Audiometri
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Gli audiometri sono lo strumento che misura l’udito: apparecchi che presentano toni puri calibrati all’orecchio del paziente per determinare le sue soglie uditive, la base dell’esame audiometrico tonale con cui si quantifica, frequenza per frequenza, quanto e che cosa una persona sente davvero. In questa categoria trovi audiometri per ambulatori otorinolaringoiatrici, servizi di medicina del lavoro che eseguono gli screening periodici, centri audioprotesici e strutture sanitarie, insieme alle cabine audiometriche con i loro accessori, alle cuffie e agli auricolari di ricambio e ai tappini per audiometria, il piccolo consumabile che accompagna le sonde dello strumento negli esami di routine, paziente dopo paziente. L’audiometria è una misura sottile e delicata per sua stessa definizione: lo strumento deve produrre toni puri a intensità note con precisione da laboratorio, perché la soglia uditiva si cerca proprio al confine sottile fra il sentito e il non sentito. Dietro a un tracciato audiometrico attendibile stanno sempre le stesse condizioni: una norma di prodotto rispettata, una stanza abbastanza silenziosa, un certificato di taratura in corso di validità e un professionista abilitato a condurre la prova. Vale la pena guardarle una per una, perché è da lì che dipende quanto vale il numero scritto sul referto.
L’esame audiometrico e le sue norme
L’esame audiometrico tonale serve a determinare le soglie uditive con toni puri, ed è disciplinato da norme tecniche internazionali che coprono sia gli strumenti sia i metodi: gli audiometri per toni puri devono rispettare requisiti specifici di fabbricazione, con la IEC 60645-1 citata come riferimento in ambito tecnico: dalla quarta edizione del 2017 quella norma copre sia gli apparecchi per i toni puri sia quelli per l’audiometria vocale, avendo assorbito la parte che al parlato era dedicata in precedenza. È una struttura normativa articolata che racconta bene la natura di questo esame: la soglia uditiva è una misura assoluta, confrontabile fra strumenti, ambulatori e anni, e questo è possibile soltanto se ogni singolo audiometro produce esattamente i livelli sonori che dichiara di produrre. Per chi acquista uno strumento, la conformità alla norma di prodotto è il punto di partenza obbligato: senza di essa, i decibel indicati sul quadrante restano numeri senza alcuna garanzia metrologica.
L’ambiente e la calibrazione
L’audiometro, per quanto preciso, non lavora mai da solo: per eseguire correttamente gli esami è richiesto un ambiente acusticamente controllato, e le indicazioni professionali sono nette su un punto, non è ammesso compensare un ambiente inadeguato con software o apparecchiature che dichiarino di farlo. Il rumore di fondo della stanza maschera le soglie più basse, e nessun algoritmo può restituire ciò che il rumore ha coperto durante la prova: la cabina silente o l’ambiente controllato sono parte integrante dello strumento di misura, non un accessorio opzionale. L’altro pilastro è la calibrazione: la verifica periodica dell’audiometro e la disponibilità di un certificato di calibrazione aggiornato sono elementi tecnici essenziali per l’uso professionale. Uno strumento che di mestiere misura soglie va a sua volta misurato con regolarità: la catena della fiducia audiometrica passa da un laboratorio di taratura accreditato, a intervalli regolari, con le carte che lo dimostrano a ogni verifica.
Chi esegue l’esame e come si legge
L’esame audiometrico può essere eseguito da un medico otorinolaringoiatra o da un tecnico audiometrista, e alcune fonti citano anche l’audiologo fra i professionisti qualificati; la durata è variabile, con intervalli riportati di circa 10-30 minuti e stime medie di 10-15 per il test base, che crescono quando si aggiungono più prove o valutazioni supplementari. Il risultato dell’esame si legge attraverso le classificazioni dell’ipoacusia, basate sulla perdita uditiva media espressa in decibel: una classificazione tecnica diffusa distingue normoacusia e ipoacusia lieve, media, grave e profonda, mentre la classificazione OMS usa soglie differenti e separa anche l’ipoacusia medio-grave. Le frequenze di riferimento su cui si calcola la media sono invece le stesse nei due sistemi: sia la BIAP sia l’OMS mediano la perdita su 500, 1000, 2000 e 4000 hertz, e la distanza fra le due classificazioni sta tutta nelle soglie in decibel che separano una classe dalla successiva. Chi lavora ogni giorno con i referti audiometrici deve sempre sapere quale classificazione sta leggendo: lo stesso identico orecchio può cambiare etichetta semplicemente cambiando sistema di classificazione.
