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Glossario

Branche

Le due parti articolate di una pinza o di una forbice

Nello strumentario chirurgico le branche sono le due parti che, unite in un punto di rotazione, formano uno strumento da presa o da taglio. Ogni branca è un pezzo unico che corre dall’impugnatura alla punta, e lo strumento nasce dall’accoppiamento di due pezzi speculari: nessuno dei due lavora da solo. La parola vale per le pinze ad anelli, per le forbici, per i porta-aghi e per i divaricatori articolati, cioè ovunque ci siano due elementi che ruotano l’uno rispetto all’altro.

È il vocabolario su cui poggia tutto il resto. Una descrizione che parla di morso zigrinato, di snodo a scatola o di dente di arresto sta nominando parti che stanno sopra una branca o fra due branche, e senza questa parola ogni frase sullo strumentario diventa una perifrasi.

Dall’anello alla punta: le parti delle branche

Su uno strumento ad anelli ogni branca si legge in quattro tratti, e ciascuno ha un nome proprio.

  • L’anello, il foro in cui entrano il pollice da una parte e l’anulare dall’altra. Può essere tondo o ovale, e su alcuni modelli le due branche hanno anelli di forma diversa per farsi riconoscere al tatto.
  • Il gambo, il tratto compreso fra l’anello e il punto di rotazione. La sua lunghezza decide quanto in profondità arriva lo strumento tenendo la mano fuori dal campo.
  • Lo snodo, dove le due branche si incontrano e girano. Non appartiene a nessuna delle due: è l’accoppiamento.
  • Il morso, chiamato anche becco, cioè la parte che afferra, e la punta con cui finisce. Sulle forbici al posto del morso c’è la lama, e la punta è l’estremità del filo.

Su molte pinze i gambi portano, subito dietro gli anelli, i due settori dentati del bloccaggio. Anche quelli sono parti delle branche, e infatti lavorano solo se le due metà restano allineate.

Come sono unite le branche: vite, scatola, saldatura

Il modo in cui le due branche stanno insieme è la differenza costruttiva che si paga di più. Nello snodo a vite le due branche sono semplicemente appoggiate una sull’altra e attraversate da un perno filettato: si lavora in fretta, costa poco, ma la vite si allenta con l’uso e il gioco laterale cresce fino a far chiudere le punte fuori asse.

Nello snodo a scatola una delle due branche viene fresata a formare una finestra rettangolare, e l’altra la attraversa passandoci dentro; il perno traversa entrambe. Così ciascuna branca è trattenuta dall’altra su tutti i lati e il movimento resta su un piano solo. Costa più lavorazione e in cambio toglie quasi del tutto lo scorrimento laterale, che è la ragione per cui i lavori fini lo pretendono. La finestra però è anche una tasca chiusa in cui si annidano residui, ed è il punto che si controlla per primo su uno strumento che torna dal lavaggio.

Esiste infine il caso in cui le branche non ruotano affatto: nelle pinzette da presa le due lamine di acciaio sono saldate a una estremità e divaricate all’altra, e il movimento è la flessione elastica del metallo. Anche lì si parla di branche, ma non c’è snodo e non c’è fulcro meccanico.

Branche incrociate e branche che aprono

Nella disposizione consueta le due branche si incrociano allo snodo: l’anello di destra comanda il morso di sinistra, e avvicinando le dita le punte si chiudono. È lo schema della forbice, e le pinze ad anelli lo ereditano intero.

Esiste però anche l’accoppiamento che non incrocia, o che incrocia due volte, e lì il verso si ribalta: stringendo gli anelli le punte si allontanano invece di avvicinarsi. Su questo principio lavorano gli strumenti che devono tenere aperto qualcosa, dagli apribocca ad alcuni divaricatori autostatici, ed è il motivo per cui a prima vista sembrano forbici montate al contrario.

Il fulcro, la leva e la forza che arriva alla punta

Il punto di rotazione divide ogni branca in due bracci di leva: dall’anello al fulcro corre il braccio su cui agisce la mano, dal fulcro alla punta quello che incontra il tessuto. Il rapporto fra i due decide quanta forza esce in punta a parità di stretta. Con il fulcro spostato verso il morso il braccio di potenza si allunga e la presa diventa più forte ma meno sensibile, con il fulcro arretrato succede il contrario, e il gesto guadagna in finezza ciò che perde in vigore.

Da qui nasce anche il controllo a mano che si fa su uno strumento articolato: si chiude a vuoto e si guarda se le punte si affrontano o se una scavalca l’altra, poi si tengono ferme le punte e si prova a muovere gli anelli in senso trasversale, per sentire quanto gioco ha lo snodo. La famiglia degli strumenti articolati non taglienti ha una norma generale dedicata, la ISO 7151, che ne fissa requisiti e metodi di prova; è arrivata alla terza edizione, che porta la data 2024 e ha ritirato quella del 1988.

Branca, branchia e i rami che non sono strumenti

Fuori dallo strumentario la stessa parola porta significati che non c’entrano. Al singolare, branca indica il ramo grosso che parte dal tronco di un albero e, in senso figurato, un settore di una disciplina, come quando si dice branca della medicina. In anatomia designa segmenti ossei e nervosi con nomi propri, dalla branca mandibolare alla branca ischiopubica, dove il senso è ancora quello di ramo e non quello di metà di uno strumento.

Va tenuta distinta soprattutto da branchie, che è un’altra parola: sono gli organi con cui gli animali acquatici respirano, e la somiglianza è solo di suono. Nell’uso tecnico la disambiguazione la fa il contesto, ma in un ordine scritto o in un capitolato il termine va accompagnato al nome dello strumento, perché branche curve dice qualcosa solo se si sa già di che cosa sono le branche.

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