Il marchio che parla del prototipo, non del contenuto
La marcatura UN è l’insieme di caratteri impressi in modo durevole su un imballaggio destinato al trasporto di merci pericolose. Dichiara che quell’imballaggio corrisponde a un prototipo che ha superato le prove previste, e che è stato fabbricato secondo le condizioni dell’approvazione.
Il testo normativo mette in guardia proprio sul punto che quasi tutti fraintendono: il marchio riguarda la fabbricazione, non l’utilizzo. Di per sé non conferma che l’imballaggio possa contenere una data materia. Che tipo di imballaggio, con quale capacità e con quali disposizioni speciali si possa spedire una sostanza lo stabilisce, sostanza per sostanza, la tabella del capitolo dedicato all’elenco delle merci pericolose. Il marchio dice che cosa quel prototipo ha superato, non che cosa ci si possa mettere dentro.
Una seconda avvertenza chiude il ragionamento: il marchio non riporta i dettagli completi dei livelli di prova, che restano nei certificati e nei rapporti. Un imballaggio marcato per un gruppo più severo può essere usato per merci di gruppo meno severo, ma quel calcolo si fa sui documenti, non leggendo la sigla.
L’accordo che la prescrive
Le regole nascono nelle raccomandazioni delle Nazioni Unite sul trasporto delle merci pericolose, il regolamento modello che i singoli regimi di trasporto recepiscono. Per la strada in Europa il testo applicabile è l’ADR, l’accordo relativo al trasporto internazionale di merci pericolose su strada, firmato nel 1957: il suo capitolo 6.1 detta costruzione, prove e marcatura degli imballaggi, e il punto 6.1.3 è quello che qui interessa. Dal primo gennaio 2021 il titolo dell’accordo non contiene più la parola europeo, tolta perché il testo è aperto all’adesione di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite.
Anche la leggibilità è prescritta. Lettere, numeri e simboli devono misurare almeno 12 mm di altezza; su imballaggi di capacità pari o inferiore a 30 litri o 30 kg bastano 6 mm, e sotto i 5 litri o i 5 kg si chiedono dimensioni appropriate. Sui colli di massa lorda superiore a 30 kg il marchio, o una sua riproduzione, deve comparire sulla parte superiore o su un lato.
Come si legge la marcatura, elemento per elemento
Gli elementi vanno apposti nell’ordine previsto e separati fra loro, per esempio da una barra obliqua o da uno spazio.
Si comincia dal simbolo ONU per gli imballaggi, che sugli imballaggi metallici marcati in rilievo può essere sostituito dalle lettere UN. Segue il codice del tipo di imballaggio. Poi un codice in due parti: una lettera maiuscola che dice per quali gruppi di imballaggio il prototipo ha superato le prove, X per i gruppi I, II e III, Y per il II e il III, Z per il solo III; e subito dopo un numero, che per gli imballaggi destinati a liquidi senza imballaggio interno è la densità relativa di prova arrotondata al primo decimale, e per quelli destinati a solidi o a imballaggi interni è la massa lorda massima in chilogrammi.
Viene quindi la lettera S, che indica appunto la destinazione a materie solide o a imballaggi interni, oppure, per gli imballaggi da liquidi, la pressione di prova idraulica superata, espressa in kPa e arrotondata alla decina. Chiudono le ultime due cifre dell’anno di fabbricazione, la sigla dello Stato che autorizza l’attribuzione del marchio, indicata con la sigla distintiva dei veicoli nel traffico internazionale, e il nome o l’identificazione del fabbricante.
Il codice del tipo: una cifra, una lettera, una categoria
Il codice centrale è composto secondo una regola semplice. La prima cifra indica il genere: 1 fusto, 3 tanica, 4 cassa, 5 sacco, 6 imballaggio composito, 0 imballaggio metallico leggero, con il 2 e il 7 riservati. La lettera maiuscola indica il materiale: A acciaio, B alluminio, C legno naturale, D legno compensato, F legno ricostituito, G cartone, H plastica, L materia tessile, M carta multifoglio, N metallo diverso da acciaio e alluminio, P vetro, porcellana o grès. L’eventuale cifra finale distingue la categoria, per esempio il coperchio non amovibile dall’amovibile.
Gli esempi riportati dal testo normativo si leggono subito. In 4G/Y145/S/02 seguito da NL/VL823 si riconoscono una cassa nuova di cartone, provata per i gruppi di imballaggio II e III, con massa lorda massima di 145 kg, destinata a solidi o a imballaggi interni, fabbricata nel 2002, autorizzata dai Paesi Bassi da parte di quel fabbricante. In 1A1/Y1.4/150/98 si legge invece un fusto di acciaio a coperchio non amovibile per liquidi, densità relativa 1,4 e pressione di prova 150 kPa. Dopo un ricondizionamento si aggiungono altri elementi, fra cui l’anno e la lettera R.
La marcatura UN sui contenitori per rifiuti taglienti
Il motivo per cui questo marchio compare su articoli sanitari è che parte dei rifiuti prodotti in una struttura sanitaria viaggia come merce pericolosa. I rifiuti clinici cui si attribuisce un rischio infettivo ricadono nella classe 6.2, e al rifiuto clinico non specificato è assegnato il numero ONU 3291, gruppo di imballaggio II, con un’istruzione di imballaggio che richiede imballaggi omologati.
I contenitori rigidi per aghi e oggetti taglienti sono, in quella catena, l’imballaggio. Il marchio impresso sul corpo del contenitore dice che il suo prototipo ha superato le prove del capitolo che lo riguarda, e la lettera S vi compare perché il contenuto è costituito da solidi. Sono gli stessi contenitori che dichiarano chiusura provvisoria e definitiva: la seconda serve perché, una volta chiuso per il trasporto, il collo non deve poter essere riaperto.
Marcatura UN, numero ONU e marcatura CE
Tre sigle vicine indicano cose diverse, e scambiarle è l’errore più comune. Il numero ONU è un numero di quattro cifre che identifica una materia o un oggetto, si scrive preceduto dalle lettere UN e viaggia sul collo e sui documenti: parla del contenuto. Il codice di omologazione descritto qui parla del contenitore, e i due compaiono spesso sullo stesso collo senza avere niente in comune.
La marcatura CE appartiene a un altro ordinamento ancora: dichiara la conformità di un prodotto alla legislazione dell’Unione europea che lo riguarda, ed è apposta dal fabbricante sotto la propria responsabilità. Infine, il marchio degli imballaggi certifica che gli esemplari prodotti in serie corrispondono al prototipo approvato: non è un collaudo del singolo pezzo, e vale per un prototipo o per una sola serie di prototipi.