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Glossario

Farmacopea

Una raccolta ufficiale di requisiti di qualità

Una farmacopea è una raccolta ufficiale di norme tecniche, approvata da un’autorità pubblica, che stabilisce quali requisiti di qualità devono avere le sostanze e le preparazioni per uso farmaceutico e con quali metodi si verificano. Il nome viene dal greco e unisce il farmaco e il fare: alla lettera, l’arte di preparare i medicinali.

Il punto da fissare subito è che si tratta di un testo normativo, non di un oggetto e non di un elenco di prodotti in commercio. Una farmacopea non dice quando si usa un medicinale né a chi si somministra: dice che cosa deve essere una sostanza per potersi chiamare con quel nome, entro quali limiti possono stare le sue impurezze, come si identifica, come si titola e come si conserva. La terapia si decide altrove; qui si decide l’identità e la purezza della materia.

La tradizione è antica. Raccolte di questo tipo circolano dal Medioevo, il Ricettario di Firenze viene compilato dal collegio dei medici della città nel 1480, e l’Italia si dà la sua prima farmacopea ufficiale nel 1891.

Monografie, capitoli generali e limiti

Il corpo di una farmacopea è fatto di monografie. Una monografia è la scheda normativa di una sostanza, di una preparazione o di un materiale: contiene la definizione, i caratteri, le prove di identificazione, i saggi con i limiti ammessi per le impurezze, il dosaggio del principio attivo e le condizioni di conservazione. Accanto stanno i capitoli generali, che descrivono i metodi di prova richiamati dalle monografie, e le monografie generali, valide per intere classi di prodotti o per una forma farmaceutica.

Il perimetro è più largo di quanto suggerisca la parola farmaco. Ci sono monografie sui materiali e sui contenitori: il capitolo 3.2.9 della Farmacopea Europea riguarda le chiusure di gomma per contenitori di preparazioni parenterali acquose, le definisce come materiali ottenuti per vulcanizzazione di sostanze organiche macromolecolari con additivi, e tiene fuori dal proprio campo le chiusure in elastomero siliconico. Altre monografie fissano diametro e forza al nodo dei fili da sutura sterili. È il motivo per cui una farmacopea riguarda anche chi si occupa di dispositivi, e non soltanto chi prepara medicinali.

La Farmacopea Europea e l’EDQM

La Farmacopea Europea è elaborata e pubblicata dall’EDQM, la Direzione europea per la qualità dei medicinali, che è un organo del Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo. Il Consiglio d’Europa non coincide con l’Unione europea: è un’organizzazione più ampia, e la farmacopea nasce da un trattato, la Convenzione sull’elaborazione di una Farmacopea europea, aperta alla firma a Strasburgo il 22 luglio 1964. Un protocollo del 1994 ha aperto la strada all’adesione dell’Unione europea, che oggi è parte della convenzione accanto agli Stati firmatari.

Il testo lo decide la Commissione della Farmacopea Europea, formata dalle delegazioni delle parti contraenti, che si riunisce tre volte l’anno e ammette come osservatori altri Stati e organizzazioni internazionali. Con la dodicesima edizione è cambiato anche il modo di pubblicare: la carta è stata abbandonata a favore della sola versione online, e il vecchio ciclo triennale fatto di un’edizione e otto supplementi ha lasciato il posto a un’edizione annuale in tre fascicoli. I fascicoli 12.1, 12.2 e 12.3 diventano applicabili rispettivamente dal 1 gennaio, dal 1 aprile e dal 1 luglio 2026.

Che valore legale hanno le monografie di farmacopea

Le monografie non sono raccomandazioni tecniche. Per i medicinali, le direttive europee 2001/83/CE per l’uso umano e 2001/82/CE per il veterinario rendono obbligatorio il rispetto della Farmacopea Europea nelle domande di autorizzazione all’immissione in commercio: la monografia è il riferimento che l’autorità applica quando valuta un dossier e che un laboratorio di controllo usa quando verifica un campione. Chi produce deve dimostrare la conformità, con i metodi descritti nei capitoli generali.

Ne discende una conseguenza pratica sulle diciture che si leggono sui documenti di accompagnamento. Quando una sostanza è dichiarata di grado Ph. Eur. o USP, non si sta affermando una qualità generica: si sta dichiarando la conformità ai limiti di una monografia precisa di quel compendio, verificabile con i saggi che la monografia richiama. Due gradi diversi non sono due nomi commerciali della stessa cosa, sono due testi che possono chiedere prove differenti.

La Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana

In Italia la farmacopea di riferimento non è un volume solo: è formata dai testi in vigore della Farmacopea Europea e dalla Farmacopea Ufficiale della Repubblica italiana. La parte nazionale è alla dodicesima edizione, approvata con decreto ministeriale del 3 dicembre 2008 e ritoccata più volte da decreti successivi, l’ultimo dei quali del 2020.

Il presidio tecnico sta all’Istituto Superiore di Sanità, che coordina la revisione del testo nazionale, segue il recepimento della Farmacopea Europea e fa da interfaccia con l’EDQM. La parte italiana contiene poi materia che in Europa non esiste: le tabelle che regolano l’esercizio della farmacia, dalle sostanze da tenere in armadio chiuso a chiave ai prodotti di cui la farmacia deve essere provvista, fino agli elenchi legati all’obbligo di ricetta. È la ragione per cui un farmacista consulta la farmacopea come uno strumento di lavoro quotidiano e non solo come un riferimento analitico.

Farmacopee diverse, e che cosa la farmacopea non è

Non esiste una farmacopea sola. Gli Stati Uniti hanno la United States Pharmacopeia, la sigla USP che compare su tanti certificati di analisi; il Giappone la Japanese Pharmacopoeia; l’Organizzazione mondiale della sanità pubblica una Farmacopea internazionale, che vale come riferimento e non come legge finché uno Stato non la recepisce. Un lavoro di armonizzazione fra i grandi compendi esiste da tempo, ma i testi restano distinti, e la stessa sostanza può avere monografie con saggi e limiti non sovrapponibili.

Restano da separare due cose che con la farmacopea vengono confuse. La prima è l’autorizzazione all’immissione in commercio, che riguarda un singolo medicinale e ne valuta efficacia e sicurezza: la farmacopea non autorizza nulla, fissa requisiti di qualità validi per chiunque produca quella sostanza. La seconda è il prontuario, cioè l’elenco dei medicinali disponibili o rimborsabili, che cambia con decisioni amministrative e di spesa. Una monografia sopravvive ai singoli prodotti che descrive, ed è per questo che la si cita per numero e per edizione.

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