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Glossario

Nebulizzazione

Un liquido ridotto in gocce, senza cambiare stato

La nebulizzazione è la riduzione di un liquido in gocce minutissime disperse in un gas. La definizione va letta con attenzione a ciò che non dice: il liquido non cambia stato. Le gocce restano liquide, semplicemente sono piccole abbastanza da restare sospese nell’aria per un tempo apprezzabile. È la differenza con l’evaporazione, dove le molecole passano davvero alla fase vapore e nell’aria non c’è più nulla di liquido da vedere.

Il prodotto della nebulizzazione è un aerosol, che nel linguaggio normativo è semplicemente una sospensione di particelle in un gas. L’apparecchio che la esegue è il nebulizzatore, definito nella ISO 27427:2023 come dispositivo che converte un liquido in aerosol; il nome vale sia per l’ampolla di un apparecchio per aerosolterapia sia per una macchina da disinfestazione grande quanto uno zaino.

Come si rompe un liquido in gocce

Un liquido fermo tende alla superficie minima, perché la tensione superficiale lo tiene insieme. Nebulizzare vuol dire vincere quella tensione e moltiplicare la superficie: l’energia necessaria va fornita dall’esterno, e il modo in cui viene fornita distingue le famiglie di apparecchi che la stessa ISO 27427 elenca.

Nei nebulizzatori a gas compresso, i più diffusi in ambito respiratorio, un getto esce da un orifizio molto stretto e la depressione che genera richiama il liquido da un serbatoio sottostante attraverso orifizi di aspirazione: il filo di liquido viene investito dal getto e frantumato, poi sbattuto contro un deflettore che trattiene le gocce troppo grosse e le fa ricadere. Nei nebulizzatori a ultrasuoni l’energia arriva da un trasduttore piezoelettrico che vibra sotto il liquido e ne increspa la superficie fino al distacco delle gocce. Nei sistemi a membrana vibrante il liquido viene spinto attraverso i fori di una lamina forata messa in oscillazione. Esistono poi i dischi rotanti, che proiettano il liquido per forza centrifuga, e i dispositivi capillari.

Il diametro decide dove finisce la goccia

Una nube di gocce non ha un diametro solo, ha una distribuzione, e per descriverla si usa un valore mediano in massa. Il diametro aerodinamico mediano di massa, siglato MMAD, è la dimensione al di sotto della quale si trova metà della massa erogata: metà sopra, metà sotto. Accanto gli si affianca la deviazione standard geometrica, che dice quanto la distribuzione è stretta attorno a quel valore, e ha senso solo quando la distribuzione ha una sola cima ed è log-normale.

La soglia che ricorre è cinque micrometri: la frazione respirabile è definita come la quota di gocce di diametro inferiore a 5 micrometri, espressa in percentuale sulla distribuzione totale, e il costruttore dichiara la ripartizione della massa in tre fasce, sopra i 5 micrometri, fra 2 e 5, sotto i 2. La ragione è meccanica prima che clinica: una goccia grossa ha più inerzia e, dove il percorso curva, prosegue dritta e si deposita sulla parete; una goccia fine ha inerzia trascurabile e segue il flusso del gas che la trasporta.

Le grandezze che una nebulizzazione dichiara

Oltre alle dimensioni si misura la quantità. L’erogato è la massa di aerosol che esce, l’erogato per unità di tempo ne descrive la rapidità, e la percentuale del volume di riempimento emesso rapporta l’uno all’altro. Contro quei numeri sta il volume residuo, cioè il liquido che resta nell’ampolla quando l’apparecchio smette di produrre aerosol: non tutto il contenuto se ne va, e una parte non trascurabile rimane bagnata sulle pareti.

C’è poi un effetto che confonde le misure e che la norma stessa spiega. In un nebulizzatore a gas compresso l’aria che espande è secca; attraversando la nube esce quasi satura di vapore acqueo, sottraendo al liquido il calore latente di evaporazione. L’ampolla si raffredda rispetto all’ambiente e la soluzione si concentra man mano che il trattamento prosegue. Misurare l’erogato senza tenerne conto porta a numeri diversi da quelli reali, ed è il motivo per cui i metodi di prova prescrivono condizioni di temperatura e umidità.

La nebulizzazione fuori dalla terapia respiratoria

Lo stesso processo, con altre finalità, sposta soltanto la finestra di diametri utile. Nei trattamenti a freddo detti a volume ultra basso, cioè quelli in cui una quantità minima di formulato copre un ambiente grande, il parametro di riferimento è il diametro mediano in volume: le indicazioni tecniche collocano l’intervallo utile contro gli insetti volanti fra circa 5 e 30 micrometri, e segnalano che l’efficacia decade rapidamente sotto i 5 micrometri e sopra i 25.

Altrove il criterio cambia ancora. Negli impianti antincendio ad acqua nebulizzata la finezza serve a moltiplicare la superficie di scambio termico, così l’acqua assorbe calore evaporando invece di scorrere via. Nel raffrescamento evaporativo all’aperto le gocce devono evaporare prima di ricadere, altrimenti bagnano invece di rinfrescare, e la finestra utile si sposta di conseguenza. In tutti i casi la variabile di progetto è una sola, il diametro, e cambiarla cambia il risultato più di quanto lo cambi la portata.

Nebulizzare, vaporizzare, umidificare

Tre verbi vicini indicano tre cose diverse. Vaporizzare significa portare il liquido alla fase vapore, con un passaggio di stato e un apporto di calore; nebulizzare no, e infatti un nebulizzatore a gas compresso raffredda invece di scaldare. Atomizzare è usato spesso come sinonimo, e le fonti italiane segnalano l’uso come improprio, perché atomizzare descrive una riduzione molto più spinta.

Umidificare, infine, condivide il mezzo ma non lo scopo, e la distinzione ha conseguenze anche normative: la ISO 27427 dichiara esplicitamente fuori dal proprio campo di applicazione i dispositivi destinati soltanto a umidificare o idratare fornendo acqua in forma di aerosol, che ricadono sotto altre norme, insieme a quelli destinati alla deposizione nasale. Un apparecchio che produce nebbia, quindi, non è per ciò stesso un nebulizzatore nel senso della norma: dipende da che cosa disperde e dove è destinato a finire.

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