Vai al contenuto
4,8/5 su Feedaty +9.800 prodotti disponibili Spedizione gratuita da €120 Prezzi trasparenti, IVA inclusa ed esclusa Preventivi personalizzati su richiesta Assistenza 338 222 13 74

Sonde Dentali

Spedizione gratuita Sonda Explorer Dentale in Acciaio Inox - 80 pezzi
Gima

Sonda Explorer Dentale in Acciaio Inox - 80…

278,86228,57 + IVA
Spedizione gratuita Sonda WHO in Acciaio Inox - 80 pezzi
Gima

Sonda WHO in Acciaio Inox - 80 pezzi

278,86228,57 + IVA
Spedizione gratuita Sonda Explorer Dentale in Acciaio Inox fig. 17/23 - 80 pezzi
Gima

Sonda Explorer Dentale in Acciaio Inox fig. 17/23…

267,70219,43 + IVA

Acquista online Sonde Dentali

Le sonde dentali sono gli strumenti con cui si controlla al tatto quello che l’occhio non certifica: uno stelo sottile in acciaio inox e una punta di lavoro che restituisce alla mano la consistenza di uno smalto, il bordo di un’otturazione, la profondità di un solco gengivale. In questa categoria trovi sonde dentali in acciaio inox nelle due famiglie che coprono l’esame di routine: la sonda explorer a punta fine, per il controllo tattile delle superfici, e la sonda WHO a punta sferica, quella del sondaggio parodontale. Qui sotto le differenze che contano al momento dell’ordine: come si legge la punta di lavoro, perché una punta smussata non è una punta rovinata, che cosa dice la figura stampata sullo stelo e quale acciaio regge i cicli di sterilizzazione senza perdere precisione.

La sonda explorer e il controllo tattile

La sonda explorer ha la punta di lavoro affilata e sottile, e serve a verificare al tatto quello che l’ispezione visiva da sola non conferma con certezza: irregolarità della superficie, discontinuità dello smalto, margini di un restauro, depositi duri. È il prolungamento del dito su una scala che il dito non ha, e la risposta che restituisce dipende da due cose, la finezza della punta in acciaio inox e la rigidità dello stelo, che trasmette alla mano quello che la punta incontra. Le figure più diffuse hanno lo stelo piegato a uncino, con angolature diverse per raggiungere le superfici occlusali, quelle vestibolari e gli spazi interprossimali stretti con l’inclinazione corretta rispetto alla mano di chi opera; molti strumenti sono a doppia estremità, con due figure sullo stesso manico. La forma si sceglie in base a dove si concentra più spesso il controllo, non in astratto. Su questa famiglia l’usura si legge sulla punta: quando perde il filo, la risposta al tatto si smorza e lo strumento va sostituito.

La sonda WHO e il sondaggio parodontale

La sonda WHO, chiamata anche sonda CPITN, è l’altra famiglia della categoria, e lavora in modo opposto: la punta non è affilata ma termina con una sferetta di mezzo millimetro di diametro, smussata per progetto. Non è un difetto né un segno di consumo. La sfera serve a entrare nel solco gengivale senza penetrare i tessuti, a scorrere sulla superficie radicolare e a leggere al tatto il tartaro sottogengivale, con una delicatezza che una punta affilata non avrebbe. Lo stelo porta le bande di riferimento che rendono misurabile la profondità di sondaggio: la prima fascia scura copre l’intervallo fra tre millimetri e mezzo e cinque e mezzo, le successive stanno più in alto, ed è la scala su cui si registra lo screening parodontale, dal solco sano alla tasca profonda. Chi la impugna non cerca la sensibilità della punta fine, cerca il contrario: un contatto controllato che non faccia male al paziente e che si fermi dove deve. Su questa sonda l’affilatura non è un pregio da preservare, e il criterio di sostituzione è un altro: la sferetta integra e le bande ancora leggibili.

