Riabilitazione e Mobilita
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La riabilitazione e mobilità è il ramo del movimento che torna: gli ausili, le terapie fisiche strumentali e gli attrezzi da esercizio che accompagnano le persone dal letto alla carrozzina, dalla carrozzina al deambulatore, e dal deambulatore di nuovo ai propri passi. In questa categoria trovi le famiglie che coprono l’intero percorso: le sedie a rotelle, le stampelle e bastoni e i sollevapazienti per la mobilità assistita, gli esercitatori per fisioterapia e gli elettrostimolatori TENS per il recupero attivo, le terapie strumentali come magnetoterapia, ultrasuonoterapia e tecarterapia e pressoterapia, fino agli ausili per il bagno e alle comode della vita quotidiana. Il movimento riabilitativo ha una sua logica e un vocabolario tecnico preciso, e le famiglie del ramo lo servono in punti diversi del percorso.
Attiva, assistita, passiva: i tre modi del movimento
La riabilitazione ha un vocabolario tecnico preciso per descrivere il movimento, e conoscerlo aiuta a orientarsi. La mobilizzazione attiva è quella in cui la variazione dell’angolo articolare è causata dall’attività contrattile dei muscoli scheletrici: il paziente muove da solo, il suo corpo lavora. La mobilizzazione attiva-assistita è una mobilizzazione attiva svolta con il controllo manuale del fisioterapista: il gesto resta del paziente, la guida e il controllo sono del professionista. E la mobilizzazione passiva avviene senza attivazione contrattile volontaria: qualcun altro, o qualcos’altro, compie il movimento al posto del paziente. Sono tre gradini successivi della stessa scala del recupero, e la dotazione del ramo li serve tutti e tre: gli ausili sostengono chi il movimento non lo ha ancora recuperato, gli esercitatori chiedono il gesto attivo a chi può già darlo, e le terapie fisiche strumentali lavorano dove il movimento da solo non basta a guarire.
La mobilità si allena con criterio
Il recupero del movimento e della mobilità ha le sue regole tecniche precise. La mobilità articolare si allena con esercizi in movimento e senza sovraccarichi, che le pubblicazioni tecniche descrivono come esercizi a corpo libero o callistenici, e i principi che li governano sono pochi e fermi: la gradualità, la postura corretta, il rilassamento dei muscoli che limitano l’escursione e il riscaldamento generale prima degli esercizi. Anche i dettagli hanno la loro disciplina: gli esercizi di mobilità possono usare movimenti a molleggio, ma per essere efficaci devono mantenere il rilassamento dell’articolazione interessata e rispettare la progressione dell’intensità, e per i distretti come la caviglia si lavora con le flesso-estensioni e con movimenti in più direzioni dello spazio, compresa la mobilizzazione della pianta del piede. È la filosofia che attraversa l’intero ramo: il movimento si riconquista un grado articolare alla volta, con costanza e senza mai forzare.
Dalla terapia alla vita quotidiana
La particolarità di questo ramo del catalogo è che non si ferma alla palestra riabilitativa: prosegue dentro le case delle persone. Gli ausili per la mobilità, dalla carrozzina al semplice bastone, trasformano il grado di movimento disponibile in autonomia reale e spendibile; gli ausili per il bagno e le comode portano quella stessa autonomia dentro i momenti più privati e delicati della giornata; e perfino la gestione delle terapie ha i suoi strumenti minuti, dai portapillole ai tagliapillole e tritapillole che rendono gestibili le terapie di ogni giorno. È il ramo in cui il catalogo sanitario entra più a fondo nella vita delle persone: ogni ausilio scelto bene è un pezzo di giornata che torna a essere possibile per qualcuno, e la dotazione giusta si compone sempre attorno alla persona reale, non attorno alla patologia astratta.
