Il telo che regge il peso durante un trasferimento
Nel lessico degli ausili sanitari l’imbragatura è la parte in tessuto di un sollevatore per persone: si posiziona sotto e attorno al corpo di chi non può caricare le gambe, si aggancia al braccio dell’apparecchio e trasferisce il peso dalla persona alla struttura. Le norme la chiamano unità di supporto del corpo, e il nome dice l’essenziale: non solleva, sostiene. A sollevare è il sollevatore, mobile a base divaricabile oppure fisso a parete, a pavimento o a soffitto.
Il senso dell’operazione è togliere il carico dalle braccia di chi assiste. Un trasferimento da letto a carrozzina fatto a mano scarica decine di chilogrammi sulla colonna dell’operatore; con il sollevatore quel peso passa per il tessuto e per il braccio meccanico, e le mani servono a guidare, non a reggere.
Come è fatta un’imbragatura da sollevatore
La forma più diffusa è a U: un corpo centrale che avvolge bacino e schiena e due sezioni che passano sotto le cosce e si incrociano fra le gambe. Le versioni con testiera aggiungono un sostegno per il capo, pensate per chi ha scarso controllo di tronco e collo; quelle per l’igiene hanno il corpo aperto sul davanti; esistono modelli specifici per amputazione bilaterale, in cui il tessuto raccoglie il corpo in un altro modo.
I tessuti sono poliestere a rete, nylon o reti tridimensionali con imbottiture morbide. La rete si asciuga in fretta e regge l’immersione, il che la rende adatta alle manovre di igiene; il nylon è impermeabile e resistente. Sui bordi corrono maniglie di posizionamento, che servono a orientare la persona mentre è sospesa senza tirarla per le braccia.
I modelli per l’igiene hanno un limite d’impiego che gli altri non hanno. Le istruzioni li ammettono solo in posizione eretta e solo con persone che conservino abbastanza controllo del tronco e degli arti superiori da mantenere l’equilibrio, perché il corpo aperto sul davanti lascia scoperta proprio la parte che negli altri modelli fa da contenimento. Lo stesso vale al contrario per il sollevamento da posizione supina, riservato ai modelli con testiera.
Distribuzione del carico e punti di aggancio
La superficie ampia è il punto di tutto il progetto: il peso si ripartisce su schiena, bacino e cosce invece di concentrarsi dove il tessuto passa. Le sezioni per le gambe vanno tirate finché il tessuto è teso, in modo da sostenere quanta più anca e coscia possibile: se restano allentate, il carico si sposta su una fascia stretta.
Ogni modello porta quattro o sei punti di aggancio, disposti a livelli diversi. Convivono due sistemi: le asole in cinghia che si infilano sui ganci di un bilancino, e le clip che si innestano su una culla a quattro punti. La combinazione scelta cambia l’assetto in cui la persona resta sospesa, più reclinata verso la posizione supina o più raccolta verso quella seduta, ed è la ragione per cui i punti stanno ad altezze diverse.
Taglie e portata di un’imbragatura
La misura non è una dimensione del prodotto ma una corrispondenza con la corporatura, e le tabelle dei fabbricanti incrociano peso e altezza. In una gamma la taglia M copre 140-170 cm e 45-75 kg, la L 160-195 cm e 70-150 kg, la XL da 170 cm e 140 kg in su; un’altra gamma è graduata da XXS a XXL, dai 12-17 kg dei bambini fino a 230-300 kg. Altri fabbricanti usano invece la circonferenza delle spalle e l’altezza da seduto.
La portata massima è un dato di sicurezza a parte e di norma sta sopra il peso della taglia corrispondente: esprime il carico che il tessuto sopporta in esercizio. I valori dichiarati variano parecchio, con un ordine di grandezza che va da circa 150 kg fino a 300 kg nelle taglie maggiori. Il limite che vale in un trasferimento è comunque il più basso fra quello del tessuto e quello del sollevatore a cui è agganciato.
La ISO 10535 e i controlli prima di ogni uso
La norma di riferimento è la ISO 10535, che porta il titolo Assistive products – Hoists for the transfer of persons – Requirements and test methods. La terza edizione è del 2021 e sostituisce quella del 2006: copre insieme i sollevatori mobili e quelli fissi e le unità di supporto del corpo, con requisiti e metodi di prova. Restano fuori dal suo campo i dispositivi che trasportano persone fra due piani di un edificio.
Il controllo che le istruzioni chiedono a ogni impiego riguarda cuciture, tessuto, cinghie e asole, con attenzione particolare dopo il lavaggio, perché è il ciclo ripetuto in lavatrice a consumare fibre e impunture. Un telo con una cucitura aperta o un’asola sfilacciata va tolto dal servizio: il tessuto lavora a trazione e un punto indebolito è dove cede.
Le stesse istruzioni fissano due regole di manovra che non dipendono dal modello. La prima è di non sollevare la persona più in alto di quanto serva a completare il trasferimento, perché l’altezza in eccesso aggiunge solo oscillazione. La seconda è di non lasciarla mai incustodita mentre è sospesa. Prima di avvicinare il sollevatore le gambe della base vanno allargate, che è la posizione in cui la macchina è più stabile.
L’imbragatura che si scrive con la c e quella a ragno
Sulla parola pesa un doppio equivoco. Il primo è ortografico: i vocabolari registrano imbracatura, dal verbo imbracare, e annotano imbragatura come variante; nella letteratura tecnica degli ausili si incontrano entrambe le forme, a volte nello stesso documento. Il secondo è più insidioso, perché la stessa parola indica anche l’imbragatura anticaduta di chi lavora in quota, che è un dispositivo di protezione individuale e segue una regolamentazione diversa da quella degli ausili per la mobilità.
Nel soccorso, infine, si chiama imbragatura a ragno il sistema di cinghie che fissa il paziente a una tavola spinale o a una barella: non ha punti di aggancio a un braccio meccanico e non solleva nessuno, tiene fermo. Tre oggetti, tre famiglie normative, una sola parola.