Due strati, un foglio solo
Biaccoppiato non è il nome di un oggetto ma di un materiale: un foglio ottenuto unendo due veli di natura diversa in modo che restino solidali e si comportino come uno solo. Il prefisso conta gli strati, e nel monouso medicale i due sono quasi sempre un non tessuto assorbente da una parte e una pellicola impermeabile ai liquidi dall’altra.
Il risultato ha due facce che non si somigliano, ed è questa asimmetria a definirlo. Un foglio omogeneo può assorbire oppure fermare il liquido; questo fa le due cose nello stesso punto, ciascuna sul suo lato, e per quello si usa dove serve raccogliere da un lato senza lasciare passare dall’altro, come nella teleria da campo operatorio.
Che cosa sta nei due strati del biaccoppiato
Il velo tessile è di regola un non tessuto di polipropilene ottenuto per filatura diretta: il polimero fuso viene estruso in filamenti continui che cadono su un nastro e vengono poi saldati fra loro passando fra due cilindri caldi, di cui uno inciso, così che la saldatura avvenga solo nei punti del disegno. Ne esce un velo leggero, con una superficie irregolare che trattiene liquido negli avvallamenti e che si lascia stampare e tagliare.
La pellicola è di polietilene, spessa qualche decina di micrometri. Da sola non assorbe niente, non ha corpo e si appallottola, ma è continua: senza pori passanti, il liquido non ha per dove andare. Accoppiate, le due parti si prestano l’una i limiti dell’altra, e la faccia da rivolgere verso l’alto o verso il basso diventa una scelta di impiego.
Accoppiare non è spalmare
I modi per unire due veli non sono equivalenti, e la parola che compare in scheda dice quale è stato usato. Nell’accoppiatura ad adesivo si stende un collante a caldo su uno dei due supporti e si passa il pacchetto fra i cilindri di una calandra, che lo comprime finché prende: fra i due strati resta una linea di colla, e la tenuta del materiale non supera mai la tenuta di quella linea. Nell’accoppiatura a fiamma un bruciatore rammollisce la superficie di uno dei due veli, che a contatto salda sull’altro senza colle.
Diverso è il rivestimento per estrusione, che nel gergo italiano si chiama spalmatura: qui il polimero fuso viene colato direttamente sul non tessuto e solidifica sopra di esso, quindi la pellicola non esisteva prima e non c’è nessuno strato di adesivo in mezzo. È una distinzione che ha conseguenze pratiche, perché uno strato colato può essere più sottile e più aderente, mentre due veli accoppiati restano due veli, con il rischio, se la colla è stesa male, che si separino sotto trazione o dopo la sterilizzazione. Quando una scheda dice accoppiato, dichiara che i due fogli esistevano già.
Grammatura e verso di un biaccoppiato
La grandezza che compare per prima è la grammatura, cioè la massa per metro quadrato, e per un biaccoppiato è un valore complessivo: somma il non tessuto, la pellicola e l’eventuale adesivo. Nei materiali per teleria sanitaria sta nell’ordine di qualche decina di grammi al metro quadrato, ma il numero da solo dice poco, perché la stessa grammatura può nascere da un velo pesante con pellicola sottile o dal contrario, e i due si comportano in modo diverso.
L’altra informazione è il verso. Un materiale a due facce ha un sopra e un sotto, e sbagliarlo significa usare il pezzo al rovescio del suo progetto. Il verso di regola si legge a colpo d’occhio, perché la pellicola è colorata mentre il non tessuto resta chiaro, e i produttori mantengono la convenzione proprio per renderlo leggibile senza prove. Alcune versioni portano inoltre una banda di adesivo lungo un bordo, che serve a fermare il telo in posizione.
Biaccoppiato, triaccoppiato e bilaminato
Il prefisso è un conteggio, quindi il triaccoppiato è la stessa costruzione con tre strati: di solito si aggiunge un secondo non tessuto sul lato della pellicola, così che entrambe le facce esterne siano tessili e la plastica resti chiusa in mezzo. Cambia la mano, cambia il rumore e cambia il costo, non il principio.
Bilaminato è invece un caso di somiglianza ingannevole. Le due parole condividono l’idea di strati sovrapposti, ma non sono sinonimi e non appartengono allo stesso mestiere: in ambito sanitario bilaminato indica un pannello a base legno rivestito su tutte e due le facce, cioè il materiale di ripiani, ante e strutture di carrelli e armadi. L’uno è un foglio flessibile monouso, l’altro un semilavorato rigido per arredo, e l’unica cosa che hanno davvero in comune è la radice della parola.
Che cosa chiede la EN 13795 a un telo biaccoppiato
Nessuna norma definisce il biaccoppiato in quanto materiale. Le prescrizioni riguardano il prodotto finito, e per teli e camici chirurgici il riferimento europeo è la EN 13795, che vale per i dispositivi usati durante gli interventi.
La norma non ragiona per materiali ma per zone e per livelli. Distingue le aree critiche del pezzo, quelle esposte ai liquidi, dalle aree meno critiche, e distingue i prodotti a prestazione standard da quelli a prestazione superiore, assegnando a ciascuna combinazione requisiti e metodi di prova. Fra questi c’è la resistenza alla penetrazione batterica in condizioni umide, che si valuta con un metodo dedicato, insieme a prove sulla penetrazione di liquidi, sulla resistenza meccanica e sul rilascio di particelle. Un biaccoppiato, quindi, non è conforme in sé: viene messo alla prova il telo che ne è stato ricavato, con la sua cucitura, la sua banda adesiva e il suo confezionamento.