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Un aspiratore chirurgico serve a liberare le vie aeree, rimuovere materiali non desiderati e drenare o decomprimere cavità del corpo. In sala operatoria lo stesso principio si applica al campo di lavoro: l’aspirazione toglie sangue e liquidi per mantenere l’area visibile durante l’intervento. Sono usi diversi che chiedono dispositivi diversi, ed è per questo che in questa categoria trovi aspiratori portatili a batteria, apparecchi elettrici da appoggio, carrellati a doppio vaso con comando a pedale, unità manuali per il primo soccorso e aspiratori di fumi per l’elettrochirurgia, insieme ai vasi, alle sacche monouso, ai filtri e alle cannule che li tengono in servizio.
A cosa serve un aspiratore chirurgico e quali tipi trovi
Gli aspiratori medici e chirurgici coprono impieghi molto diversi: aspirazione endotracheale e bronchiale, nasofaringea e orofaringea, gestione delle secrezioni in caso di tracheostomia, rimozione di sangue e liquidi durante un intervento. La serie di norme EN ISO 10079 copre proprio questa varietà, perché gli stessi apparecchi si usano dall’ospedale all’assistenza domiciliare, dal trasporto del paziente al campo operatorio. Non esiste quindi un unico modello che vada bene ovunque: la scelta dipende da dove e su chi si userà l’apparecchio, e il primo bivio è l’alimentazione.
Aspiratore chirurgico professionale: elettrico, a batteria o manuale
Quelle norme distinguono tre categorie: dispositivi elettrici, manuali e non elettrici collegati a una sorgente di vuoto già presente nella struttura, che è una soluzione impiantistica più che un apparecchio da mettere sul tavolo. Fra gli apparecchi autonomi, quelli che la pompa se la portano dietro, un aspiratore chirurgico professionale alimentato dalla rete è la scelta più diffusa in ambulatorio e in sala, perché tiene una portata costante e regolabile senza dipendere dalla carica di una batteria. I modelli a batteria coprono il fronte opposto, quello che si muove: ambulanza, trasporto interno, domicilio, dove l’apparecchio deve lavorare lontano da una presa e ripartire il giorno dopo. Le unità manuali restano rilevanti dove l’elettricità non c’è o non è affidabile, e hanno un vantaggio che nessuna scheda esalta abbastanza: non c’è niente che possa scaricarsi. Nessuno dei tre è superiore agli altri, ciascuno è coerente con un posto preciso.
Aspiratore portatile, da appoggio o carrellato: dove lavora l’apparecchio
Il secondo bivio è la postazione. Un aspiratore tracheale portatile segue il paziente: batteria integrata, peso contenuto, un vaso di piccola capacità e spesso un supporto che lo fissa a bordo dell’ambulanza, ed è l’assetto del trasporto e del domicilio. Quello da appoggio alimentato dalla rete sta fermo sul piano dell’ambulatorio, ha un solo vaso e una regolazione semplice, e copre la medicazione, la piccola chirurgia e lo studio. Il carrellato è l’assetto del reparto e della sala: due vasi che si alternano senza fermare l’aspirazione, vuotometro e regolatore di flusso in vista, comando a pedale che lascia libere entrambe le mani, e nelle versioni a doppia pompa la portata necessaria a reggere ore di lavoro continuo. Fra i tre la domanda da porsi resta la più semplice possibile: il paziente sta fermo o si muove, e chi aspira ha una mano libera oppure no.
Come funziona un aspiratore tracheale e cosa cambia nell’uso quotidiano
Il principio è semplice: una pompa genera una depressione regolabile, un tubo porta le secrezioni dal sondino a un vaso di raccolta, un filtro antibatterico protegge il motore. Il vaso si svuota e si sanifica dopo ogni uso, nella versione autoclavabile o in quella foderata da una sacca monouso che si sfila e si getta piena, e il tubo di collegamento è un consumabile da sostituire con regolarità. Sul coperchio lavora una valvola di troppo pieno che ferma l’aspirazione prima che il liquido raggiunga la pompa: è il pezzo che salva l’apparecchio quando il vaso si riempie mentre nessuno guarda.
