La norma che ha definito i protettori dell’occhio per vent’anni
La sigla EN 166 indica la norma europea EN 166:2001, Protezione personale degli occhi. Specifiche, recepita in Italia come UNI EN 166:2004. Non descrive un prodotto: fissa i requisiti funzionali, la classificazione, la designazione, la marcatura, le prove e le informazioni per l’uso di occhiali a stanghette, maschere e schermi facciali. Restano fuori dal suo campo di applicazione le radiazioni nucleari, i raggi X, i laser e l’infrarosso emesso da sorgenti a bassa temperatura.
È una norma quadro, e da qui viene il primo equivoco: la sigla da sola dichiara la conformità ai requisiti generali del protettore, non la specializzazione contro una radiazione particolare. Quella sta in norme separate della stessa famiglia, che descrivono i numeri di scala e la trasmittanza dei filtri e per tutto il resto rimandano alla EN 166. La EN 170, che copre i filtri per l’ultravioletto, è costruita esattamente così: fissa la trasmittanza e lascia alla EN 166 la montatura e i requisiti generali dell’oculare. Su un paio di occhiali possono quindi comparire due numeri di norma, e non sono alternativi.
Classe ottica, campi di impiego, simboli aggiuntivi
La marcatura si legge in due punti, perché il protettore è fatto di due parti che vengono provate separatamente. Sull’oculare compaiono, nell’ordine, il numero di scala se si tratta di un filtro, l’identificativo del fabbricante, la classe ottica, il simbolo di resistenza meccanica e gli eventuali simboli aggiuntivi. Sulla montatura compaiono l’identificativo del fabbricante, il numero della norma, i simboli dei campi di impiego e il simbolo di resistenza meccanica.
La classe ottica è 1, 2 o 3 e non misura la protezione: misura quanto poco l’oculare deforma l’immagine. La classe 1 è quella dei protettori che si possono portare in modo continuativo, la 2 vale per il lavoro intermittente, la 3 per l’uso occasionale e non va portata a lungo.
I campi di impiego sono numeri, e sono rischi diversi, non livelli: 3 per gocce e spruzzi di liquidi, 4 per le particelle di polvere grossolane oltre i 5 µm, 5 per i gas e le particelle fini sotto i 5 µm, 8 per l’arco elettrico da corto circuito, 9 per i metalli fusi e i solidi caldi. L’assenza di numero indica l’impiego di base. I simboli aggiuntivi stanno a parte: T dichiara che la prova d’urto è stata ripetuta alle temperature estreme di -5 °C e +55 °C e si scrive attaccato alla lettera d’urto, K la resistenza al danneggiamento superficiale da particelle fini, N la resistenza all’appannamento, R una riflettanza aumentata nell’infrarosso.
Le sfere d’acciaio: 45, 120 e 190 metri al secondo
La lettera di resistenza meccanica viene da prove di urto con proiettili sferici, e i numeri sono precisi. Il simbolo S dichiara il superamento della prova con una sfera d’acciaio da 22 mm e 43 g lasciata cadere da 1,30 m, che arriva sull’oculare a circa 5,1 m/s. Le lettere F, B e A vengono invece dalla prova ad alta velocità, condotta con una sfera d’acciaio molto più piccola, 6 mm di diametro e 0,86 g di massa, sparata a 45 m/s per la F, a 120 m/s per la B, a 190 m/s per la A.
Due sfere così diverse misurano due cose diverse. Quella pesante e lenta mette alla prova la tenuta dell’insieme sotto un colpo di energia moderata distribuita su una superficie ampia; quella leggera e velocissima concentra l’energia su pochi millimetri quadri, ed è il modello del truciolo o della scheggia. La lettera dipende anche dalla forma del protettore, e questo spiega perché una F su un paio di occhiali non è un ripiego: gli occhiali a stanghette arrivano alla F, le maschere a mascherina alla B, gli schermi facciali alla A. C’è poi una regola da tenere a mente quando montatura e oculare portano lettere diverse: al protettore nel suo insieme si assegna la più bassa delle due. Un oculare B su una montatura F resta un protettore F.
Il ritiro della EN 166 e la EN ISO 16321-1
Il ritiro ha due date, e vanno tenute separate perché rispondono a due domande diverse. Dall’11 novembre 2025 nessun organismo rilascia più certificazioni nuove sulla EN 166: chi certifica da quel giorno lavora sulla EN ISO 16321-1:2022+A1:2025. Nell’elenco europeo delle norme armonizzate, invece, il riferimento alla EN 166 ha una scadenza sua, l’8 aprile 2026, portata a quel giorno dalla decisione di esecuzione (UE) 2024/2599: è la data oltre la quale la norma non dà più presunzione di conformità. Chi ha in mano un certificato emesso prima se lo tiene fino alla sua naturale scadenza, e comunque non oltre i cinque anni dall’emissione. In Italia la UNI si era mossa in anticipo, ritirando la UNI EN 166:2004 il 27 ottobre 2022, lo stesso giorno in cui ha pubblicato la UNI EN ISO 16321-1:2022.
Nel merito le prove cambiano parecchio. Un requisito d’urto di base diventa obbligatorio per tutti i protettori; le tre classi facoltative ad alta velocità diventano C a 45 m/s, D a 80 m/s ed E a 120 m/s, provate con una sfera d’acciaio più grande e più pesante di prima, 25,4 mm di diametro e 66,8 g di massa; entra inoltre una prova con un proiettile d’acciaio appuntito da mezzo chilo, che riproduce l’urto di un oggetto pesante a bassa velocità. Il gradino a 190 m/s della vecchia classe A non ha corrispondente nella scala nuova, e le lettere cambiano significato: la C sta dove stava la F, non dove suggerirebbe l’ordine alfabetico. È il motivo per cui una marcatura vecchia e una nuova non si leggono con lo stesso metro.
Che cosa la EN 166 non ha mai detto
Tre letture sbagliate ricorrono più delle altre. La prima è trattare la marcatura come una graduatoria unica: le lettere della resistenza meccanica sono una scala, i numeri dei campi di impiego no, e un protettore marcato 3 non sta sopra né sotto uno marcato 9. Sono destinazioni, e un protettore può portarne più di una.
La seconda è confondere la classe ottica con la tenuta: un oculare di classe 1 non regge di più, è soltanto abbastanza corretto otticamente da essere portato tutte le ore del turno. La terza è leggere la sigla come una promessa: la conformità vale nelle condizioni della prova, con quei proiettili, a quelle velocità, su un campione nuovo e integro. Un oculare graffiato, deformato dal calore o rimontato su una montatura diversa non è più il campione che ha superato la prova, e nessuna marcatura lo dice al posto di chi lo indossa.