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Glossario

Cuscino d’aria gonfiabile

Non un oggetto a sé ma il bordo di una maschera

Il cuscino d’aria gonfiabile non è un oggetto a sé ma una parte: il bordo morbido di una maschera facciale per anestesia e per ventilazione manuale, cioè l’anello cavo pieno d’aria interposto fra il corpo rigido della maschera e il viso. Il corpo, di solito trasparente per lasciare vedere sotto, dà la forma e porta il connettore; il cuscino è la parte che tocca. In italiano lo si trova anche come cuscinetto ad aria o cuffia gonfiabile.

La distinzione conta perché il termine non indica la maschera intera. Quando una scheda tecnica descrive una maschera come dotata di cuscino d’aria, sta dicendo qualcosa del suo bordo e non del resto.

Come il cuscino appoggia sul contorno del volto

Il viso non è un piano. C’è il dorso del naso che sporge, ci sono le guance che rientrano, c’è il solco fra mento e labbro inferiore. Un bordo rigido appoggerebbe sui rilievi e lascerebbe aperti gli avvallamenti.

Una camera d’aria chiusa si comporta in modo diverso. Dove viene compressa cede, e l’aria che sposta va a gonfiare il resto dell’anello, che si alza altrove: la linea di contatto segue il profilo invece di scavalcarlo. Con la superficie di appoggio così allargata, il carico applicato alla maschera si ripartisce su tutta la circonferenza anziché concentrarsi sui pochi punti che toccherebbero per primi, e la pressione per unità di superficie scende di conseguenza. È lo stesso principio per cui una tavola sulla neve appoggia dove uno scarpone affonda.

La conseguenza funzionale è la tenuta del bordo: dove il contatto si interrompe, parte del gas insufflato esce dal margine invece di prendere la via delle vie aeree.

La valvola e il volume d’aria

Il cuscino esiste in due costruzioni. Alcuni sono sigillati in fabbrica: contengono un volume d’aria fisso e non si toccano. Altri portano un raccordo con valvola, in genere di tipo Luer, attraverso il quale si aggiunge o si toglie aria con una siringa. Immettendo aria l’anello diventa più tondo e più teso, togliendone si appiattisce e cede di più, e il volume impostato resta dov’è perché la valvola lo trattiene.

Il tipo di valvola cambia da modello a modello e le schede tecniche non usano un termine unico: alcune parlano di valvola unidirezionale o di ritegno, altre di valvola bidirezionale che lascia passare l’aria nei due sensi. Sui cuscini sigillati l’adattamento al viso non si regola e dipende soltanto dallo spessore e dalla cedevolezza della parete.

I materiali seguono la destinazione. Sulle maschere monouso corpo e cuscino sono stampati in materiale plastico trasparente, di regola PVC, e diverse serie sono dichiarate prive di ftalati, cioè dei plastificanti usati per ammorbidire quel polimero. Sulle maschere riutilizzabili la parte a contatto è in gomma o in silicone, che regge i cicli di lavaggio e di sterilizzazione. La dicitura latex free, frequente sulle etichette, dichiara l’assenza di lattice di gomma naturale nel prodotto.

Le misure delle maschere e il codice colore

Le maschere facciali si producono in una serie graduata, numerata da 0 a 6, che va dal neonato all’adulto extra large, con le taglie intermedie per lattante, bambino e le due misure d’adulto. Il corpo è sagomato in modo asimmetrico, con l’apice stretto sul dorso del naso e la base più larga sotto il labbro inferiore, quindi ogni maschera ha un verso.

A ciascun numero è di solito abbinato un colore, che serve a riconoscere la taglia senza leggere: in una serie diffusa lo 0 è blu, l’1 grigio, il 2 bianco, il 3 giallo, il 4 verde, il 5 arancio, il 6 rosso. La corrispondenza però non è fissata da una norma: è una convenzione di prodotto e cambia da un fabbricante all’altro, quindi la misura non si deduce dal colore su una maschera di altra provenienza.

I connettori conici da 15 e 22 mm

La maschera si unisce al circuito respiratorio o al pallone di rianimazione attraverso un raccordo conico, e le sue dimensioni non sono libere: le fissa la ISO 5356-1, nell’edizione del 2015. La norma definisce coni e sedi da 15 e 22 mm per l’uso generale nei circuiti respiratori, da 8,5 e 11,5 mm per i circuiti neonatali e pediatrici, da 23 mm per i vaporizzatori e da 30 mm per il collegamento all’impianto di evacuazione dei gas anestetici.

La conicità è ciò che fa tenere il giunto: le due superfici si serrano per attrito quando vengono spinte l’una nell’altra, senza filetti e senza fermi. Sulle maschere facciali l’accoppiamento consueto è una sede da 22 mm, mentre le misure piccole possono montare il 15 mm. È questa normalizzazione a fare in modo che una maschera e un pallone di fabbricanti diversi si innestino.

Cuscino gonfiabile, bordo preformato e cuffia

Non tutti i bordi morbidi sono gonfiabili. Molte maschere hanno una cuffia preformata: stampata in un materiale flessibile, senza camera d’aria e senza valvola, si adatta piegando la propria parete invece di spostare aria. Le due soluzioni arrivano allo stesso appoggio per vie diverse, e sulle schede tecniche vengono dichiarate in modo distinto proprio per questo.

Va tenuto separato anche il cuscino ad aria della famiglia dei presidi per la seduta e il decubito, formato da molte celle d’aria comunicanti o isolate su cui il corpo appoggia. Il principio fisico è imparentato, un volume d’aria chiuso che ridistribuisce un carico, ma oggetto, scala e impiego non hanno nulla in comune con il bordo di una maschera. Diversa ancora è la cuffia dei tubi tracheali e dei presidi sopraglottici, gonfiata attraverso un palloncino spia: quella lavora dentro la via aerea e non sul viso, e in italiano porta lo stesso nome, il che rende facile confonderle.

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