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Glossario

Classe 1 IM

Il gradino migliore di una scala a tre

La classe 1 IM è il livello più severo della classificazione italiana di reazione al fuoco dei mobili imbottiti. I gradini sono tre e si scrivono 1 IM, 2 IM, 3 IM; sotto il terzo c’è l’esito non classificabile, riservato ai manufatti che non superano nemmeno il gradino più basso. L’ordine segue la partecipazione alla combustione, quindi il numero più piccolo è il risultato migliore: il contrario di quello che l’intuizione suggerisce a chi incontra la sigla per la prima volta.

Le due lettere finali stanno per imbottiti, e non sono un dettaglio ortografico: segnano che questa scala vive per conto suo. Non è la scala italiana dei materiali, quella numerata da 0 a 5, e non è nemmeno quella delle euroclassi europee, che riguardano i prodotti da costruzione. Un tessuto può portare la classe 1 e un divano la classe 1 IM: sono due dichiarazioni distinte, ottenute con prove distinte, e non esiste un modo di convertire l’una nell’altra.

La classe appartiene al manufatto, non al tessuto

Il punto che decide tutto il resto sta nella definizione di mobile imbottito usata dal metodo di prova: un manufatto destinato a sedersi, costituito da rivestimento, interposto, imbottitura e struttura, dove qualunque componente può mancare tranne l’imbottitura. L’interposto è lo strato che sta fra il rivestimento e l’imbottitura, la struttura è il componente rigido di supporto. Il provino riproduce quell’insieme, con il suo rivestimento e la sua imbottitura montati come nel prodotto vero.

La conseguenza è netta: la classe è dell’accoppiamento, non dei pezzi. Una schiuma classificata 1 IM e un tessuto classificato 1 IM, messi insieme, non danno automaticamente un imbottito 1 IM, perché quello che brucia è la combinazione. Nell’altro verso, una circolare del 1985 ha stabilito quali caratteristiche non incidono: le prove riguardano imbottitura, interposto e rivestimento, mentre il materiale della struttura di supporto, la dimensione, la forma, il colore e il disegno del tessuto non influiscono, e l’omologazione si può estendere a modelli che differiscono solo per quei parametri. Cambiare la fodera con un tessuto diverso, invece, porta fuori dalla classificazione.

La prova a piccola fiamma

Il metodo di prova è la UNI 9175, nell’edizione pubblicata l’8 luglio 2010, che descrive la valutazione della combustione dei manufatti imbottiti in presenza o meno di fiamma e di incandescenza. Il nome per esteso dice il principio: reazione al fuoco di mobili imbottiti sottoposti all’azione di una piccola fiamma.

Non si tratta di un incendio simulato, ed è una differenza che cambia il significato del risultato. La sorgente di innesco è di potenza limitata, applicata al provino per tempi crescenti, e si osserva se la combustione prosegue da sé una volta tolta la fiamma, per quanto tempo, e se compaiono incandescenza o gocciolamento. La prova descrive quindi il comportamento nella fase iniziale di un incendio, quella in cui un manufatto può ancora spegnersi da solo: dice come risponde a una sigaretta o a un fiammifero, non che cosa fa dentro un locale già in fiamme. Il metodo era nato prima con un’altra sigla, CSE RF 4/83, ed è quello richiamato dal decreto che ha istituito la classificazione.

Il decreto, l’omologazione, il marchio

La cornice è il decreto ministeriale del 26 giugno 1984, Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 234 del 25 agosto 1984 in supplemento ordinario, poi modificato dal decreto del 3 settembre 2001 e dal decreto del 14 ottobre 2022.

Il decreto non si limita a definire le classi: costruisce una procedura. Il prototipo viene provato da un laboratorio autorizzato, che rilascia il certificato di prova; il Ministero dell’Interno emette l’atto di omologazione, che autorizza la riproduzione del prototipo prima della sua immissione sul mercato; il produttore appone sul manufatto un marchio di conformità indelebile che riporta il proprio nome o segno distintivo, l’anno di produzione, la classe di reazione al fuoco e gli estremi dell’omologazione, e accompagna la fornitura con una dichiarazione di conformità al prototipo omologato. Una classe dichiarata senza questi riferimenti non è una omologazione: è un’affermazione.

Dove la classe 1 IM è richiesta

La classificazione vive perché delle regole tecniche la richiamano. Per le strutture sanitarie pubbliche e private, la regola tecnica di prevenzione incendi approvata con il decreto del 18 settembre 2002 prescrive che poltrone letto e divani letto siano di classe 1 IM. Una circolare dei vigili del fuoco del 16 ottobre 2002 ha poi chiarito come si applica: per divano letto e poltrona letto si intende il mobile imbottito nel cui interno può prendere posto un materasso separato già omologato, e in quel caso l’omologazione viene rilasciata al prodotto privo del materasso, che ha un certificato suo. Se invece il materasso costituisce seduta e schienale, il manufatto si prova nelle due condizioni e gli si assegna la classe peggiore fra i risultati.

Su lettini, poltrone e sedute destinati a questi ambienti la classe compare di solito accanto al materiale del rivestimento, per esempio una similpelle, ed è la ragione per cui la sigla si incontra molto più spesso in ambito sanitario e alberghiero che altrove.

Che cosa la classe 1 IM copre, e in quale forma

Il perimetro è più largo delle poltrone. Accanto ai mobili imbottiti destinati a sedersi, le procedure italiane hanno esteso la stessa impostazione a materassi, guanciali e supporti imbottiti per materassi, ciascuno con le proprie note ministeriali. Restano però oggetti distinti: in un divano letto che ospita un materasso sfilabile il mobile e il materasso hanno due certificati separati, e la dichiarazione dell’uno non copre l’altro. Chi acquista un manufatto e un materasso da fornitori diversi si ritrova con due documenti che vanno chiesti entrambi.

C’è poi un aspetto che sfugge a chi legge la sigla come se fosse una misura fatta sull’esemplare che ha davanti. L’omologazione riguarda un prototipo; gli esemplari prodotti dopo sono copie, e ciò che li lega al prototipo provato è la dichiarazione di conformità del fabbricante, non una nuova prova. Quando la produzione è una famiglia di modelli si può chiedere l’omologazione di serie, e in quel caso ogni modello va rappresentato nelle sue possibili configurazioni con disegni di piante, prospetti e sezioni: per divani letto e poltrone letto quei disegni devono mostrare anche dove si colloca il materasso e l’eventuale struttura che lo sostiene. È il livello di dettaglio che serve perché la classe di un prototipo possa valere per una gamma.

Resta un dettaglio di grafia che vale la pena conoscere, perché rende difficili le ricerche. La stessa classe si trova scritta in almeno tre modi nei documenti che la citano: 1 IM con lo spazio sui manufatti e nella letteratura tecnica, 1IM tutto attaccato nella circolare dei vigili del fuoco, 1.IM con il punto in altre pubblicazioni di settore. Sono la stessa classe.

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