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Glossario

EN ISO 20347

Le calzature che il puntale non ce l’hanno

Nella famiglia europea delle calzature professionali ci sono tre norme, e si distinguono per una cosa sola: se e quanto il puntale regge un urto. La EN ISO 20347 è quella delle calzature da lavoro per usi generali, e il puntale di protezione non lo prevede affatto. Non è una versione ridotta delle altre: è la norma per i posti dove il rischio non è l’oggetto pesante che cade sul piede, ma il pavimento bagnato, le ore in piedi, il liquido rovesciato.

La norma specifica requisiti di base, che valgono per tutte le calzature che vi rispondono, e requisiti supplementari facoltativi, che il fabbricante dichiara con una sigla soltanto se li ha fatti provare. La lettera che apre le sigle di classificazione è la O, dall’inglese occupational, cioè professionale. Nell’uso italiano si parla di calzature occupazionali, ed è nella loro area che le fonti tecniche collocano zoccoli e scarpe sanitarie, insieme alle calzature per la ristorazione e per le pulizie: settori in cui si sta in piedi molte ore su pavimenti spesso bagnati e in cui un puntale d’acciaio aggiungerebbe peso senza rispondere a un rischio presente.

I requisiti di base, uguali per tutte

I requisiti di base riguardano il progetto e i materiali dell’intera calzatura: la zona del tallone deve essere chiusa, la tomaia, la fodera, il sottopiede e la suola devono superare le prove di resistenza e innocuità previste, e dalla revisione del 2022 anche la resistenza allo scivolamento è entrata fra i requisiti di base, provata su piastrella di ceramica bagnata con soluzione detergente. La marcatura più semplice, OB, è quella di una calzatura che soddisfa i soli requisiti di base.

Sopra la OB stanno le classi che raggruppano prestazioni aggiuntive ricorrenti, così che non serva elencarle una per una. La O1 aggiunge le proprietà antistatiche e l’assorbimento di energia nella zona del tallone; la O2 aggiunge una tomaia che resiste alla penetrazione e all’assorbimento dell’acqua; la O3 aggiunge la resistenza alla perforazione della suola e il battistrada con rilievi. Le calzature interamente stampate in materiale polimerico, gli stivali di gomma per intenderci, hanno classi proprie.

Le sigle che si aggiungono alla classe

Accanto alla classe compaiono le sigle delle prestazioni facoltative, e ognuna corrisponde a una prova distinta. A indica le proprietà antistatiche, E l’assorbimento di energia nella zona del tallone, P la resistenza alla perforazione, con le varianti PL e PS che distinguono l’inserto provato con chiodo grande da quello provato con chiodo piccolo, WR la calzatura impermeabile nel suo insieme, CI l’isolamento dal freddo, HI l’isolamento dal caldo, HRO la suola che regge il contatto con una superficie calda, FO la suola resistente agli idrocarburi, M la protezione del metatarso, AN quella della caviglia, CR la resistenza al taglio, SR la prova supplementare di scivolamento.

La lettura corretta è additiva, non gerarchica: una O2 con la sigla CI non sta mezza classe sopra una O2 senza, sta rispondendo a un ambiente freddo. E una sigla assente non significa che la calzatura si comporti male su quel punto: significa che quella prova non è stata fatta, o che il risultato non viene dichiarato. È la differenza fra un dato mancante e un dato negativo, e sulle schede tecniche viene letta male di continuo.

EN ISO 20345, 20346 e 20347: dove passa il confine

Le altre due norme della famiglia si distinguono dalla EN ISO 20347 per l’energia che il puntale deve assorbire. La EN ISO 20345 è quella delle calzature di sicurezza: il puntale regge un urto da 200 joule e una compressione da 15 kN, e le sigle di classificazione cominciano per S. La EN ISO 20346 è quella delle calzature di protezione, con puntale provato a 100 joule e 10 kN, e sigle che cominciano per P. La EN ISO 20347 non ha puntale e le sue sigle cominciano per O.

Serve a poco tradurre le tre scale l’una nell’altra. Una O3 e una S3 condividono le prestazioni aggiuntive, ma la seconda ha in più un puntale provato, e la prima no. Nel parlato corrente tutte e tre finiscono sotto l’etichetta scarpa antinfortunistica, che non è un termine normativo e non distingue proprio la cosa che le separa. Sotto tutte e tre sta poi la EN ISO 20344, che non classifica niente: contiene i metodi di prova, cioè come si misurano scivolamento, perforazione, urto, abrasione, flessione. Le altre tre norme la richiamano e stabiliscono quali valori vanno superati.

Le edizioni della EN ISO 20347 e la revisione del 2022

La norma è stata rifatta insieme alle due sorelle. L’edizione precedente era la EN ISO 20347:2012; la revisione europea è la EN ISO 20347:2022, che riprende la ISO 20347:2021, e in Italia la versione in vigore è la UNI EN ISO 20347:2024, pubblicata il 20 giugno 2024, che adotta anche l’emendamento ISO 20347:2021/AMD 1:2024 e sostituisce la UNI EN ISO 20347:2022.

Il cambiamento che si vede di più sui prodotti riguarda lo scivolamento. Nell’edizione del 2012 la resistenza allo scivolamento era una prestazione facoltativa e si dichiarava con le sigle SRA, SRB e SRC; nella revisione è diventata un requisito di base senza marcatura, e resta facoltativa solo la prova supplementare su ceramica con glicerolo, che si dichiara con SR. Le vecchie sigle non si applicano più, ma restano stampate su tutto ciò che è stato certificato prima, e per qualche anno ancora le due generazioni di marcatura convivranno sugli stessi scaffali.

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