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Glossario

SRC

Due prove superate su due, non una proprietà della suola

SRC è una sigla di marcatura delle calzature professionali, e la lettera che conta è la C: significa che la calzatura ha superato entrambe le prove di scivolamento previste, quella marcata SRA e quella marcata SRB. Non indica un materiale, un additivo della mescola o un disegno del battistrada: indica un esito di laboratorio.

La misura non riguarda nemmeno la suola presa da sola. Si prova la calzatura intera, montata su una macchina che la preme contro un pavimento bagnato con un contaminante e la trascina, misurando il rapporto fra la forza che si oppone allo scorrimento e il carico verticale applicato. Quel rapporto è il coefficiente d’attrito, un numero puro senza unità di misura, e il valore che ne esce decide il superamento della prova.

Ceramica con detergente, acciaio con glicerolo

Le due prove differiscono per la coppia superficie e contaminante, scelta per rappresentare condizioni che si comportano in modo diverso.

La prova SRA si svolge su piastrella di ceramica bagnata con una soluzione di sodio lauril solfato, cioè acqua saponata: è la condizione tipica di un pavimento appena lavato. La prova SRB si svolge su una lastra d’acciaio bagnata con glicerolo, un liquido molto più viscoso e più scivoloso, che rappresenta le superfici metalliche unte dell’industria. La sigla SRC dichiara il superamento di tutte e due.

Ciascuna prova si esegue in due modi, che riproducono i due istanti in cui il piede scivola davvero: l’appoggio del tallone in avanti, quando il carico sta sul bordo posteriore e la superficie di contatto è piccola, e lo scorrimento a pianta piatta. I limiti erano diversi fra le due prove, e la differenza dice quanto il glicerolo sull’acciaio sia più severo: per SRA servivano almeno 0,28 di coefficiente d’attrito nello scivolamento in avanti del tallone e 0,32 in quello a pianta piatta, per SRB bastavano 0,13 e 0,18.

Il motivo per cui le due prove danno numeri così distanti sta nel liquido. Quando una suola si appoggia su un pavimento bagnato, il film di liquido va spinto via prima che i due solidi si tocchino: se resta interposto, la superficie scorre sul liquido e l’attrito crolla. Un’acqua saponata è sottile e viene scacciata in fretta dagli intagli del battistrada; un liquido viscoso come il glicerolo resiste a farsi spostare e tende a restare dov’è. Le due prove misurano quindi due comportamenti diversi della stessa suola, ed è per questo che i valori richiesti non potevano essere gli stessi.

Perché SRC non si marca più

Le sigle appartengono alle edizioni precedenti delle norme sulle calzature professionali, la EN ISO 20345:2011 per le calzature di sicurezza e la EN ISO 20347:2012 per quelle da lavoro. Le revisioni del 2022 hanno cambiato impostazione: la prova su ceramica con detergente è diventata un requisito di base, che ogni calzatura deve soddisfare e che quindi non ha più senso dichiarare con una sigla, mentre la prova su acciaio con glicerolo è uscita di scena.

Al posto di SRC resta una sola sigla facoltativa, SR, che dichiara una prova supplementare su piastrella di ceramica bagnata con glicerolo: superficie della vecchia SRA, contaminante della vecchia SRB. I valori richiesti sono 0,19 nello scivolamento in avanti del tallone e 0,22 in quello all’indietro dell’avampiede.

Sono cambiati anche i numeri del requisito di base, ma meno di quanto sembri: oggi si chiedono almeno 0,31 sul tallone in avanti e 0,36 sull’avampiede all’indietro, e lo 0,31 corrisponde in pratica al vecchio 0,28, perché al risultato non si applica più il fattore correttivo di 0,03 che si applicava prima. Una differenza sostanziale c’è, ed è dove si misura: prima il punto di contatto poteva essere un tratto qualsiasi della suola, ora la prova va fatta sulla zona di appoggio del tallone e su quella di stacco della punta, cioè esattamente dove il piede perde aderenza.

Il malinteso che la sigla si portava dietro

SRC veniva letta come la classe migliore in assoluto, e non lo era. Le due superfici di prova sono convenzioni di laboratorio, non pavimenti: la piastrella lucida con acqua saponata e l’acciaio con glicerolo delimitano un campo, non lo coprono. Una suola progettata per prendere bene su una delle due tende a comportarsi peggio sull’altra, perché le geometrie e le mescole che scaricano un film d’acqua sottile non sono quelle che scaricano un liquido viscoso; ottenere entrambe le marcature significava un compromesso fra due obiettivi, non un massimo su tutti e due.

C’è poi un limite che nessuna sigla può superare. La prova dichiara che la calzatura, nuova, ha raggiunto un certo coefficiente su una superficie normalizzata con un contaminante normalizzato. Il pavimento vero ha una rugosità sua, si consuma, e ci finisce sopra di tutto, dal grasso alla farina all’acqua di lavaggio con un altro detergente. Anche il battistrada si consuma, e con lui il numero.

SRA, SRB e SRC sulle schede tecniche di oggi

Le tre sigle continuano a comparire, e non sono un errore: identificano prodotti certificati secondo le edizioni precedenti, la cui documentazione resta quella. Su una calzatura recente, invece, l’assenza di sigle di scivolamento non è una mancanza: significa che la prova di base è stata fatta, come per tutte, e che quella supplementare con il glicerolo non è stata richiesta.

Un caso a parte è la marcatura Ø, prevista per le calzature con ramponi o chiodi, per le quali la prova di scivolamento non è applicabile: lì il contatto con il suolo non avviene per attrito di una suola piatta, e misurarlo con quella macchina non avrebbe senso.

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