Le famiglie della riabilitazione e mobilità
Il ramo si legge meglio per famiglie. Gli ausili al cammino tengono in piedi il passo: bastoni con puntale di gomma, tripodi e quadripodi per chi ha bisogno di più appoggi a terra, stampelle ascellari e canadesi con presa all’avambraccio, deambulatori rigidi o su ruote. Le carrozzine e le poltrone elevabili lavorano sul trasferimento, il passaggio dal letto alla seduta e dalla seduta alla stazione eretta, insieme ai sollevatori elettrici e alle imbragature per chi va mosso da un’altra persona. Il bagno ha una famiglia tutta sua, fatta di maniglioni, rialzi per il water, sedie e sgabelli da doccia, perché è la stanza in cui si cade. L’esercizio attivo passa da bande e tubi elastici, palle e barre di resistenza, che costano poco e fanno gran parte del lavoro fra una seduta e l’altra. E le terapie strumentali si portano dietro i propri consumabili, elettrodi pregellati, gel e creme conduttive, cinture e fasce, senza i quali l’apparecchio resta un oggetto fermo. Restano gli ausili minuti della giornata, la pinza che raccoglie da terra quello che è caduto e l’infilacalze di chi ai piedi non arriva più: piccoli, e spesso i primi a essere cercati.
Il ramo nel catalogo sanitario
Dentro gli articoli sanitari la riabilitazione e mobilità è il ramo del dopo e del durante: riceve i pazienti dall’ortopedia e compressione, che nel frattempo ha contenuto e protetto le strutture in guarigione, e li accompagna nel tempo lungo del recupero funzionale; convive fianco a fianco con la degenza ospedaliera, con cui condivide molti presidi dell’assistenza quotidiana alla persona. È anche il ramo più largo per varietà: dalla terapia fisica strumentale più tecnologica fino al semplice portapillole, tutto ciò che contiene risponde in fondo alla stessa domanda, come si vive e si recupera quando il movimento non è più scontato.
Come orientarsi nel ramo riabilitazione e mobilità
Il criterio che regge tutti gli altri, in un ramo così vario, è la persona che userà l’ausilio. La persona e il suo tratto di percorso: la mobilità residua e l’obiettivo del momento decidono fra ausilio, esercizio attivo e terapia strumentale. La progressione: la dotazione deve poter cambiare insieme al recupero della persona, dal sostegno pieno dell’inizio al supporto leggero delle ultime fasi, senza costringere a ricomprare tutto a ogni passaggio. La vita reale: le misure, gli spazi domestici e le abitudini della persona contano quanto le schede tecniche, perché l’ausilio che non passa dalla porta di casa non serve a niente. Le terapie con giudizio: le terapie fisiche strumentali entrano nei percorsi soltanto su indicazione professionale, con apparecchi che appartengono al mondo regolato dei dispositivi medici. Il bastone appoggiato accanto alla porta invece che dimenticato in un angolo, la sedia comoda usata senza dover chiamare nessuno, il portapillole che la sera è vuoto perché la terapia è stata presa davvero: sono segni piccoli, e sono l’unico modo onesto di sapere se quella dotazione ha funzionato.
Domande frequenti
Sono i tre gradi con cui la fisioterapia classifica il movimento articolare: nell'attiva è la contrazione muscolare del paziente a variare l'angolo dell'articolazione; nell'attiva-assistita il gesto parte dal paziente ma il fisioterapista lo guida con le mani; nella passiva l'articolazione viene mossa dall'esterno, senza contrazione volontaria. Il percorso di recupero li attraversa spesso in sequenza, dal passivo verso l'attivo pieno.
Con lavoro in movimento privo di sovraccarichi, il cosiddetto corpo libero o callistenico, rispettando quattro regole: procedere per gradi, curare la postura, tenere rilassata la muscolatura che frena l'escursione e scaldarsi prima di cominciare. Anche il molleggio ha cittadinanza, purché l'articolazione resti morbida e l'intensità salga con progressione: si guadagna un grado alla volta, mai a strappi.