all’asciutto è la differenza fra una benda che prende quando deve e una che ha già cominciato a prendere per conto suo dentro lo scaffale. Chi bagna il rotolo e chi impugna la sega sono spesso la stessa persona, a settimane di distanza, e riconosce il materiale buono dalle stesse due prove: come si è lasciato modellare allora, come si lascia aprire adesso.

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