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Glossario

BGA

Tre lettere per un ufficio federale che non esiste più

BGA è l’abbreviazione di Bundesgesundheitsamt, l’ufficio sanitario federale della Germania. Fu istituito con una legge del 1951 ed entrò in funzione nel 1952, erede della struttura sanitaria imperiale nata nel 1876, e per quarant’anni ha riunito ricerca, vigilanza e valutazione in materia di salute pubblica.

Venne sciolto il 30 giugno 1994 con una legge dedicata ai suoi enti successori, dopo il caso degli emoderivati contaminati dal virus HIV. Le competenze si divisero in tre: l’istituto federale per i farmaci e i dispositivi medici, il Robert Koch Institut per le malattie infettive e un istituto per la tutela della salute dei consumatori e la medicina veterinaria; l’istituto che si occupava di igiene dell’acqua, del suolo e dell’aria passò invece all’ufficio federale dell’ambiente. L’istituto per i consumatori, a sua volta, è stato diviso nel 2002 fra l’istituto federale per la valutazione del rischio e l’ufficio federale per la tutela dei consumatori e la sicurezza alimentare.

La sigla, però, è rimasta in circolazione. Non come nome di un ente, ma come etichetta di un corpo di documenti tecnici che quell’ente aveva prodotto e che gli è sopravvissuto.

Le raccomandazioni numerate in cifre romane

Dal 1958 l’ufficio ha pubblicato una serie di raccomandazioni sui materiali destinati al contatto con gli alimenti, una per famiglia di materiali, contrassegnate da un numero romano. Per molto tempo sono state chiamate raccomandazioni sulle materie plastiche, perché agli inizi trattavano soprattutto quelle. La numerazione arriva oltre il cinquanta ed è discontinua: alcuni numeri sono stati ritirati e non riassegnati, e nell’elenco restano dei buchi che raccontano la storia della serie meglio di qualsiasi indice.

Ogni raccomandazione ha la stessa impostazione: elenca le sostanze di partenza ammesse per quel materiale, gli ausiliari di lavorazione che possono restare nel prodotto finito e le quantità massime, e in certi casi impone prove di rilascio. Il testo di riferimento è quello tedesco, e le traduzioni inglesi portano in testa l’avvertenza che fa fede il solo originale.

I metodi di prova, invece, stanno altrove. Sono raccolti in una seconda serie, le comunicazioni sull’esame delle materie plastiche, anch’esse numerate progressivamente e uscite sul Bundesgesundheitsblatt, il bollettino sanitario federale: il testo sui siliconi rimanda alla quarantatreesima comunicazione, del 1979, per la ricerca di certi prodotti di reazione, e alla cinquantottesima, del 1997, per una prova sul finito; quello sui coloranti alla ventiquattresima, del 1972. Tenere separato che cosa sia ammesso da come lo si verifica permette di aggiornare l’uno senza riscrivere l’altro, e spiega perché documenti degli anni settanta siano ancora citati per esteso in testi rivisti da poco.

La serie è oggi mantenuta e aggiornata dall’istituto federale per la valutazione del rischio, che ne ha ereditato la cura: i documenti hanno cambiato intestazione senza cambiare numerazione. È la ragione per cui la stessa raccomandazione si trova citata con due sigle diverse a seconda dell’anno in cui la scheda tecnica è stata scritta.

BGA XV, la raccomandazione sui siliconi

Il numero XV riguarda i siliconi, cioè gli organopolisilossani, ed è articolato in tre sezioni: oli siliconici, resine siliconiche ed elastomeri siliconici. Ognuna elenca i polimeri di partenza ammessi e gli ausiliari tollerati nel finito, con i tetti relativi.

Guardata da vicino, la sezione sugli elastomeri mostra bene che genere di documento sia una raccomandazione. Non descrive un manufatto e non gli chiede una prestazione: nomina sostanze e pone soglie di cessione. Mette un tetto in milligrammi per chilogrammo al catalizzatore metallico che resta nel pezzo, pretende che certi prodotti di reazione del reticolante non siano più rintracciabili con il metodo indicato, e tiene entro frazioni di punto percentuale quanto il materiale può liberare. Una sezione a parte, con soglie più strette, è dedicata a tettarelle, succhietti e anelli da dentizione, cioè agli oggetti che finiscono in bocca a un lattante.

Il testo, poi, non sta in piedi da solo. Rimanda ad altri numeri della stessa serie per le materie che entrano nel manufatto, dalle dispersioni plastiche alle paraffine dure alle cariche minerali, e rimanda al regolamento europeo sulle materie plastiche a contatto con gli alimenti per le restrizioni su singole sostanze. Chi apre un solo numero ne ha in mano un frammento.

È il documento che compare sulle schede dei tubi in silicone di grado medicale, di regola accanto ai riferimenti della farmacopea statunitense ed europea e alle norme DIN. Vale la pena notare che il perimetro dichiarato è il contatto con gli alimenti: una raccomandazione di quella serie parla di che cosa un materiale possa cedere, non dell’impiego clinico dell’oggetto che se ne ricava.

BGA IX, i coloranti per le materie plastiche

Il numero IX riguarda i coloranti impiegati per colorare materie plastiche e altri polimeri destinati a oggetti d’uso. L’impostazione è diversa da quella delle raccomandazioni sui polimeri: invece di una lista chiusa di sostanze ammesse pone una condizione di comportamento, cioè che nell’uso previsto il colorante non passi negli alimenti in quantità visibile, e la accompagna con requisiti di purezza, tetti sui metalli pesanti e restrizioni sulle ammine aromatiche primarie e sui coloranti azoici.

Il rimando a questo numero su una scheda di un manufatto trasparente e incolore può sembrare fuori posto. Non lo è: la raccomandazione copre l’intera preparazione colorante, veicoli compresi, e viene richiamata anche quando la colorazione si riduce a pigmenti bianchi o a stabilizzanti che rientrano nel suo perimetro.

Che valore ha oggi una raccomandazione BGA

Non è una norma di legge, e il testo lo dichiara apertamente. Le raccomandazioni rappresentano lo stato dell’arte scientifico ed espongono i criteri con cui si dimostra la conformità a obblighi generali che stanno altrove: il codice tedesco degli alimenti e dei mangimi da un lato, l’articolo 3 del regolamento europeo sui materiali a contatto con gli alimenti dall’altro. Chi si attiene alla raccomandazione ha una via riconosciuta per sostenere quella conformità; chi se ne discosta deve dimostrarla in un altro modo.

Sulle schede tecniche la citazione compare spesso con l’aggiunta di una parte A o B. Quella suddivisione non corrisponde all’articolazione attuale dei testi, divisi per sezioni di materiale, e va letta come un riferimento ereditato da edizioni precedenti.

BGA fuori dalla sanità tedesca

Tre lettere sono poche, e questa combinazione è occupata da altro. In elettronica BGA sta per ball grid array, un contenitore per circuiti integrati in cui i contatti non sporgono dai lati ma sono sferette di lega saldante disposte a scacchiera sotto il corpo del componente: un significato che con la sanità non ha alcun rapporto e che domina i risultati di ricerca in ambito tecnico.

Il criterio per distinguere è il contorno della citazione. Se accanto alla sigla c’è un numero romano, e attorno compaiono farmacopee, norme DIN e limiti di rilascio, si tratta della raccomandazione dell’ufficio sanitario tedesco. Se accanto ci sono passi in millimetri, numeri di sfere e profili di rifusione, si tratta del contenitore elettronico.

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