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Glossario

Reggigambe

I due supporti che tengono sollevate le gambe

I reggigambe sono la coppia di supporti montata all’estremità di un lettino o di una poltrona ginecologica, sui quali la gamba resta appoggiata e sollevata durante un esame o una manovra. Si contano sempre a due, si smontano, e in commercio esistono sia integrati nel lettino sia come ricambio venduto a paia. Il nome inglese corrente, stirrups, cioè staffe, viene dalla forma dei modelli più vecchi e ha finito per indicare tutta la famiglia.

Non sono un accessorio di comodità: sono il pezzo che decide la posizione. Una volta appoggiate le gambe, il lettino non è più un piano orizzontale ma un piano con due bracci divaricati, e l’angolo, l’altezza e l’apertura di quei bracci sono ciò che l’operatore ha davanti. Per questo si regolano prima e non durante.

A staffa, a gambale, a ginocchio: le forme dei reggigambe

Le famiglie sono tre e si distinguono per il punto in cui il peso della gamba scarica.

  • A staffa: un’asta che finisce in un anello o in una forcella imbottita, dove entra il piede o la caviglia. Il sostegno è puntiforme e sta all’estremo dell’arto, quindi tutto il resto della gamba resta sospeso e trattenuto dai muscoli.
  • A gambale: una conca allungata che accoglie polpaccio e piede insieme e li avvolge lateralmente. Il carico si distribuisce sulla parte posteriore della gamba e il piede appoggia in fondo invece di penzolare.
  • A ginocchio, chiamata anche a coscia: un cuscino su cui si appoggia la regione dietro il ginocchio, mentre la gamba pende oltre il supporto. Il punto di appoggio è vicino all’articolazione e sposta più in alto la parte di arto sostenuta.

Le tre forme non hanno nomi fissi nei cataloghi italiani, che spesso indicano soltanto reggigambe standard: la forma si legge dal disegno o dalla descrizione, non dalla denominazione.

Che posizione determinano

La configurazione con le gambe sollevate e divaricate, il bacino all’estremità del piano e il tronco supino o semiseduto è quella che i testi chiamano posizione litotomica. Il grado di flessione dell’anca e del ginocchio, l’apertura fra le due gambe e l’inclinazione del tronco cambiano insieme ai supporti, e vanno letti come un unico assetto: alzando i reggigambe si flettono le anche, allargandoli si abduce, abbassando lo schienale si porta indietro il tronco.

I valori numerici circolano ma vanno presi per quello che sono. Uno studio clinico sull’esame pelvico riporta supporti che tenevano le gambe a un angolo di trenta o quarantacinque gradi rispetto al piano del lettino: è la descrizione del protocollo di quel lavoro, non una specifica del dispositivo. Nessuna norma armonizzata e nessuna monografia dedicata al solo reggigambe è emersa dalle fonti tecniche, che lo trattano come accessorio del lettino a cui appartiene.

Come si regola un reggigambe

Su un lettino di impostazione semplice il reggigambe è un tubo che entra in una boccola saldata al telaio e viene bloccato da un pomello. Le regolazioni sono tre e si fanno tutte a mano: quanto il tubo entra nella boccola, cioè l’altezza; di quanto ruota attorno al proprio asse, cioè l’apertura verso l’esterno; e in che punto si ferma l’appoggio lungo l’asta, cioè la distanza dal bacino, che segue la lunghezza della gamba.

Sui modelli più articolati agli stessi tre gradi di libertà si aggiungono uno snodo sferico alla base e una regolazione della rotazione dell’appoggio, che permette al gambale di seguire la rotazione naturale del piede invece di forzarla. Su tutti, la regola costruttiva è la stessa: ogni bloccaggio deve tenere sotto carico e allentarsi con una mano sola, perché la seconda mano sta sostenendo la gamba.

Tubo, attacco e imbottitura

La parte portante è quasi sempre un tubo di acciaio cromato o verniciato, a volte in lega di alluminio quando conta il peso. L’attacco al telaio è il punto critico: la gamba appoggiata genera un momento flettente sulla boccola, e il gioco che si forma lì si sente all’estremità amplificato. Su un ricambio la compatibilità si legge sul diametro del tubo e sull’interasse degli attacchi, non sul nome del modello, perché lo stesso supporto viene montato su lettini diversi.

L’appoggio è imbottito e rivestito. Il rivestimento corrente è un materiale plastico spalmato, in genere una pellicola a base di cloruro di polivinile, scelto perché è continuo e privo di cuciture nella zona di contatto e si pulisce passandoci sopra un panno. La cucitura, dove c’è, sta fuori dall’area di appoggio: una linea di giunzione sotto il polpaccio è un punto in cui si accumula ciò che si vorrebbe togliere, ed è anche il primo a cedere.

Reggigambe, gambali e cosciali: parole che si scambiano

La confusione più frequente è con il gambale sterile, che nei cataloghi sta a pochi centimetri di distanza e non è un supporto: è un telo tubolare monouso che si infila sulla gamba per delimitare il campo, in tessuto non tessuto o in maglia elastica. Si vende a paia esattamente come i reggigambe, e in un ordine scritto in fretta le due voci si scambiano di posto.

Un secondo confine riguarda il poggiapiedi, che sostiene il piede di chi sta seduto con la gamba in basso, mentre il reggigambe la tiene in alto: il carico ha verso opposto e l’attacco pure. Resta infine il caso dei supporti usati in sala operatoria per posizioni prolungate, che appartengono al tavolo e non al lettino ambulatoriale, hanno regolazioni motorizzate o a cremagliera e portate dichiarate ben più alte: sono la stessa idea costruttiva applicata a un altro contesto, e i due prodotti non sono intercambiabili.

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