L’acciaio delle sonde e i cicli di sterilizzazione

Le qualità di acciaio inox più diffuse per questo tipo di strumento sono la 410 e la 420, usate ampiamente sia in ambito dentale sia in chirurgia generale, perché reggono la sterilizzazione ripetuta senza perdere la finitura della parte di lavoro. Gli strumenti chirurgici e odontoiatrici standard possono essere realizzati con i metalli specificati dalla norma ISO 7153-1, che cita esplicitamente anche l’impiego in odontoiatria e medicina bucco-dentale: è il riferimento tecnico che dice quali leghe sono adatte al contatto ripetuto con il cavo orale e all’autoclave. Il manico, quando è in metallo, si realizza con la stessa qualità di acciaio della parte di lavoro, per uniformità di comportamento durante la sterilizzazione e per evitare punti di ossidazione differenziata. Conta anche la forma costruttiva: una punta unica senza saldature intermedie riduce i punti in cui può insinuarsi materiale organico difficile da rimuovere durante il lavaggio. La durata di questi strumenti non si misura in mesi ma in numero di cicli sostenuti mantenendo intatte le caratteristiche di partenza.

La figura dello stelo e le angolazioni

Sul manico di una sonda compare quasi sempre un numero, a volte doppio: è la figura, cioè la sigla che identifica la sagoma dello stelo e l’angolo con cui la punta arriva sulla superficie. Non è un codice di magazzino ma una descrizione della geometria, ed è la ragione per cui due explorer con la stessa punta lavorano bene in zone diverse della bocca. Una figura poco angolata arriva comoda sui frontali, dove il campo è aperto e la mano entra dritta; una più curva serve sui settori posteriori e sulle facce distali, dove il polso non può ruotare oltre un certo punto e l’angolo lo deve dare lo strumento. Quando la sigla è doppia significa che le due estremita’ portano figure diverse: un solo strumento sul vassoio al posto di due, e uno in meno da lavare, imbustare e tracciare a ogni ciclo. Chi ordina per la prima volta fa bene a partire dalle superfici che controlla più spesso e a scegliere la figura su quelle, invece di prendere la sagoma più diffusa e adattarci il gesto.

Le sonde dentali nella strumentazione da visita

Per il resto della strumentazione da visita, la categoria strumenti odontoiatrici a mano raccoglie gli altri strumenti manuali di uso corrente, mentre chi cerca strumenti per l’estrazione trova la sezione dedicata alle pinze e leve dentali. I materiali di consumo che accompagnano ogni visita, dai guanti ai teli monouso, stanno fra i consumabili odontoiatrici. La sonda sta in mezzo a tutto questo come lo strumento del primo controllo: si prende in mano all’inizio della visita, e quello che dice detta il resto della seduta. La sonda del resto non lavora mai da sola: la mano che sonda si muove su ciò che l’altra le mostra con lo specchietto, ed è il motivo per cui le due estremita’ e l’angolo dello stelo contano quanto la punta.

Come scegliere le sonde dentali

Il primo criterio è la punta, perché decide il mestiere: explorer affilata per il controllo tattile delle superfici e dei margini, WHO a sferetta per il sondaggio parodontale e la lettura del tartaro sotto gengiva. Sono due strumenti diversi, non due versioni dello stesso, e uno studio che fa richiami e igiene li tiene entrambi sul vassoio. Il secondo criterio è la figura dello stelo: l’angolatura va scelta sulle superfici che si controllano più spesso, e la doppia estremità riduce il numero di strumenti da sterilizzare a parità di lavoro. Il terzo è l’acciaio, che si giudica su come regge i cicli, perché la finitura che resiste in autoclave è ciò che tiene precisa la parte di lavoro nel tempo. Il quarto è la quantità: la sonda è uno strumento da vassoio, e il numero utile si calcola sui set che circolano fra una visita e la sterilizzazione, non sul numero delle poltrone. Quando la punta dell’explorer perde il filo o la sferetta della WHO si consuma, lo strumento si sostituisce anche se a occhio sembra ancora buono: la risposta al tatto è tutto quello che chiede a quello strumento la mano che lo impugna.

Domande frequenti

Rassegna stampa

Parlano di noi

Da oltre 30 anni Al fianco dei professionisti HO.RE.CA e medicale
Catalogo ampio Migliaia di prodotti sempre disponibili
Spedizioni rapide Gratuite da €120, corriere espresso
Assistenza dedicata Supporto telefonico e preventivi personalizzati