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Glossario

Tipo IIR

La lettera che indica la barriera ai liquidi

Tipo IIR è la marcatura che EN 14683 assegna alle mascherine facciali a uso medico che superano, oltre ai requisiti di filtrazione del tipo II, una prova di resistenza agli spruzzi di liquido. La norma non definisce tre tipi ma due, I e II, separati dall’efficienza di filtrazione batterica; il tipo II viene poi suddiviso a seconda che la mascherina resista o non resista agli spruzzi, e la R sta per quella sola proprietà. Nella pratica la sigla si trova stampata sulla confezione perché la norma pretende che vi compaiano il numero della norma stessa e il tipo.

Che cosa cambia fra tipo II e tipo IIR

Meno di quanto la sigla lasci credere, e in una direzione inattesa. Nella tabella dei requisiti di EN 14683 il tipo II e il tipo IIR condividono tutto ciò che riguarda la filtrazione e la pulizia microbiologica: stessi valori, stesse prove, stessi criteri di conformità. Si separano su due sole righe. La prima è la resistenza agli spruzzi, che al tipo II non è richiesta e al tipo IIR è chiesta ad almeno 16,0 kPa. La seconda è la respirabilità, dove il IIR può fermarsi a una pressione differenziale pari a una volta e mezza quella ammessa al tipo II.

Una mascherina di tipo IIR non filtra quindi meglio di una di tipo II. Fa una cosa in più, e per farla paga qualcosa in respirazione. Chi legge la sigla come una scala di prestazione crescente sta leggendo una classificazione che la norma non scrive.

La prova che qualifica un tipo IIR

La resistenza agli spruzzi non si misura con un metodo interno alla norma europea: EN 14683 rimanda a ISO 22609:2004, che descrive come proiettare orizzontalmente un volume fisso di sangue sintetico contro una mascherina intera montata su un supporto e come osservarne il lato interno. Quel metodo prevede più di una pressione di prova e il tipo IIR è definito su quella intermedia, 16,0 kPa. Il numero ha senso solo dentro il metodo che lo produce: senza la sigla della norma accanto, una cifra in kilopascal non dice niente.

È l’unico requisito prestazionale di EN 14683 il cui metodo sta fuori dalla norma. Filtrazione batterica e respirabilità hanno annessi propri, la carica microbica rimanda a una norma di sterilizzazione, ma la barriera ai liquidi viene per intero da un documento nato in un altro comitato tecnico e per un’altra famiglia di prodotti, gli indumenti di protezione contro gli agenti infettivi. L’esito è binario: il provino passa o non passa, e non esiste una graduatoria di penetrazione dentro la quale collocare una mascherina che passa di poco.

Respirabilità: la contropartita è in tabella

La ragione di quella tolleranza più larga sta scritta, in modo quasi didattico, dentro ISO 22609: la norma avverte che chi migliora la resistenza alla penetrazione di sangue sintetico in genere aumenta la caduta di pressione, cioè riduce la respirabilità, a parità di progetto della mascherina. Le due proprietà si contendono lo stesso materiale, e il comitato ha preferito riconoscerlo invece di chiedere l’impossibile.

Il rapporto fra i due limiti è rimasto quello anche quando la revisione del 2025 ha cambiato l’unità di misura della pressione differenziale: si è spostata la scala, non la distanza fra le classi. Chi indossa un tipo IIR respira quindi attraverso un materiale che la norma ammette meno permeabile, e questa è la contropartita dichiarata della barriera, non il difetto di un singolo prodotto.

Tre veli, quattro veli e il tipo dichiarato

Il numero di strati che si legge sulle confezioni descrive la costruzione, non la classe. La norma non prescrive quanti veli debba avere una mascherina né di che materiale siano: definisce il dispositivo come composto in genere da uno strato filtrante posto, incollato o stampato fra strati di tessuto, e chiede soltanto che non si disintegri, non si spacchi e non si laceri durante l’uso previsto. Una mascherina a tre veli e una a quattro possono essere entrambe di tipo IIR, e due mascherine a tre veli possono appartenere a tipi diversi.

Le prove si eseguono sul prodotto finito o su provini ricavati da prodotti finiti, tutti portati prima della misura in un ambiente caldo e molto umido. Quando la mascherina è fatta di aree con composizioni diverse, ciascuna va provata separatamente e il valore dichiarato è quello dell’area peggiore.

Sul dispositivo possono comparire elementi che con la classificazione non c’entrano. Fra le costruzioni possibili la norma cita la visiera, con o senza trattamento antiappannamento, e lo stringinaso che segue il profilo del naso, ma l’edizione 2025 precisa che i requisiti di queste dotazioni aggiuntive non sono specificati nel documento: una visiera montata sopra una mascherina non entra nella prova degli spruzzi e non sposta il tipo dichiarato.

C’è poi un obbligo che riguarda il tempo. L’edizione 2025 chiede che il prodotto rispetti tutti i requisiti lungo l’intera vita utile e introduce nel vocabolario il prodotto riutilizzabile e la figura di chi lo ricondiziona. Per un tipo IIR è la clausola più impegnativa delle quattro, perché la barriera ai liquidi è la proprietà che un ciclo di lavaggio o di sterilizzazione può degradare senza che si veda.

La taglia non entra nella classificazione. La norma chiede soltanto che la mascherina abbia un modo di aderire su naso, bocca e mento e che stia vicina ai lati del viso, e non fissa misure: la revisione del 2025 ha aggiunto un annesso informativo che discute proprio le ragioni dietro il dimensionamento e la perdita d’aria attorno al bordo. Una mascherina pediatrica e una per adulti possono quindi essere entrambe di tipo IIR, perché le prove riguardano il materiale e non la vestibilità.

Il tipo IIR non è un facciale filtrante

È la confusione più diffusa e la più facile da sciogliere. EN 14683 dichiara di non applicarsi alle mascherine destinate esclusivamente alla protezione personale di chi le indossa e rimanda a EN 149 per i facciali filtranti, quelli marcati FFP2 e FFP3. Le due famiglie non condividono né i metodi né il significato dei numeri: la classificazione medica misura un materiale steso in laboratorio, quella dei facciali filtranti misura anche la perdita verso l’interno del dispositivo indossato. L’edizione 2025 di EN 14683 mette nero su bianco che un dispositivo costruito secondo quel documento non è progettato per fare tenuta sul volto.

Fuori dall’Europa la sigla non esiste. La classificazione statunitense ASTM F2100 divide le mascherine mediche in tre livelli e prova la penetrazione di sangue sintetico con il metodo ASTM F1862, chiedendo 80 millimetri di mercurio al livello 1, 120 al livello 2 e 160 al livello 3. Un tipo IIR europeo e un livello 2 statunitense sono provati alla stessa pressione, ma le altre righe delle due tabelle non coincidono, a partire dall’efficienza di filtrazione particellare che ASTM richiede e la norma europea no.

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