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Glossario

ISO 7376

Il campo di applicazione della ISO 7376

La ISO 7376 è la norma internazionale sui laringoscopi per intubazione tracheale. Il suo campo, scritto nella prima clausola dell’edizione vigente, dice due cose: specifica requisiti per i laringoscopi con lame non flessibili e alimentazione interna a batteria, usati per illuminare la laringe durante l’intubazione, e specifica le quote critiche di quei manici e di quelle lame che hanno l’attacco a gancio intercambiabile.

La seconda metà è quella che si vede tutti i giorni in sala e sui mezzi di soccorso: è la ragione per cui una lama e un manico usciti da fabbriche diverse si agganciano, si accendono e reggono. La norma non descrive come si intuba e non stabilisce quale lama usare su quale paziente. Fissa geometrie, forze e valori elettrici, e lascia la clinica a chi la fa.

L’attacco a gancio e le quote che lo definiscono

L’attacco a gancio è il collegamento meccanico fra il manico e una lama staccabile dall’utente. La lama si appoggia sulla barra trasversale in cima al manico, viene ribaltata e in quella rotazione si vincola e chiude il contatto elettrico: un solo movimento fa il fissaggio e il circuito, e il contatto del manico deve essere flessibile o a molla perché la chiusura tenga.

La norma descrive due varianti dell’attacco, con due serie di quote diverse. Nelle lame a illuminazione diretta la sorgente sta nella lama e il manico porta corrente ai contatti; in quelle a guida di luce la lampada è nel manico e la lama ospita una fibra che trasporta la luce fino alla punta. Le due geometrie non sono interscambiabili, e i numeri lo dicono: una delle quote di riferimento vale 13,610 mm con tolleranza di 0,050 mm nella versione a guida di luce e 12,900 mm con la stessa tolleranza in quella a illuminazione diretta.

La norma si occupa anche di come le lame vengono identificate. Sono definite e marcate da una designazione di misura che copre l’intero arco dei pazienti, dal neonato prematuro all’adulto di taglia grande, e poiché le varianti in circolazione sono molte il fabbricante deve dichiarare sull’imballaggio la lunghezza della lama, così che chi sceglie lo strumento sappia che cosa ha in mano prima di aprirlo.

Le prove: 150 newton, 65 newton, 5 lumen

Ai requisiti dimensionali la norma affianca prestazioni misurate. Sottoposti a una forza di trazione di 150 N, manico e lama non devono rompersi. Sotto una trazione di 65 N il centro di illuminazione della lama non deve spostarsi più di 10 mm: è la prova di rigidità, e misura quanto la lama flette proprio mentre serve che non fletta. L’uscita ottica dei manici destinati alle lame a guida di luce deve superare i 5 lumen.

Sul fronte elettrico, un manico con tensione nominale sopra 3,8 V destinato a lame a illuminazione diretta con attacco a gancio deve impedire che la potenza superi 800 mW di picco, misurati su cento millisecondi, e 400 mW in continuo, sia in condizioni normali sia in caso di guasto singolo. Per un manico da 6 V la norma annota che quei limiti equivalgono a 133 mA e 67 mA.

I laringoscopi che la ISO 7376 non copre

Le esclusioni sono elencate e sono nette: laringoscopi flessibili, laringoscopi progettati per la chirurgia, laringoscopi alimentati dalla rete elettrica, laringoscopi collegati a sorgenti luminose esterne tramite cavi che trasmettono la luce, e videolaringoscopi progettati per lavorare con un sistema video esterno, integrato o applicato.

L’ultima esclusione ha una conseguenza pratica. I videolaringoscopi hanno preso una parte propria, la ISO 7376-2, prima edizione del 2025, che copre gli apparecchi con manico, lama rigida, sorgente luminosa, telecamera e schermo, più gli accessori indispensabili al loro funzionamento. Chi cerca requisiti per un videolaringoscopio dentro la norma madre non li trova, e non è una lacuna.

Le edizioni della ISO 7376 e che cosa è cambiato

L’edizione in vigore è la terza, dell’agosto 2020, preparata dal comitato tecnico ISO/TC 121, sottocomitato SC 2, in collaborazione con il comitato europeo CEN. Ha cancellato e sostituito la seconda, del 2009, che a sua volta discendeva dall’edizione unica del 2003: quella aveva fuso e sostituito le tre parti della serie precedente, la 7376-1 del 1994, la 7376-2 del 1997 e la 7376-3 del 1996.

Le modifiche dichiarate rispetto al 2009 raccontano un cambio di tecnologia. Sono stati tolti i requisiti per le lampade a filamento, ormai quasi ovunque sostituite dai LED; è stato aggiunto un requisito contro i picchi di corrente per le batterie con tensione nominale sopra 3,6 V; il requisito di resistenza è stato esteso ai manici e le condizioni ambientali sono state agganciate a una norma IEC sugli apparecchi elettromedicali usati in emergenza. Un emendamento del 2025 ha poi chiarito uscita ottica e requisiti di illuminazione.

Il sistema verde e le vecchie parti della serie

Nel linguaggio commerciale l’attacco a guida di luce viene chiamato sistema verde, o standard verde, dal colore con cui i fabbricanti contrassegnano manici e lame compatibili. Il nome viene dalla vecchia parte 3 della serie, quella che negli anni Novanta normava il raccordo a fibra ottica, e ha continuato a circolare anche dopo che le parti sono state riunite in un documento unico.

Vale la pena tenere separate due cose. Il colore è una convenzione di riconoscimento adottata dal mercato, mentre ciò che rende compatibili due pezzi sono le quote della tabella dimensionale. Un componente marcato con il numero della norma dichiara di rispettare quelle quote per la variante di attacco che gli compete, ed è quello il motivo per cui si aggancia.

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