Il palloncino spia sul tubo di gonfiaggio della cuffia
Il palloncino pilota è il piccolo palloncino applicato al tubo di gonfiaggio per indicare l’avvenuto gonfiaggio della cuffia. La definizione è quella della norma sui tubi tracheali e i loro raccordi, che la riprende dal vocabolario internazionale dell’apparecchiatura per anestesia e rianimazione, ed è più stretta di quanto sembri: dice indicare, non misurare.
Attorno a quel palloncino stanno altri tre elementi, che vale la pena nominare con precisione perché nell’uso corrente si confondono. La cuffia è il palloncino gonfiabile fissato in modo permanente attorno al tubo tracheale, vicino all’estremità paziente, che ha il compito di realizzare la tenuta fra il tubo e la trachea. Il tubo di gonfiaggio è il condotto attraverso cui la cuffia viene gonfiata. Il lume di gonfiaggio è il canale ricavato dentro lo spessore della parete del tubo tracheale, che porta l’aria dall’uno all’altra. Insieme formano un unico circuito pneumatico chiuso.
Dove il tubo di gonfiaggio si stacca dal corpo del tubo
Il punto in cui il tubo di gonfiaggio esce dalla parete e diventa un condotto esterno non è lasciato al disegno. La norma lo quota, e lo fa crescere con la misura del tubo: la distanza minima di quel punto dall’estremità paziente va da 110 millimetri sulla misura 5,0 a 140 sulla 7,0, fino a 170 sulle misure dalla 10,0 in su. Le misure dei tubi tracheali, va ricordato, sono designate dal diametro interno nominale in millimetri.
La stessa tabella quota anche la distanza massima fra l’estremità paziente e la fine della lunghezza gonfiabile della cuffia, da 56 a 85 millimetri sullo stesso intervallo di misure. Nessuno dei due valori è specificato per i tubi cuffiati di misura 4,5 e inferiori, e la norma spiega perché: su quelle misure la cuffia si usa di rado.
La valvola che il palloncino pilota porta con sé
Il palloncino non è solo un indicatore visivo: è anche il posto dove si gonfia. All’estremità porta una valvola unidirezionale con un innesto conico per la siringa, che lascia entrare l’aria e la trattiene quando la siringa viene sfilata; premendo il corpo della valvola si apre la via di uscita e la cuffia si sgonfia. La norma illustra due disposizioni alternative, un palloncino con valvola separata e un gruppo palloncino e valvola integrato in un pezzo unico.
L’edizione europea più recente della norma allarga la prescrizione: chiede un palloncino pilota e altri mezzi, oppure altri mezzi in sua vece, per indicare il gonfiaggio o lo sgonfiaggio della cuffia. Il palloncino è cioè una delle soluzioni ammesse per rendere leggibile lo stato della cuffia, non l’unica possibile.
Perché il palloncino pilota non è un manometro
Il circuito è chiuso e continuo, quindi a riposo la pressione dell’aria dentro il palloncino è la stessa che c’è nella cuffia. Fin qui l’intuizione è corretta, ed è la ragione per cui l’idea di leggerlo con le dita sembra sensata.
Il problema è che le dita non leggono una pressione: leggono la tensione della parete del palloncino. Per una membrana sottile quella tensione dipende dal raggio e dalle proprietà elastiche del materiale, non dalla sola pressione interna, e cambia con la geometria e con la mescola. Ne segue che la stessa pressione dà una sensazione diversa su un palloncino piccolo e teso e su uno grande e morbido, e che due modelli differenti al tatto si comportano in modo differente a parità di aria dentro. C’è poi la questione della cedevolezza: il palloncino pilota è molto più deformabile della cuffia, cioè accetta un grande cambiamento di volume per un piccolo cambiamento di pressione, e resta gonfio e turgido in un intervallo di pressioni ampio.
Questa non è una deduzione teorica. Diversi studi hanno messo alla prova la palpazione con operatori esperti, e la conclusione ricorrente è che dal palloncino non si riesce né a stimare né a riprodurre una pressione di cuffia assegnata. La grandezza si misura collegando un manometro per cuffie alla valvola: quello è lo strumento, il palloncino è la spia.
Quando il palloncino pilota resta sgonfio
Trattandosi di un circuito unico, un palloncino che non si gonfia o che si affloscia dice una cosa sola e non dice dove: il circuito non tiene l’aria. La perdita può stare nella cuffia, lungo il lume ricavato nella parete del tubo, al punto di separazione, nel tratto esterno del tubo di gonfiaggio, oppure nella valvola, che è il componente più esposto a essere sporcato o forzato.
La norma dedica un’appendice a un difetto specifico della cuffia, l’erniazione, e la descrive come una cuffia che sporge in modo eccessivo all’estremità paziente fino a occludere in parte o del tutto l’apertura dello smusso. Fra le cause elencate ci sono il gonfiaggio eccessivo, la trazione sul tubo a cuffia gonfia e il deterioramento del materiale della cuffia. Il palloncino, in quel caso, può restare regolarmente gonfio.
Palloncino pilota, cuffia e valvola dei cateteri a palloncino
La confusione più frequente è fra il palloncino pilota e la cuffia. Contengono la stessa aria e stanno sullo stesso circuito, ma hanno funzioni opposte: la cuffia lavora, il palloncino riferisce. Un palloncino integro su una cuffia lacerata non esiste, perché sono comunicanti, mentre una cuffia integra con un palloncino schiacciato o pinzato è una situazione possibile e ingannevole.
Va distinto poi dalla via di gonfiaggio dei cateteri a palloncino di uso urologico. Anche lì c’è un palloncino da gonfiare e una valvola unidirezionale sul raccordo laterale, ma di regola non c’è nessun palloncino spia: il riferimento non è una sensazione al tatto, è il volume dichiarato sul raccordo, che si dosa con la siringa. Dove non si palpa niente, non serve niente da palpare.
Lo stesso gruppo palloncino e valvola si ritrova infine sulle cannule tracheostomiche cuffiate e sui dispositivi sopraglottici con cuffia, con la stessa funzione e gli stessi limiti di lettura.