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Glossario

Bilaminato

Un pannello rivestito su tutte e due le facce

Il bilaminato è un pannello a base legno rivestito su entrambe le facce con un foglio decorativo e protettivo. Il prefisso conta i lati coperti, non gli strati che compongono il pannello: un bilaminato può avere dentro un multistrato di nove fogli e resta bilaminato perché le facce vestite sono due.

È un semilavorato da arredo, e sotto questo nome si fabbricano ripiani, ante, fianchi e piani di lavoro. Negli ambienti sanitari compare nelle strutture che vengono pulite spesso, come i carrelli di medicazione e gli armadi portamedicinali, perché la superficie che si presenta è quella del rivestimento e non quella del legno.

L’anima del bilaminato

Sotto il rivestimento sta un pannello a base legno, e la scelta cambia più cose di quante ne cambi il decoro. Il truciolare è fatto di scaglie legate con una resina e pressate: costa poco, ha una superficie piana e regolare, ma tiene poco le viti e con l’acqua si comporta male. L’MDF è di fibre finissime pressate, ha una sezione omogenea e per questo si lascia fresare e sagomare con bordi netti. Il multistrato è fatto di fogli sottili di legno incollati con la venatura ruotata di novanta gradi a ogni strato, e quella alternanza è la ragione per cui si muove poco al variare dell’umidità e regge meglio le viti. Il listellare ha un’anima di listelli affiancati fra due facce di legno.

L’anima decide peso, tenuta della ferramenta e comportamento all’umidità; il rivestimento decide che cosa si vede e che cosa si tocca. Sono due decisioni indipendenti, e leggere solo la seconda è il modo più comune per sbagliare un confronto.

Nobilitato o laminato ad alta pressione

Sotto la parola rivestimento stanno due tecnologie diverse, che nel linguaggio commerciale finiscono spesso sotto la stessa etichetta.

Nel pannello nobilitato una carta decorativa impregnata di resina melamminica viene pressata direttamente sul pannello, e la resina polimerizza sul posto: non esiste un foglio autonomo prima e non ce n’è uno dopo, perché il rivestimento fa corpo unico con il supporto. Lo spessore è di frazioni di millimetro. La norma europea di riferimento per questi pannelli è la EN 14322, che ne fissa definizione, requisiti e classificazione per uso interno.

Il laminato ad alta pressione, o HPL, è invece un foglio fabbricato a parte: una carta decorativa con resina melamminica sopra una pila di fogli di kraft impregnati di resine termoindurenti, il tutto pressato a temperatura non inferiore a circa 120 gradi e a pressione non inferiore a circa 5 megapascal. Ne esce una lastra che si regge da sola e che viene incollata sul pannello in un secondo momento. La norma è la serie EN 438, e la EN 14322 dichiara espressamente di non applicarsi ai pannelli rivestiti con laminati di quella serie: sono due prodotti distinti anche per il normatore.

Perché il bilaminato è rivestito da due parti

La seconda faccia non è una rifinitura di cortesia: è quello che tiene dritto il pannello. Un pannello a base legno scambia umidità con l’aria attraverso le sue superfici, e il rivestimento rallenta di molto quello scambio. Se una sola faccia è coperta, i due lati si portano a contenuti di umidità diversi, si dilatano in misura diversa e il pannello si incurva verso il lato che si ritira di più.

Per questo anche dove una faccia resta nascosta le si applica comunque un rivestimento, che nel gergo si chiama controbilanciante e può essere di qualità inferiore purché si comporti allo stesso modo. Il principio si estende alle lavorazioni: aprire un’anta su un solo lato o incollare un decoro spesso su una faccia sola rompe la simmetria e il pannello reagisce col tempo.

Bilaminato e biaccoppiato: stesso prefisso, mestieri diversi

Le due parole vengono confuse perché suonano vicine e perché parlano entrambe di strati sovrapposti, ma nel settore sanitario indicano cose che non si toccano. Il bilaminato è il semilavorato rigido di cui sono fatti ripiani e ante. Il biaccoppiato è un foglio flessibile monouso, ottenuto unendo un non tessuto e una pellicola, e serve per teleria da campo operatorio.

La differenza tecnica sta nel verbo. Accoppiare significa unire due veli che esistevano già, di solito con un adesivo; laminare, nel senso del pannello, significa fabbricare o far polimerizzare uno strato di rivestimento e portarlo sopra un supporto rigido. Cambia la natura degli strati, cambia il modo di unirli e cambia il ciclo di vita del prodotto: uno si butta dopo un uso, l’altro dura quanto il mobile.

Il bordo, dove il bilaminato cede

Le facce sono coperte, la sezione no. Il punto debole di qualunque pannello rivestito è il bordo, dove l’anima resta esposta: l’acqua entra da lì, e nel truciolare le scaglie si rigonfiano in modo irreversibile, perché tornando asciutte non ritirano più. Per questo il bordo si chiude con un profilo incollato, di regola in ABS o in carta melamminica, e per questo il taglio fatto in cantiere o in officina resta il tratto più fragile del pezzo, a meno che non venga bordato a sua volta.

Ci sono altri due punti da guardare con lo stesso occhio. I fori per la ferramenta aprono l’anima esattamente dove il pannello prende carico, e la tenuta dipende dal materiale interno, non dalla superficie. E l’emissione di formaldeide, che sui pannelli a base legno si dichiara per classi, riguarda le resine dell’anima: il rivestimento la limita in parte ma non la annulla, e il dato va cercato sulla scheda del pannello, non su quella del decoro.

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