Suture Assorbibili
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Le suture assorbibili sono fili destinati a perdere progressivamente resistenza e massa per idrolisi o degradazione biologica, fino a sparire senza bisogno di rimozione. In questa pagina trovi materiali diversi per composizione, struttura e tempo di riassorbimento: la scelta cambia a seconda del tessuto da suturare e di quanto a lungo la ferita deve restare sostenuta prima che il filo si dissolva.
Quali sono i fili di sutura riassorbibili
I materiali sintetici più diffusi tra le suture assorbibili sono il poliglecaprone 25, l’acido poliglicolico (PGA), la poliglattina 910 (PGLA), il polidiossanone (PDO) e il poligliconato. Ognuno ha un comportamento diverso in termini di velocità di degradazione e di mantenimento della resistenza alla trazione nei primi giorni dopo l’impianto. Il poliglecaprone è tra i più rapidi, il polidiossanone tra i più lenti, e questa differenza è il primo criterio da guardare prima di scegliere una confezione tra quelle in assortimento.
Sul piano della struttura, i fili si dividono in monofilamento e intrecciati. I monofilamenti scorrono meglio nei tessuti e tendono ad avere una reattività tissutale più contenuta, mentre alcune suture intrecciate offrono una maneggevolezza superiore e un nodo più stabile, a fronte di una risposta tissutale che può variare in base al materiale. Non esiste una struttura migliore in assoluto: la decisione dipende dal tipo di intervento e dalla familiarità di chi opera con l’una o l’altra tipologia.
Quanto tempo impiega il filo riassorbibile a riassorbirsi
I tempi non sono uguali per tutte le suture assorbibili, e la differenza tra materiali arriva anche a mesi. Il poliglecaprone 25 perde resistenza e si riassorbe in circa una o due settimane, il che lo rende adatto dove serve un supporto solo temporaneo. L’acido poliglicolico e la poliglattina si collocano tipicamente in un intervallo di 60-90 giorni, con variazioni legate alla formulazione specifica. Il polidiossanone arriva invece a circa 180 giorni, ed è la scelta quando il tessuto richiede un sostegno prolungato.
Un dato che spesso genera confusione riguarda la differenza tra perdita di resistenza e riassorbimento totale della massa: sono due tempi diversi. Una scheda tecnica di produttore, ad esempio, riporta per una sutura assorbibile sintetica il 50% di resistenza residua già dopo 14 giorni, mentre il riassorbimento totale della massa arriva solo a 60-90 giorni. Questo significa che il filo smette di sostenere il tessuto con la stessa forza iniziale molto prima di sparire del tutto, e la scelta del materiale va fatta guardando il tempo di tenuta richiesto dalla guarigione, non la sua scomparsa finale.
I punti riassorbibili cadono da soli
Quando la sutura è interna, sottocutanea o intradermica, il filo si degrada nei tessuti senza bisogno di alcuna rimozione: è il caso più comune di impiego delle suture assorbibili, insieme a legature e approssimazione dei tessuti molli. Alcune fonti riportano l’uso anche per la chiusura di cute in contesti selezionati, ma la scelta tra sutura assorbibile e non assorbibile per la cute dipende dal protocollo dell’intervento e dall’area anatomica coinvolta, oltre che dalla necessità estetica del risultato finale.
Non tutte le suture assorbibili sono intercambiabili tra distretti anatomici. Una scheda tecnica di produttore indica ad esempio che una sutura assorbibile sintetica può essere impiegata in chirurgia generale, ginecologia e chirurgia orale, ma non è indicata per tessuti cardiovascolari, oftalmici e neurologici. Questo limite va sempre verificato sulla scheda tecnica del singolo prodotto prima dell’acquisto, perché varia da materiale a materiale e non è un criterio generico applicabile a tutta la categoria.
Suture assorbibili o non assorbibili: quando cambia la scelta
La domanda che si pone più spesso davanti allo scaffale è quale delle due serva: una sutura che si riassorbe o una che resta e va rimossa. Le suture assorbibili evitano un secondo appuntamento per la rimozione dei punti, e per questo sono la scelta prevalente nei piani sottocutanei e nei tessuti interni. Le suture non assorbibili restano invece la scelta quando serve un sostegno meccanico stabile nel tempo, tipicamente sulla cute esterna o in distretti dove la resistenza a lungo termine non può dipendere dal metabolismo del paziente. In questa categoria trovi solo i materiali assorbibili; per confrontare le alternative con tenuta permanente puoi consultare le suture non assorbibili, utili come termine di paragone prima di decidere.
Conformità e requisiti tecnici delle suture chirurgiche
Le suture chirurgiche, assorbibili comprese, rientrano tra i dispositivi medici regolati in Europa dal Regolamento (UE) 2017/745. La conformità tecnica del prodotto dipende dalle specifiche di sicurezza, prestazione e biocompatibilità previste per questa categoria di dispositivi, ed è un elemento da verificare in scheda tecnica insieme al materiale e al calibro. Per chi acquista per una struttura sanitaria, questo dato si affianca ai criteri già visti su composizione e tempo di riassorbimento come parte della valutazione complessiva del prodotto.
Chi gestisce l’intero percorso operatorio trova nella sezione chirurgia gli altri strumenti che chiudono la dotazione della sala, dagli strumenti di taglio ai dispositivi per la medicazione, mentre la panoramica generale delle suture aiuta a orientarsi tra le diverse famiglie disponibili prima di restringere la scelta al singolo materiale.
Come scegliere tra i materiali in assortimento
Davanti a un elenco di suture assorbibili con nomi tecnici diversi, i criteri pratici da tenere a mente sono tre. Il primo è il tempo di tenuta richiesto dal tessuto: una ferita che guarisce in pochi giorni non ha bisogno di un materiale a lento riassorbimento, e viceversa un tessuto a guarigione lenta va sostenuto con un filo che mantenga resistenza più a lungo. Il secondo è la struttura, monofilamento o intrecciato, che incide su scorrevolezza e maneggevolezza durante la sutura. Il terzo è il distretto anatomico, perché non tutti i materiali sono indicati per ogni tessuto, come mostrano le esclusioni riportate nelle schede tecniche per uso cardiovascolare, oftalmico e neurologico. Verificare questi tre punti sulla confezione, prima del calibro e della lunghezza del filo, è il modo più diretto per restringere la scelta tra i fili disponibili in questa pagina.
Domande frequenti
Poliglecaprone 25, acido poliglicolico, poliglattina 910 e polidiossanone sono i materiali sintetici più diffusi, con tempi di riassorbimento che vanno da una-due settimane fino a circa 180 giorni a seconda del materiale scelto.
No: alcune schede tecniche escludono espressamente l'uso su tessuti cardiovascolari, oftalmici e neurologici anche per materiali indicati in chirurgia generale, ginecologia e chirurgia orale. Il distretto anatomico va sempre verificato sulla scheda del singolo prodotto.