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Lo spirometro è lo strumento che misura la funzionalità respiratoria: quanto volume d’aria entra ed esce dai polmoni e con quale velocità. In questa categoria trovi spirometri portatili per l’ambulatorio e la medicina del lavoro, apparecchi da tavolo con touchscreen e stampante, modelli che si collegano al computer o allo smartphone, misuratori di picco di flusso per l’automonitoraggio e i materiali di consumo che l’esame richiede a ogni paziente. È lo strumento con cui il medico di base, lo pneumologo e il medico competente trasformano un sospetto respiratorio in numeri confrontabili nel tempo.
A cosa serve uno spirometro
La spirometria aiuta a riconoscere o confermare i quadri ostruttivi delle vie aeree, come nella BPCO, e a seguirne l’evoluzione. Il paziente espira con forza nel boccaglio e lo strumento registra volumi e flussi, restituendo una curva e una serie di parametri. Per chi compra, la distinzione da tenere ferma è quella con gli apparecchi da esercizio respiratorio venduti per la riabilitazione: quelli allenano, lo spirometro misura. Qui si parla dello strumento diagnostico, quello che produce un referto su cui un medico ragiona e firma. Le sedi d’uso sono più di quante si immagini: lo studio del medico di base, l’ambulatorio pneumologico che segue i pazienti cronici, la medicina del lavoro con le visite periodiche, gli screening in farmacia dove la normativa li prevede.
I parametri che uno spirometro misura: FVC, FEV1 e il loro rapporto
Tre parametri fanno la base dell’interpretazione. La FVC è la capacità vitale forzata, cioè tutto il volume che il paziente riesce a espirare con forza dopo un’inspirazione piena. Il FEV1 è il volume espirato nel primo secondo, un parametro sforzo-dipendente usato come indice globale del grado di ostruzione bronchiale. Il rapporto FEV1/FVC è il parametro fondamentale per rilevare un’ostruzione: la guida rapida di riferimento indica ostruzione sotto il 70%, la stessa soglia fissa che le linee guida GOLD adottano come 0,70 dopo broncodilatatore per la diagnosi di BPCO. Per l’asma il riferimento non coincide: le linee guida GINA considerano normale negli adulti un rapporto sopra 0,75-0,80, o comunque sopra il limite inferiore di normalità, quindi lo stesso numero va letto insieme al sospetto clinico e all’età del paziente. Per FVC e FEV1, valori pari o superiori all’80% del teorico sono considerati normali, sotto quella soglia patologici. Uno spirometro da ambulatorio serve a questo: mettere quei tre numeri davanti al medico, confrontati con i teorici del paziente per età, sesso e statura.
La ripetibilità della prova: dove si vede uno spirometro ben usato
Una spirometria vale se è ripetibile: fra i due valori più alti di FVC, e fra i due più alti di FEV1, la differenza deve restare sotto i 150 mL nei soggetti sopra i 6 anni. È il criterio che separa un esame affidabile da un tentativo, e nella pratica dipende tanto dallo strumento quanto dalla conduzione della prova: il software segnala le prove accettabili e quelle da ripetere, guidando l’operatore manovra dopo manovra. Chi esegue spirometrie di screening apprezza proprio questo: un apparecchio che dice subito se la manovra è valida fa risparmiare tempo e richiami.
Spirometro portatile, da tavolo o collegato: come cambia l’apparecchio
Lo spirometro portatile professionale sta in una mano, lavora a batteria e segue il medico dove serve: visite in azienda per la medicina del lavoro, screening fuori sede, ambulatori con più stanze. Le versioni con display mostrano subito curva e parametri; i modelli più piccoli si appoggiano allo smartphone o mandano i dati per collegamento senza fili, e il telefono fa da schermo e da archivio. All’estremo opposto sta l’apparecchio da tavolo, che resta sulla scrivania dell’ambulatorio: schermo tattile ampio, stampante incorporata per il referto sul posto, memoria capiente e collegamento al computer per l’archivio. In mezzo ci sono i modelli che lavorano collegati al PC, dove il software fa tutto il lavoro di refertazione e confronto nel tempo. Alcuni apparecchi uniscono spirometria e ossimetria nello stesso corpo, aggiungendo la saturazione al quadro respiratorio con un sensore dedicato. La scelta segue il flusso di lavoro: chi referta sempre alla stessa scrivania sfrutta il software, chi si sposta guarda autonomia, peso e stampa immediata.
