Lo strumento che porta la lingua in avanti
La pinza tira lingua afferra la lingua e la trae in avanti rispetto all’arcata, tenendocela per il tempo necessario. Serve a scoprire ciò che a lingua ferma resta coperto: il dorso nella sua parte posteriore, i margini laterali, la faccia inferiore e il pavimento della bocca. Il gesto per cui è costruita è una trazione, non una compressione, e la distinzione conta perché definisce la forma dello strumento: deve tenere mentre qualcosa tira, non stringere più forte che può.
Si scrive anche tiralingua, tutto attaccato, e le due grafie indicano lo stesso oggetto. In inglese e in spagnolo la denominazione ricalca la stessa immagine.
Perché i becchi sono larghi e fenestrati
La lingua è un corpo muscolare, umido e mobile, e non ha dietro di sé un piano rigido contro cui contrastare la presa: qualunque punta stretta o scivola o affonda. I becchi delle pinze da lingua sono perciò larghi e piatti, con una superficie affrontata di un paio di centimetri, e nella maggior parte dei modelli fenestrati, cioè aperti al centro da una finestra ovale o triangolare.
La finestra fa due cose insieme. Toglie materiale dal centro del morso, quindi la stessa stretta si distribuisce su una corona di metallo invece che su un’area piena, e il tessuto che si solleva dentro l’apertura non viene compresso. Allo stesso tempo il bordo continuo che gira tutto attorno alla finestra impedisce alla presa di sfilarsi lateralmente, che è il modo in cui una presa su un tessuto scivoloso viene meno. Le superfici che si affrontano sono poi rigate o rivestite di gomma, perché su un tessuto bagnato l’attrito di un metallo lucido non basta.
La forma della finestra cambia da un modello all’altro e non è un dettaglio estetico. Il profilo ovale distribuisce il bordo su una curva continua e non ha spigoli; quello triangolare concentra invece la tenuta sui tre vertici e lascia i lati liberi, e si trova su strumenti nati per prendere anche altri tessuti oltre alla lingua. Esistono poi versioni in cui le superfici affrontate portano inserti in gomma, dove l’attrito viene dal materiale invece che dalla rigatura, e il morso lavora per aderenza su una superficie liscia. Cambia il modo di trattenere, non il gesto per cui lo strumento è costruito.
Come è fatta una pinza tira lingua in acciaio
Il modello riutilizzabile è uno strumento ad anelli: due branche che ruotano su uno snodo, anelli per il pollice e l’anulare, becchi contrapposti e, sui bracci dietro gli anelli, una dentiera che aggancia a scatti. Il bloccaggio è quello che rende lo strumento adatto a un gesto che dura: una volta chiuso al grado voluto, la presa resta senza che la mano continui a premere, e la stessa mano può limitarsi a mantenere la trazione.
Le lunghezze correnti dei modelli in acciaio sono di sedici e diciassette centimetri, con qualche versione a diciotto. Il materiale è acciaio inossidabile, spesso con finitura satinata invece che lucida per non rimandare la luce della lampada negli occhi di chi guarda dentro la bocca. Sono strumenti da ricondizionare, quindi vanno in autoclave, e come tutti gli articolati richiedono che lo snodo venga lavato aperto.
Le versioni in materiale plastico
Accanto ai modelli metallici esiste un tipo interamente in materiale plastico rigido, di regola policarbonato o tecnopolimero, lungo attorno ai sedici centimetri. Le due branche sono ricavate in un pezzo unico oppure unite da un perno, e la chiusura la tiene l’elasticità del materiale o un fermo a scatto, secondo il modello.
È il tipo che si incontra nelle dotazioni di emergenza e di primo soccorso. Pesa poco, non ha superfici che si corrodano, sta in una tasca di una borsa insieme al resto e non impone un ciclo di ricondizionamento: si sostituisce. In cambio non ha la finezza di regolazione di una dentiera in acciaio, e la presa dipende molto più dalla mano.
Dove viene usata, secondo le fonti
Qui le descrizioni tecniche non concordano, ed è onesto dirlo. Una parte dei fabbricanti presenta lo strumento come strumentario per l’esame del cavo orale e per la chirurgia orale e otorinolaringoiatrica, cioè per un contesto in cui la lingua va spostata e mantenuta ferma per vedere e lavorare. Un’altra parte lo colloca nelle dotazioni di soccorso, accanto alle cannule e agli apribocca.
Le due letture convivono senza contraddirsi, perché lo strumento è lo stesso e a cambiare è il carrello su cui viene tenuto. Le fonti consultate non riportano invece nessuna norma tecnica e nessuna monografia dedicata a questa pinza: ciò che si trova nei repertori è descrizione di fabbricante, ed è su quel piano che va presa.
Abbassalingua, pinza di Magill e apribocca
L’abbassalingua è una spatola piatta, di legno o di materiale plastico, che spinge la lingua verso il basso per scoprire la parete posteriore della gola. Preme, non afferra, e non può portare nulla in avanti: la direzione del gesto è l’opposta.
La pinza di Magill ha anch’essa becchi ad anello, ma il corpo è piegato due volte, e quella doppia piega esiste perché la mano che la impugna deve restare fuori dalla linea dello sguardo mentre le punte lavorano in fondo alla gola: serve a prendere qualcosa oltre la base della lingua o a guidare un tubo, non a trattenere la lingua stessa. L’apribocca, infine, mantiene la distanza fra le arcate e non ha rapporto con la lingua: nelle dotazioni sta accanto alla pinza perché i due gesti si susseguono, non perché facciano la stessa cosa. Nell’uso corrente il modello metallico più diffuso porta il cognome Collin.