Gli audiometri nel ramo otorinolaringoiatria
Nel ramo otorinolaringoiatria l’audiometro è lo strumento della misura fine, che arriva dopo il primo sguardo: l’ispezione con gli otoscopi racconta lo stato del condotto e della membrana, e l’esame audiometrico quantifica la funzione, trasformando un generico sentirci poco in una curva precisa di soglie per ogni frequenza. Sono due livelli della stessa domanda clinica: l’otoscopio guarda com’è fatto l’orecchio, l’audiometro misura come quell’orecchio lavora, e il percorso diagnostico li usa uno dopo l’altro nell’ordine giusto.
Come scegliere gli audiometri
L’acquisto di un audiometro si decide su carte e su stanze, prima che sulle funzioni del pannello. La conformità: la rispondenza alle norme tecniche degli audiometri è la condizione perché le soglie misurate valgano fuori dalla stanza in cui sono state prese. L’impiego: lo screening periodico della medicina del lavoro e la diagnostica specialistica dell’otorinolaringoiatra chiedono dotazioni e tipi di prove diverse, e lo strumento si sceglie sul protocollo che si eseguirà davvero. L’ambiente: la disponibilità di un ambiente acusticamente controllato va verificata prima dell’acquisto, perché senza di esso anche lo strumento migliore del catalogo finisce per misurare il rumore della stanza. La manutenzione metrologica: il piano di calibrazione periodica con il suo certificato aggiornato è parte del costo di esercizio dello strumento e, insieme, della validità legale e clinica dell’esame. Il referto audiometrico è attendibile quanto la catena che lo ha prodotto: il tono emesso davvero al livello dichiarato, la stanza che non aggiunge il proprio rumore sopra quel tono, un certificato di taratura che tiene traccia della verifica nel tempo. Quando la catena regge, la soglia misurata oggi si confronta con quella presa in un altro ambulatorio e con quella dello stesso paziente fra due anni. Quando si spezza in un punto qualsiasi, il grafico resta bello da vedere e smette di dire qualcosa sull’orecchio che lo ha prodotto.
Domande frequenti
Un medico otorinolaringoiatra o un tecnico audiometrista, e alcune fonti cliniche citano anche l'audiologo fra i professionisti qualificati. La durata varia: le fonti riportano intervalli di circa 10-30 minuti, con una media di 10-15 per il test tonale di base e tempi maggiori quando si aggiungono l'audiometria vocale o altre prove. L'esame richiede comunque un ambiente acusticamente controllato.
Perché la soglia uditiva si cerca al confine fra sentito e non sentito, e lo strumento deve produrre esattamente i livelli che dichiara: la calibrazione periodica con certificato aggiornato è un elemento essenziale dell'uso professionale. Vale anche per l'ambiente: le indicazioni professionali escludono che un locale rumoroso possa essere compensato da software o apparecchiature, perché il rumore maschera le soglie e nessun algoritmo restituisce ciò che ha coperto.
Serve quando la stanza a disposizione non è abbastanza silenziosa da lasciar emergere le soglie più basse, cioè quasi ovunque fuori da un ambiente già attrezzato. Si sceglie sull'attenuazione dichiarata, sulle dimensioni interne e su chi ci deve entrare: le versioni più ampie ospitano anche la postazione dell'operatore con il suo tavolino, la ventilazione rende sopportabile una seduta lunga e una rampa permette l'accesso a chi arriva in carrozzina.