Dal piano dei piedi al vertex, in posizione eretta
Uno stadiometro è lo strumento con cui si misura la statura, cioè la distanza fra il piano su cui poggiano i piedi e il punto più alto del capo, chiamato vertex, con la persona in posizione eretta. È un antropometro dedicato a una sola dimensione del corpo, e questa specializzazione è tutto il suo mestiere: non serve a misurare distanze né quote, serve a misurare una persona.
La scala è in centimetri con divisioni al millimetro, e il campo va da poche decine di centimetri nei modelli pediatrici fino a poco oltre i due metri. Le configurazioni ricorrenti sono tre: da parete, che usa il muro come riferimento posteriore; a colonna con base propria; portatile e smontabile, per le misure fuori sede. C’è poi la variante montata come asta ribaltabile sopra una bilancia a colonna, dove peso e statura si prendono nella stessa stazione.
L’asta, il cursore e il piano d’appoggio
La costruzione è semplice e ha tre pezzi che contano. Un’asta verticale graduata, rigida e perpendicolare al piano d’appoggio. Un cursore orizzontale, la branca mobile, che scorre lungo l’asta e va portato a contatto col vertex. Una scala su cui leggere il valore nel punto in cui il cursore si ferma. Nei modelli digitali un encoder sostituisce la lettura sulla scala, e in quelli a ultrasuoni la posizione del cursore viene ricavata dal tempo di volo di un impulso: la geometria del problema però non cambia.
Perché la misura valga servono tre condizioni geometriche insieme: l’asta perpendicolare al pavimento, il cursore perpendicolare all’asta, l’origine della scala esattamente sul piano su cui poggiano i talloni. Se una delle tre salta, l’errore è sistematico: tutte le letture sbagliano nello stesso verso e restano perfettamente ripetibili, quindi guardando i numeri nessuno se ne accorge. È la differenza fra uno strumento preciso e uno esatto, e su questa misura è la trappola principale.
Il piano d’appoggio conta quanto l’asta. Una superficie cedevole, un tappeto, una pedana non in bolla spostano lo zero. Per questo i modelli portatili portano con sé la propria base: senza un piano di riferimento noto, la misura non ha origine.
Il piano di Francoforte
Il piano di Francoforte è la convenzione che stabilisce come tenere la testa mentre si misura. Passa per il margine inferiore dell’orbita, il punto chiamato orbitale, e per il margine superiore del condotto uditivo esterno, il porion; durante la misura va tenuto orizzontale, il che in pratica significa sguardo dritto davanti, mento né alzato né abbassato. Venne concordato al congresso di antropologia di Francoforte sul Meno nel 1884 come posizione di riferimento del cranio, e da lì è passato all’antropometria sul vivente.
Non è un dettaglio formale. Qualche grado di rotazione del capo sposta il vertex di parecchi millimetri, ed è la prima causa di disaccordo fra due operatori che misurano la stessa persona a distanza di minuti. Una statura annotata senza che il capo fosse in quella posizione non è confrontabile con nessun’altra.
Come si misura davvero la statura
La sequenza è codificata nei protocolli antropometrici e ogni passaggio toglie un errore. Si misura scalzi, senza calzini spessi, e si tolgono fermagli, trecce e acconciature alte che alzerebbero il cursore. Talloni uniti, punte divaricate di circa sessanta gradi, peso ripartito sui due piedi e piante appoggiate a terra. Talloni, glutei, scapole e nuca a contatto con il piano verticale: in certe conformazioni i quattro punti non toccano tutti insieme, e allora si tiene fermo il contatto dei talloni e si annota la deroga. Capo nel piano di Francoforte.
A quel punto il soggetto inspira profondamente e trattiene, mentre l’operatore accompagna il capo con una lieve trazione verso l’alto applicata dietro le orecchie, sui processi mastoidei: serve a distendere la colonna e a rendere ripetibile una postura che altrimenti cambia a ogni respiro. Il cursore scende fino a comprimere i capelli senza premere sul cranio, e la lettura si prende a fine inspirazione, al decimo di centimetro.
Un’ultima cosa che le tabelle non dicono: la statura non è una costante della giornata. Cala di uno o due centimetri fra il mattino e la sera, perché i dischi intervertebrali perdono acqua e si comprimono sotto il carico, e la perdita è più rapida nelle prime ore dopo essersi alzati. Due misure prese a ore diverse non sono confrontabili se l’ora non viene annotata, e una serie di controlli nel tempo si tiene nella stessa fascia oraria.
Azzeramento e controllo dello stadiometro
Lo zero della scala deve cadere esattamente sul piano su cui poggiano i talloni. Su un modello portatile va ricontrollato a ogni spostamento, perché il pavimento cambia; su uno da parete va rifatto dopo qualsiasi intervento che ne abbia mosso il fissaggio.
Il controllo si esegue con un campione di lunghezza nota, un’asta o un blocco rigido misurato come si misurerebbe una persona. Se lo scarto dalla lunghezza vera è costante lungo tutta la scala, lo strumento è fuori zero e si corregge l’origine; se lo scarto cresce con la lunghezza, il difetto sta nella scala o nella perpendicolarità dell’asta, e non si aggiusta spostando lo zero.
Sulla colonna che unisce bilancia e asta convivono due strumenti con regimi diversi, e vale la pena saperlo. La bilancia per uso sanitario ricade fra gli strumenti per pesare a funzionamento non automatico, disciplinati dalla direttiva 2014/31/UE, con la sua classe di precisione e le verifiche periodiche previste dalla metrologia legale. La parte che misura la statura non rientra in quel perimetro: il suo controllo resta una procedura interna, e se nessuno la scrive non la fa nessuno.
Stadiometro, statimetro, infantometro
Statimetro è il nome italiano tradizionale, ed è il lemma sotto cui lo strumento compare nelle enciclopedie; stadiometro è il calco dall’inglese stadiometer e nel commercio è ormai la forma più diffusa. Indicano la stessa cosa. Altimetro viene usato come terzo sinonimo nei cataloghi tecnici, ma in senso proprio l’altimetro misura la quota di un punto rispetto a un riferimento, che è un’altra grandezza.
L’infantometro è invece un altro strumento: un piano orizzontale con un fermo fisso alla testa e uno mobile ai piedi, su cui si misura la lunghezza da supino. Si usa sotto i due anni di età, o sotto gli 85 cm, quando la stazione eretta non è ancora abbastanza stabile. Le due misure non danno lo stesso numero, perché da sdraiati manca il carico che comprime la colonna. Nello studio che ha prodotto gli standard di crescita dell’Organizzazione mondiale della sanità, su 1.625 bambini fra i 18 e i 30 mesi misurati in entrambi i modi, la differenza media è stata di 0,73 cm; nelle conversioni fra lunghezza e statura si applica il valore arrotondato di 0,7 cm. Passare da uno strumento all’altro senza quella correzione lascia nella curva un gradino che non è crescita.