Boccagli, turbine e materiali di consumo
La spirometria è un esame che consuma: ogni paziente vuole il suo boccaglio, e a seconda della tecnologia dell’apparecchio si sostituiscono anche turbine monouso o filtri antibatterici. Sono componenti che pesano sul costo per esame più dello strumento, e vanno messi in conto fin dall’acquisto. Il filtro antibatterico, dove il modello lo prevede, protegge apparecchio e operatore fra un paziente e l’altro, e si trova con il boccaglio già integrato in diversi diametri, perché l’attacco cambia da un modello all’altro. La turbina monouso azzera la pulizia del sensore fra gli esami, mentre quella riutilizzabile abbassa il costo per prova a patto di seguire la procedura di lavaggio. Il boccaglio di carta resta il minimo su cui non si discute, e accanto stanno lo stringinaso, che chiude la via alternativa durante la manovra, e la carta termica per gli apparecchi che stampano. Prima dell’ordine va verificato quali consumabili usa il modello scelto e con quale attacco, perché lo strumento durerà anni e i boccagli si riordinano per sempre.
Cosa dire al paziente prima dell’esame
La qualità della misura comincia prima del boccaglio. Le indicazioni comunemente raccomandate prima della spirometria chiedono di evitare fumo, alcol, pasti abbondanti e attività fisica intensa, e in alcune indicazioni cliniche di sospendere i broncodilatatori per il periodo precedente al test. Sono istruzioni che lo studio consegna alla prenotazione, perché un paziente preparato produce curve accettabili al primo giro: il modo più economico di aumentare la resa di uno spirometro non è cambiarlo, è far arrivare bene i pazienti.
Come scegliere fra gli spirometri in assortimento
Quattro domande stringono il campo. Quanti esami si fanno, perché uno screening occasionale e un ambulatorio pneumologico non chiedono lo stesso apparecchio. Dove si fanno, cioè se lo strumento resta sulla scrivania, viaggia in borsa o deve fare entrambe le cose. Come esce il referto, se sul display, dalla stampante incorporata o dal software del computer, secondo come lo studio archivia. E quale attacco hanno i consumabili, che è la domanda che si dimentica e si paga più a lungo. Le prime tre separano il portatile a batteria, l’apparecchio da tavolo con schermo e stampante e il modulo che lavora solo collegato al PC. L’ultima le riassume tutte, perché uno spirometro si compra una volta e si alimenta per anni: la voce che pesa sul bilancio dell’ambulatorio non è l’apparecchio, è la fila di turbine, filtri, boccagli, stringinaso e rotoli di carta che ogni paziente si porta via.
Domande frequenti
Il misuratore di picco di flusso è uno strumento meccanico tascabile che rileva un solo valore, il picco espiratorio, utile al paziente per l'automonitoraggio quotidiano dell'asma. Lo spirometro è uno strumento diagnostico: misura volumi e flussi lungo tutta la manovra espiratoria, produce la curva e i parametri su cui si basa una diagnosi. Il primo accompagna il paziente a casa, il secondo sta nello studio e produce referti.
Per le visite periodiche fuori sede il portatile è di fatto lo standard operativo: batteria, peso contenuto e referto immediato sono quello che serve in azienda. Il punto da verificare è la gestione dei dati, perché il medico competente rivede gli esami nel tempo: un portatile che si scarica sul computer al rientro unisce la praticità in campo all'archivio in studio, ed evita di ribattere a mano i risultati.
Cambia dove si sposta il lavoro. La turbina monouso si sostituisce a ogni paziente e toglie di mezzo la pulizia del sensore, con un costo per esame più alto e nessuna procedura da rispettare. Quella riutilizzabile abbassa il costo per prova ma chiede il lavaggio previsto dal fabbricante fra un esame e l'altro, e va sostituita quando la scheda lo indica. La scelta segue il numero di esami e chi in studio se ne occupa davvero.