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Glossario

Pinza ad anelli

Due anelli per le dita al posto della molla

Una pinza ad anelli è uno strumento da presa le cui impugnature terminano in due occhielli chiusi, dentro i quali entrano le dita, e le cui due metà ruotano attorno a uno snodo. Si contrappone alla pinza a molla, che è formata da due lamine unite a un capo e si tiene stretta fra pollice e indice come una penna. La differenza è netta e riguarda il modo in cui lo strumento sta nella mano: nella prima la mano ci si aggancia dentro, nella seconda ci si appoggia sopra.

Da qui discende tutto il resto, compreso il fatto che la famiglia ad anelli comprende strumenti molto diversi fra loro, e quella a molla molto meno: appena la mano è agganciata, allo strumento si possono chiedere cose che una lamina elastica non può fare.

Che cosa cambia quando la mano non preme

Su una pinza a molla la forza che chiude le punte è quella che le dita stanno esercitando in quel momento, e cala appena la mano si stanca. Su una pinza ad anelli le dita non premono, avvicinano: tirano i due anelli l’uno verso l’altro, e lo snodo converte quella rotazione nella chiusura del morso con un rapporto fissato dalla costruzione. La stretta smette di dipendere dal fatto che la mano regga, e comincia a dipendere dalla geometria.

Cambia anche cosa la mano può fare oltre a chiudere. Con le dita infilate negli anelli lo strumento è vincolato in tutte le direzioni: si può ruotare sull’asse, si può tirare verso di sé mantenendo la presa, si può spingere, si può accompagnare un movimento mentre il morso resta chiuso. Una pinza a molla, per fare la stessa cosa, chiede alla mano di stringere e trascinare contemporaneamente, e alla prima trazione lascia andare. È la ragione per cui gli strumenti che devono trazionare qualcosa sono quasi tutti ad anelli.

La presa a tre punti su una pinza ad anelli

L’impugnatura corretta non usa cinque dita e nemmeno due: ne usa tre, con compiti diversi. Il pollice entra in un anello e l’anulare nell’altro, e sono i due che aprono e chiudono; l’indice non entra da nessuna parte e si appoggia disteso sul corpo dello strumento, in genere fin sopra lo snodo. Il medio resta accanto all’anulare e collabora a sostenere.

La ripartizione ha una logica meccanica. Pollice e anulare sono i due punti fra cui passa l’asse di chiusura, e stanno abbastanza lontani da dare corsa; l’indice appoggiato sul corpo è il terzo punto che impedisce allo strumento di ruotare attorno a quell’asse, ed è quello che governa dove va la punta. Togliendo l’indice la presa resta ma la punta comincia a ballare, e infatti l’errore più comune di chi impugna per la prima volta uno strumento ad anelli è infilare indice e pollice, che è comodo e lascia lo strumento senza guida.

Gli anelli sono di due misure per un motivo: quello del pollice sta su una branca sola, e la mano trova sempre lo stesso verso. Vanno infilati con la prima falange, non fino alla nocca, perché per sganciare il bloccaggio le dita devono poter divaricare i due piani.

Perché solo gli anelli reggono una cremagliera

Il bloccaggio a scatti, la cremagliera, che tiene chiuso lo strumento senza la mano esiste soltanto su questa geometria, e non è un caso. Subito dietro gli anelli le due branche corrono affiancate e parallele: c’è lo spazio per montarci due settori dentati che si affrontano, e la corsa di chiusura li fa scavalcare uno sull’altro. Su una pinza a molla quello spazio non esiste, perché le due lamine si avvicinano restando sullo stesso piano, e l’unico bloccaggio possibile è un gancetto che aggancia a fine corsa, cioè una posizione sola invece di una serie.

La cremagliera non è quindi un accessorio aggiunto alla pinza ad anelli: è una possibilità che nasce dalla forma dell’impugnatura. Ed è facoltativa, perché esistono strumenti ad anelli che ne fanno a meno di proposito, quando la presa deve poter essere mollata in un istante.

Anelli sull’impugnatura o anelli sul morso

Qui va segnalato un equivoco che vive nei cataloghi. La stessa espressione indica anche una cosa diversa: certe pinze lunghe da medicazione hanno il morso costituito da due anelli piatti e forati, con il bordo rigato, che chiudendosi si sovrappongono e trattengono un tampone o una garza. In quei casi la dicitura anelli piccoli o anelli grandi non descrive le impugnature ma il diametro dei due occhielli in punta, cioè quanto materiale il morso riesce a stringere.

Il risultato è che pinza ad anelli può significare due cose: come si tiene lo strumento, oppure come è fatta la sua estremità. Le due caratteristiche convivono spesso sullo stesso oggetto, il che rende l’ambiguità difficile da vedere, e in un ordine scritto senza altre indicazioni può arrivare uno strumento con il morso sbagliato. Il modo per uscirne è nominare le due cose separatamente: impugnatura ad anelli da un lato, morso fenestrato dall’altro.

Dove finisce la famiglia

Non tutto ciò che ha due anelli è una pinza. Le forbici chirurgiche hanno la stessa impugnatura e lo stesso snodo, ma al posto del morso portano due lame che si incrociano, e appartengono agli strumenti da taglio. Le pinze emostatiche e i porta aghi sono invece a pieno titolo strumenti ad anelli, e si distinguono per come è fatto il morso, non per come si tengono.

All’estremo opposto, la pinza da medicazione lunga a due lamine e le pinze da dissezione hanno il morso che serve ma non gli anelli, e restano fuori: si tengono con le dita, si aprono da sole e non si possono lasciare in sede. Chi cerca uno strumento a partire dal gesto farà bene a decidere prima questo, perché è la scelta che non si corregge dopo: la forma del morso si può cambiare, il modo di impugnare no.

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