Divise Mediche
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Le divise mediche sono il guardaroba del lavoro sanitario: i capi che vestono medici, infermieri, OSS e professionisti per l’intero turno, e che insieme al comfort portano addosso un linguaggio, quello dei colori con cui le strutture si fanno leggere da pazienti e visitatori. In questa categoria trovi le tre famiglie della vestizione professionale: i camici medici per chi indossa i propri abiti sotto, e la coppia formata dalle casacche mediche e dai pantaloni medici per chi si cambia per intero, dentro il ramo dei dispositivi di protezione individuale. La divisa è un capo con tre mestieri insieme: protegge chi la indossa, identifica il suo ruolo e comunica con chi la guarda, e ogni struttura la declina secondo le proprie regole interne. Il linguaggio dei colori cambia da ospedale a ospedale, il confine con i capi da sala operatoria è netto e il guardaroba si compone a partire da queste due cose: sono i nodi che decidono se una fornitura di divise sarà quella giusta o soltanto quella più economica.
I colori delle divise mediche: un linguaggio locale
Il colore della divisa serve in molte strutture ospedaliere italiane a identificare ruoli o reparti, ma i codici non sono uniformi a livello nazionale e possono cambiare da ospedale a ospedale. Gli esempi reali mostrano quanto: presso l’ASL Città di Torino il camice o la divisa bianca indica il medico, il bordo blu l’infermiere, il bordo rosso il coordinatore infermieristico, il bordo giallo l’infermiere generico, il bordo marrone l’operatore socio-sanitario e il bordo verde il tecnico sanitario; alla Città della Salute e della Scienza, nella stessa città, il camice bianco identifica il personale medico, il verde la sala operatoria, il lilla il pronto soccorso, e le casacche bianche portano una banda blu per l’infermiere e rossa per il coordinatore. Due ospedali, due alfabeti: il codice colore va sempre letto dentro la struttura che lo ha scritto. Per questo un assortimento serio tiene una tavolozza larga, dal bianco e dal verde storici all’azzurro, al blu marina, al viola, all’indaco, al turchese e alle tonalità più recenti: chi ha già scelto il proprio codice deve poterlo vestire, non approssimare.
Camici, casacche e pantaloni: le due vestizioni
La prima strada è il camice, aperto sul davanti e indossato sopra i propri abiti: veste in fretta, si toglie in fretta ed è il capo di chi entra e esce da un ambulatorio. La seconda è la coppia casacca e pantalone, per chi in struttura si cambia per intero e resta in divisa per tutto il turno. La casacca ha le sue varianti, e non sono dettagli estetici: lo scollo a V è il taglio classico che si infila dalla testa, il finto incrocio veste in modo più costruito, la versione con bottoni automatici si apre sul davanti e si toglie senza passare dalla testa, che è ciò che serve quando il capo va cambiato in fretta o quando l’acconciatura non deve essere disfatta ogni volta. I pantaloni seguono con vita elastica e coulisse, in cotone pieno o in misto, negli stessi colori delle casacche. Chi vuole tenere insieme le due metà senza rincorrere le tonalità trova i set già abbinati, casacca e pantalone dello stesso colore e dello stesso tessuto. Accanto ai capi da lavare esiste anche la divisa monouso in tessuto non tessuto, casacca e pantalone da indossare una volta sola, per gli accessi occasionali e per le situazioni in cui il capo deve nascere pulito dalla confezione e finire nei rifiuti.
Il confine con la sala operatoria
La divisa da corsia non va confusa con i capi da sala: per i camici e i teli chirurgici la norma UNI EN 13795 definisce i requisiti e i metodi di prova per gli indumenti usati come dispositivi per il personale clinico e le attrezzature in sala operatoria, e la documentazione tecnica sui camici chirurgici cita materiali non tessuti come l’SMS, strutture multistrato in polipropilene pensate per la protezione e la barriera ai liquidi secondo il livello prestazionale richiesto. Sono due mondi con logiche diverse: la divisa quotidiana è un capo che vive di lavaggi e comfort, il capo da sala è un dispositivo con prestazioni di barriera misurate. Il guardaroba ben fatto di una struttura li tiene entrambi, ciascuno al proprio posto: la divisa per il turno di ogni giorno, i capi barriera per le procedure che li richiedono.
Le divise nel ramo protezione
Dentro i dispositivi di protezione individuale, le divise sono la famiglia che si indossa più a lungo: gli altri presidi del ramo, dai guanti alle mascherine, si mettono e si tolgono attorno ai singoli gesti, mentre la divisa accompagna l’intero turno e definisce la persona al lavoro. È la ragione per cui i suoi criteri sono più tessili che prestazionali: la lavabilità alle alte temperature, la traspirabilità, la tenuta del colore e la vestibilità contano più di ogni altra cosa, perché il capo deve reggere i cicli di lavaggio della sanità e le ore addosso senza cedere su nessuno dei due fronti. La divisa buona si riconosce dopo sei mesi di lavanderia industriale: è quella che sembra ancora la sua taglia e porta ancora il suo colore.
Come comporre il guardaroba delle divise mediche
Prima di ordinare si leggono le regole di casa: il codice colore e le convenzioni della propria struttura, perché la divisa comunica e deve comunicare la cosa giusta. Le due vestizioni: camice per chi tiene i propri abiti sotto, casacca e pantalone per chi si cambia, con la scelta che segue i ruoli e le abitudini reali. La qualità tessile: lavaggi ad alte temperature, traspirabilità e tenuta del colore sono la sostanza che decide la durata. La rotazione: più capi per persona in ciclo fra uso, lavanderia e armadietto, con taglie e ricambi che coprono la squadra vera. Il giudizio arriva dopo: dodici ore addosso, la casacca che non tira sulle spalle quando ci si china sul letto, i bottoni automatici che si aprono e si richiudono con una mano sola mentre l’altra regge qualcosa, le tasche che tengono quello che ci si mette dentro. Poi la prova lenta della lavanderia industriale, un bianco ancora bianco e un verde ancora verde dopo mesi di cicli ad alta temperatura. E infine la prova che non si misura: il colore che il paziente riconosce dal letto e che gli dice, senza domande, chi si sta prendendo cura di lui. Un capo che regge tutte e tre le prove sta facendo insieme i tre lavori per cui è stato comprato.
Domande frequenti
Dipende dalla struttura: i codici colore identificano ruoli o reparti ma non sono uniformi a livello nazionale. Gli esempi lo mostrano bene: in un'ASL torinese il bordo blu segnala l'infermiere, il rosso il coordinatore, il marrone l'OSS e il verde il tecnico; in un altro ospedale della stessa città il verde indica la sala operatoria e il lilla il pronto soccorso. Ogni codice va letto dentro l'organizzazione che lo ha adottato, e va verificato prima di ordinare.
Due mondi: la divisa quotidiana è un capo riutilizzabile che vive di lavaggi, comfort e riconoscibilità del ruolo; il camice chirurgico è un dispositivo con prestazioni di barriera misurate, regolato dalla UNI EN 13795 e realizzato in materiali come l'SMS multistrato in polipropilene per la protezione dai liquidi. Il guardaroba di una struttura li tiene entrambi, ciascuno per il suo compito.
Cambia il modo di lavorare, non la qualità del capo. Il camice si indossa sopra i propri abiti e si toglie in un gesto: veste chi entra e esce dall'ambulatorio e chi passa da un reparto all'altro. La casacca con i pantaloni veste invece chi si cambia negli spogliatoi e tiene la divisa fino a fine servizio, con più libertà di movimento e nessun lembo che si impiglia. Molte strutture tengono entrambe le soluzioni, assegnate per ruolo.