Il cammino come funzione, non come gesto
La deambulazione è il modo in cui si compie la locomozione consueta dell’uomo, quella a piedi: la lessicografia medica italiana la definisce così e la chiama anche andatura o cammino, prodotta dal movimento alterno e ritmico degli arti inferiori nel bipede. Alterno perché le due gambe non fanno mai la stessa cosa nello stesso istante, ritmico perché la sequenza si ripete uguale a sé stessa.
Nel linguaggio clinico la parola non nomina un singolo spostamento ma una funzione, e per questo si usa con aggettivi che ne descrivono lo stato: si dice deambulazione autonoma, assistita, incerta. Un referto che la registra non sta dicendo che qualcuno ha camminato, sta dicendo in che modo quella capacità si presenta.
Deambulare, camminare, andatura
Le tre parole non sono intercambiabili, anche se i dizionari le danno vicine. Camminare descrive l’azione nel linguaggio comune. Deambulare la descrive come funzione motoria, ed è per questo che si trova nei referti e non nella conversazione. Andatura, in ambito clinico, indica il modo particolare in cui quella funzione si realizza in una persona, cioè lo schema riconoscibile del suo passo.
La distinzione ha una ricaduta concreta: si può camminare senza che la deambulazione sia normale, e la valutazione clinica riguarda la seconda cosa. Da qui l’abitudine di descriverla con misure invece che con aggettivi.
Il ciclo del passo della deambulazione
L’unità con cui si misura il cammino non è il passo ma il ciclo, che va dal contatto di un piede al suolo al contatto successivo dello stesso piede. Dentro un ciclo ci sono due passi: il passo è la distanza fra l’appoggio di un piede e quello del piede opposto, mentre il ciclo intero corrisponde alla falcata, cioè al percorso compiuto dal piede fra due suoi contatti consecutivi. Confondere le due unità dimezza o raddoppia ogni numero che segue, ed è l’errore più frequente nella lettura di una misurazione.
Il ciclo si esprime in percentuale, da zero a cento, e non in secondi: così le misure di persone che camminano a velocità diverse restano confrontabili.
Appoggio, oscillazione e doppio appoggio
Il ciclo si divide in due fasi. Nella fase di appoggio il piede è a contatto con il suolo, e occupa circa il sessanta per cento del ciclo; nella fase di oscillazione il piede è sollevato e avanza, e occupa il restante quaranta. Ciascuna si articola a sua volta: l’appoggio in contatto iniziale, risposta al carico, appoggio intermedio, appoggio terminale e pre-oscillazione; l’oscillazione in iniziale, intermedia e terminale.
Poiché ciascun arto sta a terra per il sessanta per cento e i due arti sono sfasati di mezzo ciclo, esistono due intervalli di doppio appoggio, in cui entrambi i piedi toccano il suolo insieme, uno all’inizio e uno alla fine della fase di appoggio. Ciascuno dei due dura all’incirca il dieci o dodici per cento del ciclo. È la caratteristica che separa il cammino dalla corsa: nel cammino esiste sempre un momento a doppio appoggio e non esiste mai un momento in cui nessun piede tocca terra, nella corsa avviene l’opposto. Al crescere della velocità il doppio appoggio si accorcia, e quando arriva a zero non è più deambulazione.
I parametri della deambulazione: cadenza, lunghezza, velocità
Tre grandezze bastano a descrivere quantitativamente un cammino, e sono legate fra loro.
- La cadenza, cioè quanti passi si compiono in un minuto. Nei giovani adulti i valori medi riportati stanno fra centoquindici e centoventi passi al minuto.
- La lunghezza della falcata, cioè lo spazio percorso in un ciclo intero: negli adulti sani i valori medi riportati vanno da un metro e mezzo a un metro e settanta.
- La velocità, che è il prodotto delle due precedenti. La velocità spontanea negli adulti sani fino a cinquantanove anni è di circa un metro e quaranta al secondo, e scende con l’età fino a una media intorno allo zero e novantacinque oltre gli ottant’anni.
Sono valori medi di popolazione misurati in studi, non soglie: servono a dare l’ordine di grandezza e a capire quale delle tre grandezze si è modificata, perché la stessa velocità si può ottenere con passi lunghi e lenti oppure corti e frequenti, e le due cose non si equivalgono.
Dagli ausili per la deambulazione alla classificazione ISO
Gli ausili intervengono su questo schema aggiungendo punti di contatto con il suolo. Un bastone porta a terra un terzo appoggio e permette di trasferire su un arto superiore una parte del carico; un tripode o un quadripode fanno lo stesso allargando la base di quel terzo appoggio; una stampella impegna anche l’avambraccio o l’ascella e sposta più carico; un deambulatore aggiunge un telaio che tocca il suolo in quattro punti e riduce le fasi in cui il peso resta su un piede solo. Nessuno di questi oggetti agisce sulla funzione: cambiano la geometria degli appoggi, e la persona cammina dentro quella nuova geometria.
La classificazione internazionale li ordina proprio secondo le braccia impiegate. La ISO 9999, settima edizione del 2022, raccoglie gli ausili nella classe 12, dedicata alla mobilità personale e ai trasporti, e la suddivide fra quelli per il cammino non manovrati con le braccia, quelli manovrati con un braccio solo, quelli manovrati con entrambe le braccia e gli accessori. Per la seconda famiglia esiste una serie di requisiti e metodi di prova, la ISO 11199, articolata in telai per il cammino nella parte 1, deambulatori con ruote nella parte 2 e tavoli per il cammino nella parte 3: le parti 1 e 2 sono nell’edizione del 2021, e alla seconda si aggiunge una modifica del 2024 che rimuove i requisiti sui freni.