Come si fa ad aspirare il catarro dipende dal punto in cui si trova: nella cavità orale e nella faringe basta un’aspirazione delicata, mentre per le secrezioni bronchiali profonde o in presenza di tracheostomia servono una regolazione più precisa del vuoto e un sondino di calibro adatto. La sonda si introduce senza forzare e l’aspirazione si applica a intermittenza, mai a lungo: sessioni brevi e ripetute irritano le mucose molto meno di un’aspirazione unica. Conta poi chi userà il dispositivo: un familiare a domicilio ha bisogno di comandi semplici e di poco rumore, un operatore sanitario di regolazione fine e di rapidità.
Aspiratore di fumi e cannule: il lavoro sul campo operatorio
Accanto agli apparecchi che tolgono liquidi c’è la famiglia che toglie aria. L’aspiratore di fumi per elettrochirurgia raccoglie il pennacchio che l’elettrobisturi produce quando taglia o coagula, lo filtra a più stadi e restituisce alla sala aria depurata: il consumabile qui è il filtro, con una durata dichiarata in ore di lavoro, insieme al manico di aspirazione monouso che si tiene vicino al campo. Sul versante dei liquidi la parte che tocca davvero il paziente sono le cannule in acciaio inossidabile, in lunghezze e diametri diversi e con la punta disegnata per il tipo di intervento. Si scelgono sul calibro: una cannula troppo fine rallenta il campo e si occlude, una troppo grossa porta via anche ciò che deve restare dov’è.
Cosa guardare prima di scegliere un aspiratore chirurgico
Oltre all’alimentazione e al contesto d’uso, due elementi pratici incidono ogni giorno. La capacità del vaso decide quanto spesso va svuotato: uno piccolo basta agli interventi brevi e al domicilio, uno capiente riduce le interruzioni in sala o durante un turno intenso. Il rumore conta soprattutto a casa e negli ambulatori con pazienti svegli, mentre in sala passa dietro alla precisione della regolazione del vuoto. La documentazione del singolo dispositivo indica poi la classificazione come dispositivo medico, che cambia con la destinazione d’uso: è un dato da verificare scheda per scheda, non un attributo generico della categoria. Chi cerca anche strumenti per il campo operatorio, dalle forbici alle suture, trova il resto della dotazione nella sezione dedicata alla chirurgia, mentre per il controllo del sanguinamento la scelta prosegue tra gli emostatici chirurgici.
Dove verrà usato l’apparecchio, e su chi: sono le due domande che restringono davvero il campo. Un dispositivo a batteria nato per l’ambulanza non sostituisce quello di un reparto che aspira per ore, e un ambulatorio non ha bisogno della doppia pompa dimensionata per la sala operatoria. Definiti questi due punti, la differenza fra i modelli restanti si riduce a capacità del vaso, rumorosità e autonomia, che si leggono una per una nella scheda di ciascun prodotto. Restano poi le parti che si toccano ogni giorno: il vaso autoclavabile e la sacca che lo riveste, il filtro da sostituire, il coperchio con la sua valvola, il pedale, il tubo di collegamento. Sono le voci che si consumano e si riordinano, e nel tempo pesano quanto il motore che le muove.
Domande frequenti
Si inserisce delicatamente il sondino collegato all'aspiratore fino al punto necessario, si attiva l'aspirazione in modo intermittente e si ritira con un movimento rotatorio, senza mai insistere a lungo nello stesso punto per non irritare la mucosa. La depressione va regolata in base all'età e alla densità delle secrezioni.
Dipende dal modello: per l'uso domestico su un anziano è indicato un aspiratore tracheale portatile, compatto e a bassa rumorosità, mentre gli apparecchi pensati per la sala operatoria hanno potenze e ingombri superiori a quanto serve in questo contesto.