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I defibrillatori sono l’apparecchio che restituisce il ritmo a un cuore che l’ha perso: dispositivi che erogano una scarica elettrica controllata per interrompere le aritmie più pericolose, e che nella versione semiautomatica esterna, il DAE, hanno portato la rianimazione fuori dagli ospedali, nelle palestre, nelle scuole, negli uffici e nelle piazze. In questa categoria trovi defibrillatori per strutture sanitarie, aziende, enti e luoghi pubblici, insieme alle piastre per defibrillatore che ne sono il consumabile vitale, con le loro scadenze da rispettare. Il defibrillatore esterno è uno dei dispositivi più regolamentati d’Italia, ed è una buona notizia: le regole dicono con precisione dove installarlo, chi può usarlo e come tenerlo sempre pronto, e conoscere il quadro aiuta a fare le scelte giuste. Questa pagina racconta la normativa italiana dei DAE con i suoi decreti, chi può usarli secondo la legge, la distinzione netta con i dispositivi impiantabili del percorso cardiologico e i criteri di scelta e di gestione nel tempo.
Il quadro normativo dei DAE
In Italia il defibrillatore semiautomatico o automatico esterno è disciplinato dal Decreto 16 marzo 2023 del Ministero della Salute, che definisce i criteri e le modalità per l’installazione: dove i dispositivi devono stare fisicamente, come devono essere segnalati al pubblico e mantenuti sempre pronti all’uso. Il decreto attua un percorso aperto dalla Legge 4 agosto 2021, numero 116, la norma che ha decisamente allargato la platea di chi può intervenire in caso di arresto. L’uso extraospedaliero è del resto la ragione d’essere del DAE: i defibrillatori semiautomatici esterni sono previsti da una legge italiana specifica proprio per l’utilizzo fuori dall’ospedale, dove l’arresto cardiaco accade più spesso e dove i minuti che passano prima dell’arrivo dei soccorsi sono esattamente quelli che contano di più. La normativa italiana ha costruito attorno a questo dispositivo un sistema: non basta comprare l’apparecchio, va installato secondo i criteri, segnalato come si deve e tenuto efficiente secondo le regole scritte.
Chi può usare un defibrillatore
La risposta della legge è più larga di quanto molti pensino: la Legge 116 del 2021 e il suo quadro attuativo aprono l’uso dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni al personale sanitario non medico e al personale non sanitario formato alla rianimazione cardiopolmonare. È il cuore della filosofia del DAE: il dispositivo semiautomatico guida l’utilizzatore, analizza il ritmo e decide se la scarica serve, e la formazione BLSD mette praticamente chiunque in condizione di agire in sicurezza e senza esitazioni. Per chi acquista per un’azienda, una palestra o un ente, questo significa che il defibrillatore va pensato insieme alla formazione delle persone che gli staranno vicino: l’apparecchio appeso al muro e le persone preparate a usarlo sono le due metà dello stesso presidio salvavita, e la seconda metà è quella che fa la differenza nei primissimi minuti.
Esterni e impiantabili: due mondi
Il nome defibrillatore copre anche un altro mondo, che va conosciuto per non confonderlo: il defibrillatore impiantabile, l’ICD, è un dispositivo elettronico che monitora il ritmo cardiaco e interviene automaticamente in caso di aritmie pericolose, impiantato chirurgicamente nel corpo del paziente, con un intervento che per l’ICD sottocutaneo dura all’incirca un’ora e generatori di impulsi con una durata tipica di 5-7 anni. La distinzione con il pacemaker chiarisce i ruoli: il pacemaker corregge soprattutto le bradicardie e i disturbi della conduzione, mentre il defibrillatore impiantabile è destinato anche alle aritmie ventricolari gravi, e può svolgere una funzione di stimolazione se il cuore batte troppo piano, cosa che il pacemaker non fa per le aritmie rapide pericolose. Sono dispositivi del percorso cardiologico specialistico: il DAE appeso alla parete e l’ICD dentro il torace condividono il principio fisico, non il mestiere quotidiano.
I defibrillatori nel ramo emergenza
Nel ramo emergenza e rianimazione il defibrillatore è l’anello elettrico della catena della sopravvivenza: lavora insieme ai palloni di rianimazione per la ventilazione, alle cannule di Guedel per le vie aeree e alle barelle per il trasporto che segue. La rianimazione cardiopolmonare è una catena di gesti coordinati in cui ogni presidio ha il suo momento preciso: il DAE ha il compito più drammatico di tutti, riportare un ritmo dove non c’è più, e il suo posto è ovunque quel momento possa arrivare senza preavviso.
Come scegliere e gestire i defibrillatori
Quattro criteri chiudono la valutazione. Il contesto: una struttura sanitaria, un’azienda o un luogo aperto al pubblico hanno obblighi e bisogni diversi fra loro, e l’installazione segue in ogni caso i criteri fissati dal decreto ministeriale. Le persone: la formazione BLSD di chi lavora vicino al dispositivo è parte dell’acquisto, perché la legge ammette all’uso il personale formato e la prontezza è tutto. I consumabili: le piastre e le batterie hanno le loro scadenze precise, e la gestione puntuale delle sostituzioni decide se il dispositivo sarà davvero pronto il giorno in cui servirà, un giorno che nessuno può scegliere in anticipo. La manutenzione: il DAE va tenuto efficiente e ben segnalato secondo le regole del decreto, con controlli periodici documentati e tracciabili. Con queste risposte, il defibrillatore fa il suo mestiere estremo: aspettare pronto e silenzioso, anche per anni interi, il singolo minuto in cui dovrà funzionare alla perfezione.
Domande frequenti
Molte più persone di quanto si creda: la Legge 116/2021 con i suoi provvedimenti attuativi apre l'uso dei DAE agli operatori sanitari non medici e a chiunque abbia seguito un corso di rianimazione cardiopolmonare. L'apparecchio semiautomatico fa la parte difficile, legge il ritmo e stabilisce da solo se erogare la scarica, guidando chi interviene passo passo; l'installazione risponde invece ai criteri del decreto ministeriale del 16 marzo 2023.
Sono due mondi: il DAE vive appeso a una parete di un luogo pubblico o di un'azienda e serve l'emergenza fuori dall'ospedale; l'ICD viene inserito chirurgicamente sotto la pelle del paziente cardiologico, sorveglia il ritmo giorno e notte e agisce da solo quando rileva un'aritmia grave, con generatori che di norma durano 5-7 anni. Stesso principio elettrico, mestieri del tutto diversi.