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Glossario

EN 149

La norma dei facciali filtranti antipolvere

La EN 149 è la norma europea dei facciali filtranti, cioè delle semimaschere in cui il materiale filtrante costituisce il corpo stesso del dispositivo, senza filtri smontabili. L’edizione in vigore è la EN 149:2001+A1:2009, recepita in Italia come UNI EN 149:2009, e il titolo dice il perimetro: apparecchi di protezione delle vie respiratorie, semimaschere filtranti contro le particelle, requisiti, prove, marcatura.

Due esclusioni contano. La norma riguarda le particelle, solide e liquide in sospensione, e non i gas o i vapori, per i quali servono filtri di altro tipo; e non copre gli apparecchi destinati alla fuga da un’atmosfera pericolosa, che rispondono a norme proprie. Accanto alle prove di laboratorio la EN 149 prevede prove pratiche di indossamento, in cui due soggetti portano il dispositivo e ne riferiscono il comportamento su punti come la tenuta delle bardature, il campo visivo e il comfort.

FFP1, FFP2, FFP3: due numeri diversi per la stessa classe

Le classi sono tre, e ciascuna è definita da due limiti che vengono confusi di continuo, perché sono percentuali vicine ma non parlano della stessa grandezza.

Il primo è la penetrazione del materiale filtrante: quanta parte dell’aerosol di prova passa attraverso il tessuto, misurata a 95 litri al minuto con due aerosol distinti, cloruro di sodio e olio di paraffina. I massimi ammessi sono 20% per FFP1, 6% per FFP2, 1% per FFP3, per entrambi gli aerosol. Si provano nove campioni per aerosol, alcuni tali e quali, altri dopo un trattamento che simula l’uso e dopo condizionamento in temperatura.

Il secondo è la perdita totale verso l’interno, che somma tre contributi: la perdita al bordo di tenuta sul viso, quella dell’eventuale valvola di espirazione e la penetrazione del filtro. Si misura su dieci persone, ciascuna delle quali esegue cinque esercizi, per cinquanta risultati in tutto. Almeno 46 dei 50 devono stare sotto il 25% per FFP1, l’11% per FFP2, il 5% per FFP3; e almeno 8 delle 10 medie aritmetiche per portatore devono stare sotto il 22%, l’8% e il 2%. Sono i numeri che vengono spesso presentati come efficienza di filtrazione: non lo sono, e sono più alti proprio perché includono ciò che passa dai bordi.

Come si misura la perdita verso l’interno

La prova merita di essere descritta, perché spiega perché una semimaschera che va bene in laboratorio può comportarsi peggio addosso a qualcuno. Il soggetto cammina su un tappeto a 6 km/h dentro una cabina attraversata da un aerosol di cloruro di sodio a concentrazione costante; una sonda infilata nel facciale preleva l’aria durante la sola fase inspiratoria. Gli esercizi durano due minuti ciascuno: camminare senza muovere la testa e senza parlare, girare la testa a destra e a sinistra una quindicina di volte come per ispezionare le pareti di una galleria, muoverla in su e in giù, recitare a voce alta un testo concordato, camminare di nuovo in silenzio.

Il panel è fatto di dieci persone rasate, senza barba e senza basette, scelte per coprire la varietà dei tratti del viso, e a ciascuna si chiede se la maschera calza prima di iniziare. La perdita al viso, che dipende dalla forma della faccia e dalla presenza di peli, è dentro il numero: per questo il limite della classe è più permissivo della penetrazione del filtro, e per questo il rasarsi non è una regola di stile ma una condizione della prova.

Resistenza respiratoria, anidride carbonica, intasamento

Un filtro che trattiene tutto e non lascia respirare non serve, e la norma mette un tetto anche a questo. Le resistenze massime ammesse, misurate a flusso continuo, sono in millibar: in inspirazione a 30 l/min 0,6 per FFP1, 0,7 per FFP2, 1,0 per FFP3; a 95 l/min 2,1, 2,4 e 3,0; in espirazione a 160 l/min il limite è 3,0 per tutte e tre le classi. Le due portate rappresentano due regimi, il respiro a riposo e quello sotto sforzo.

C’è poi il volume morto: l’anidride carbonica nell’aria inspirata non deve superare in media l’1,0% in volume. E c’è l’intasamento, cioè l’aumento di resistenza man mano che il filtro si carica di polvere: la prova con polvere di dolomite è facoltativa per i dispositivi da un solo turno e obbligatoria per quelli riutilizzabili, con un carico di 833 mg·h/m³ da raggiungere senza superare i valori di resistenza prescritti.

NR, R e la lettera D nella marcatura

Dopo la classe la marcatura porta una sigla che riguarda la durata d’impiego. NR significa che il facciale è limitato a un solo turno di lavoro, e in quel caso le informazioni del fabbricante devono contenerne l’avvertenza esplicita. R significa riutilizzabile, cioè che il dispositivo ha superato le prove anche dopo un ciclo di pulizia e disinfezione secondo le istruzioni del fabbricante. La lettera D, che segue, dichiara il superamento della prova di intasamento con la dolomite. Una marcatura per esteso si legge quindi in una forma come FFP3 NR D, preceduta dal numero e dall’anno della norma.

EN 149 e le mascherine chirurgiche non misurano la stessa cosa

La confusione più frequente non riguarda le classi fra loro, ma la famiglia sbagliata. Le mascherine mediche rispondono alla EN 14683, che le divide in tipo I e tipo II secondo l’efficienza di filtrazione batterica del materiale, misurata con un aerosol di stafilococco di diametro medio 3 µm.

Sono due misure diverse su tre piani. La grandezza: la EN 14683 valuta un materiale, la EN 149 valuta anche la tenuta sul volto di una persona che cammina e parla. L’aerosol: batteri da 3 micrometri contro particelle di sale e goccioline d’olio, molto più piccole e più difficili da trattenere. Il verso: la EN 14683 misura la filtrazione del materiale in una direzione, la EN 149 quanto entra nello spazio fra maschera e viso. Mettere a confronto un 98% di filtrazione batterica con un 6% di penetrazione del filtro non porta da nessuna parte: sono numeri di scale diverse, e nemmeno il complemento a cento li rende confrontabili.

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