GIPACK SRL
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In una cucina con raccolta organico separata, un sacco che cede, si fora o non tiene il volume previsto crea un problema immediato: fermo operativo, doppio sacco, più tempo per il cambio contenitore. GIPACK SRL risponde a questa esigenza con sacchi per rifiuti in materiale biodegradabile e compostabile, pensati per chi gestisce consumi regolari in ristoranti, bar, mense, catering, strutture ricettive e servizi di pulizia. La gamma GIPACK SRL a catalogo è concentrata su formati pratici, con rotoli da 10 pezzi e capacità diverse, utili per standardizzare il riordino e ridurre varianti inutili in magazzino.
Cosa propone GIPACK SRL
GIPACK SRL lavora su imballaggi in materie plastiche, sacchetti, film in biopolimero compostabile e prodotti monouso per alimenti, secondo i dati aziendali verificati. Attiva dal 2002 in Italia, la proposta presente a catalogo è focalizzata sui sacchi biodegradabili bianchi per la gestione dei rifiuti, con misure adatte sia ai contenitori più piccoli sia ai bidoni di maggiore capacità.
Tra gli articoli più richiesti rientrano i Sacchi Biodegradabili 50×60 Bianchi 30 LT in rotolo da 10 pezzi, indicati per cestini e punti di raccolta leggeri, i Sacchi Biodegradabili 70×110 Bianchi 110 LT in rotolo da 10 pezzi, adatti a contenitori più capienti, e i Sacchi Biodegradabili 90×120 Bianchi 120 LT in rotolo da 10 pezzi, utili quando il volume giornaliero è alto e il cambio sacco deve restare semplice. La scelta del formato non dipende solo dai litri dichiarati: conta anche il tipo di rifiuto, il peso medio, la frequenza di svuotamento e lo spessore espresso in micron, dato tecnico da verificare quando il sacco deve reggere carichi più impegnativi.
Categorie principali
La presenza più coerente di GIPACK SRL è nella categoria sacchi per rifiuti, dove il buyer può valutare formati, capacità e destinazione d’uso in base ai contenitori già presenti in struttura. Per cucine, laboratori alimentari, refettori e servizi mensa, i sacchi biodegradabili sono spesso collegati alla raccolta della frazione organica e alla gestione quotidiana degli scarti di preparazione.
Per strutture con flussi più pesanti, come catering, hotel con più reparti o imprese di facility management, conviene guardare anche ai sacchi rifiuti professionali, dove capacità e resistenza incidono sul numero di sostituzioni durante il turno. Nei contesti con cestini da ufficio, camere, piccoli locali di servizio o aree comuni, la scelta può orientarsi sui sacchi rifiuti domestici, più adatti ai volumi contenuti. La gamma si inserisce inoltre nelle forniture di pulizia professionale, perché il sacco rifiuti non è un accessorio marginale: è parte della procedura di svuotamento, riordino e mantenimento dell’igiene.
Per chi è pensata la gamma GIPACK SRL
I prodotti GIPACK SRL sono pensati per buyer che devono acquistare sacchi in modo ripetitivo, senza cambiare formato a ogni ordine. In un ristorante con bidoni dedicati all’umido, il 30 litri può coprire le postazioni di preparazione o i cestini sottolavello, mentre i 110 e 120 litri sono più adatti a retrocucina, aree lavaggio, depositi o punti di raccolta centralizzati. In una mensa o in una RSA, la disponibilità di più capacità aiuta a distinguere reparti, locali di servizio e aree comuni, evitando sacchi sovradimensionati dove non servono.
Per chi lavora secondo procedure HACCP, il sacco corretto semplifica la separazione dei flussi e riduce il rischio di gestione disordinata degli scarti. Non sostituisce le regole interne, ma rende più lineare l’operatività: formato coerente con il contenitore, rotolo facile da distribuire, cambio rapido a fine turno. Se il sacco è destinato a rifiuti organici o a materiali conferiti in filiere specifiche, è prudente controllare le schede prodotto e gli eventuali riferimenti alla norma EN 13432 per i materiali compostabili.
Domande frequenti
I litri dichiarati indicano il volume del sacco, non la sua resistenza: due sacchi della stessa capacità possono comportarsi in modo diverso se destinati a scarti leggeri come carta oppure a residui più pesanti o taglienti. Per la raccolta organica, dove il peso specifico è alto e il rischio di strappo è concreto, conviene controllare lo spessore indicato in scheda tecnica prima di scegliere solo in base al formato. Se il sacco si rompe durante il trasporto verso il punto di raccolta, il problema non è la capacità sbagliata ma il materiale non adatto al tipo di rifiuto conferito.
Le due misure più grandi della gamma sembrano vicine sulla carta, ma la differenza utile riguarda il contenitore a cui sono destinate più che il numero di litri in sé. Un bidone con bordo alto o un carrello di raccolta più profondo può richiedere il formato maggiore per evitare che il sacco scivoli verso l'interno durante il riempimento, lasciando spazio non sfruttato. Prima di standardizzare su un solo formato tra i due, misura l'altezza del contenitore in uso: un sacco troppo corto si stacca dal bordo, uno troppo lungo si accumula sul fondo e complica la chiusura a fine turno.
Il bianco rende più facile individuare corpi estranei nella frazione organica prima della chiusura, un vantaggio pratico durante il controllo visivo in cucina o al punto di raccolta. Non è però un colore universale per la raccolta differenziata: le regole su quale tinta usare per quale flusso cambiano da comune a comune e da gestore a gestore. Prima di adottare questo formato come standard su più sedi, verifica se il colore bianco corrisponde già alla convenzione locale per l'organico oppure se la struttura deve comunque etichettare il bidone in altro modo per restare in regola.
Il rotolo da 10 pezzi tiene la scorta divisa in piccole unità facili da distribuire tra le postazioni, invece di un pacco unico da aprire e richiudere più volte durante il turno. Per chi gestisce più punti di raccolta nella stessa cucina o struttura, questo formato riduce gli sprechi legati a un pacco lasciato aperto e permette di calcolare il consumo medio per rotolo, utile per programmare il riordino. Il formato piccolo si presta anche a essere tenuto vicino al punto d'uso, senza dover spostare confezioni ingombranti tra un reparto e l'altro durante il servizio.
No, sono due proprietà diverse anche se spesso vengono usate insieme nella stessa scheda prodotto. Biodegradabile indica che il materiale si decompone nel tempo, ma non dice in quanto tempo né in quali condizioni. Compostabile è una qualifica più precisa, legata alla norma EN 13432, che stabilisce tempi e condizioni di degradazione compatibili con un impianto di compostaggio industriale. Per un buyer che deve giustificare la scelta a un cliente o a un controllo interno, cercare il riferimento esplicito alla norma sulla confezione è più utile che fidarsi della sola parola compostabile scritta come claim generico.